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NotizieInRete 364 - 19 gennaio 2014 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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Su Repubblica un articolo su un'esperienza di accoglienza Sprar della nostra rete a Lamezia Terme. Un racconto di come con caparbietà e coraggio è possibile costruire accoglienza, solidarietà e legalità contro ogni previsione. Una storia in cui l'intervento sociale diventa un germe di cambiamento sociale.

Socialize, incontro internazionale a Milano

29-31 gennaio, Idee in Rete verso il nuovo mandato

Sul progetto Socialize vi sarebbe da scrivere un libro! Finanziato dal programma comunitario AAL (Ambient Assisted Living) nel 2010, è finalizzato a realizzare soluzioni tecnologiche per facilitare la relazionalità delle persone anziane. Ma fino al dicembre 2014 (sì, non c'è un errore di battitura: oltre 4 anni!) è rimasto bloccato da una serie infinita di ritardi burocratici, rischiando più di una volta di essere cancellato.

Poi, circa un mese fa, appunto, la firma del contratto e ora l'incontro a Milano dei partner italiani (Idee in Rete, il capofila IRIS, il Politecnico di Milano, il CNR) ed europei (dalla Svizzera, dalla Spagna e dalla Germania).

Nei mesi scorsi, pur in assenza di formalizzazione, Idee in Rete aveva già provveduto a realizzare una parte significativa dell'analisi dei bisogni, che è stata presentata ai partner il 15-16 gennaio a Milano; ora protagonisti saranno i soggetti tecnologici del partenariato, cui competerà mettere a punto dispositivi e software, che poi le cooperative della rete contribuiranno a sperimentare prima della messa a punto finale.

 

L'odio per il bene

Tanto si sta leggendo in queste ore circa la liberazione delle due cooperanti italiane (qui la ricostruzione di quanto ha portato l'incredibilmente senatore Gasparri al suo noto cinguettio). Tra i tanti commenti ci piace segnalare l'articolo di Saviano "L'odio per il bene". Perché al di là di tutte le valutazioni di merito su cui si trova ampio dibattito, due aspetti colpiscono particolarmente. Il primo è la presunzione di un paese gerontocratico che considera i vent'anni come appendice d'infanzia; e su questo vi sarebbe molto da dire. Ma il secondo è il pregiudizio negativo verso la volontà di fare del bene, per cui chi lo compie deve probabilmente 1) avere secondi fini (cattivi: amico dei terroristi) 2) essere uno sprovveduto pasticcione . E poi, visto che donne, mosse anche dalla voglia di avventure. Se fossero stati due operai quarantenni intenti a lavorare per una ditta italiana nulla di tutto ciò si sarebbe detto e ci si sarebbe giustamente prodigati per la loro salvezza senza altri commenti. 

L'odio per il bene è di chi non sa proprio riconoscere che può esistere la volontà di fare qualcosa di utile per gli altri, non lo concepisce per se e quindi gli sembra inconcepibile - in assenza di secondi fini - per gli altri. Il Paese peggiore, purtroppo tanto diffuso, uno dei pezzi d'Italia da abbattere se si vuole ripartire. 


E a questo proposito: sono di queste ore le notizie di ulteriori sviluppi delle inchieste romane che coinvolgono cooperative sociali. Difficile esprimersi nel merito, cosa che richiederebbe la disponibilità di informazioni e materiali specifici. Certo è che, insieme ad accuse da meglio comprendere e verificare, emerge chiaramente da atti, articoli e commenti il medesimo odio - o per lo meno "sospetto" - per il bene. Questo il comunicato di uno dei soggetti coinvolti.

Dal 29 al 31 gennaio, a Roma, dirigenti di Idee in Rete attuali e futuri al lavoro in vista del rinnovo delle cariche sociali del giugno prossimo. 35 partecipanti e tante sessioni di lavoro sia interne sia con contributi esterni e soprattutto molta possibilità di "fare squadra".

Rispetto agli ospiti esterni, Giuseppe Guerini contribuirà a tracciare gli scenari in cui il nuovo dirigente è chiamato ad operare; Ivana Pais, dell'Università Cattolica di Milano, condurrà un laboratorio teso a contaminare la cooperazione sociale con quanto si sta sviluppando nella sharing economy e Massimo Migliosi di Altagamma, accompagnato da Enzo De Bernardo, aiuterà i presenti a ragionare su come le imprese ordinarie vedono la cooperazione sociale.

E poi vi saranno i momenti di discussione interna sulle strategie, sui servizi ai soci, sull'organizzazione.

Si tratta di un momento centrale della vita del consorzio, che va verso il cambiamento generazionale necessario per continuare ad essere dinamica nel medio periodo, che non può che accompagnarsi ad un simile processo entro ciascuno dei consorzi associati. Insomma, rinnovamento o stasi, questo è il bivio!

 

Quando l'innovazione è veramente sociale

Insieme a tanti messaggi equivoci, arrivano talvolta notizie di innovazione autenticamente sociale.

E' il caso della notizia, riportata ad esempio da Redattore sociale di "Be my eyes", un'app con cui i ciechi possono "vedere", grazie ad una combinazione di tecnologia e solidarietà, qualcosa che sta loro vicino. 

Il funzionamento è semplice: ciechi e volontari si registrano attraverso l'app, quando la persona che non vede ne avverte la necessità - per vedere la data di scadenza di un alimento o di un farmaco, un prodotto al supermercato, o qualsiasi altra cosa - avvia l'app che cerca un volontario disponibile che vede attraverso la fotocamera del cellulare l'oggetto in questione e può fornire l'aiuto richiesto.

Perché l'innovazione tecnologica in questo caso agisce per potenziare una disponibilità, altrimenti latente, ad agire in favore del prossimo, costruisce un legame sociale prima non esistente e lo rende efficace.

Ora si tratta di verificare se nei diversi Paesi si troveranno volontari disponibili a offrire questo tipo di supporto. Ma in ogni caso non si può che apprezzare questa iniziativa.

   

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