Iscrivimi a NotizieInRete - Invia NotizieInRete ad un amico - Non vedo bene NotizieInRete, la consulto su web -

NotizieInRete 365 - 26 gennaio 2014 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

info@ideeinrete.coop - www.ideeinrete.coop

Aderente a

Da non perdere

NotizieInRete 150 anni di coesione e integrazione sociale

I quaderni di Idee in Rete

1 - Idee in Rete, l'impresa sociale che non ti aspetti

2 - Dal libro verde al libro bianco

3 - Rassicura

4 - La cooperazione sociale in ambito sanitario

A portata di mano

I soci e le cooperative

Contatti e Amministratori

Lo statuto e Il regolamento

Bambini

"A circa 63 milioni di adolescenti tra i 12 e i 15 anni viene negato il diritto all'istruzione, secondo il nuovo rapporto congiunto elaborato dall'UNESCO e dall’UNICEF".

"1 bambino ogni 5 nel mondo ancora non ha accesso ai vaccini. Ogni anno 1,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono infatti ancora per malattie prevenibili ed evitabili grazie ai vaccini." dice SaveThChildren.

E poi, vicino a noi, i tanti dati sui bambini in Grecia del Dossier Caritas e l'ILO che nel suo Rapporto ricorda come "I giovani lavoratori tra i 15 e i 24 anni sono particolarmente colpiti dalla crisi, ... e un ulteriore aumento della disoccupazione è previsto per i prossimi anni"

Tutte notizie di questa settimana.

Carlo Borzaga: per non fare (troppa) confusione

29-31 gennaio, Idee in Rete verso il nuovo mandato

Pubblichiamo un contributo inviato da Carlo Borzaga e tratto dalla rivista Cooperazione Trentina. 

 

L'indagine in corso a Roma, che vede coinvolte anche alcune cooperative sociali, sta mettendo a dura prova la reputazione del modello forse più innovativo di impresa sociale, quello della cooperazione sociale di inserimento lavorativo. Un danno reputazionale incalcolabile, dovuto però non soltanto ai fatti in sé - esecrabili sotto tutti i punti di vista - ma soprattutto a come sono stati utilizzati da un sistema di media e da una classe politica che in tutti questi anni hanno dedicato pochissima attenzione a questi soggetti e alle loro attività, e che adesso intervengono, valutano, giudicano e fanno proposte sulla base di semplici impressioni o per sostenere proprie tesi preconcette. Lo dimostrano i dibattiti in televisione, gli articoli di stampa, dove il presidente di una cooperativa che - per quanto grande - rappresenta poco più di sé stessa, è variamente definito come il "ras delle cooperative" o "l'uomo al vertice delle cooperative sociali romane". Così come lo dimostrano anche gli interventi di illustri politici, alcuni dei quelli hanno proposto con un emendamento alla legge di stabilità ... di proibire alle amministrazioni pubbliche il ricorso ad affidamenti diretti anche per importi sotto soglia, ma non in generale, bensì per le sole cooperative sociali. Il rischio che queste analisi superficiali mettano in discussione il modello stesso della cooperazione sociale di inserimento lavorativo è del tutto evidente. Sono in molti a ritenere, ad esempio, che il mancato rinnovo senza motivazione da parte del Ministero della Giustizia dell'affidamento a cooperative tra detenuti di alcuni servizi in 10 carceri - dopo una sperimentazione decennale che ha dato risultati da tutti ritenuti positivi - sia una delle prime conseguenze concrete dei fatti di Roma. Questo pericolo va contrastato con forza, come hanno fatto i vertici della Lega e dell'Alleanza di cui va apprezzata soprattutto la volontà di rivedere le modalità di governance onde evitare che casi simili si ripetano. Ma va anche e prima di tutto dimostrato che lo scandalo romano non è rappresentativo del fenomeno della cooperazione sociale e che le cause ultime che lo hanno determinato vanno cercate soprattutto fuori della cooperazione stessa. Per ridimensionare la rilevanza del caso romano basta ricordare un po' di dati sulla cooperazione sociale, cosa che peraltro nessun organo di stampa ha ancora fatto. Le cooperative sociali in Italia sono ad oggi quasi 13.000, garantiscono servizi a oltre 7 milioni di persone, danno lavoro a oltre 360.000 persone di cui 40.000 svantaggiate e hanno un fatturato complessivo superiore agli 11 miliardi di euro, di cui almeno il 70%, quindi oltre 9 miliardi, derivano da contratti con pubbliche amministrazioni. Quelle di inserimento lavorativo, che sono più di 5.000 si finanziano per quasi il 50% sul mercato privato. Come ricorsa Claudio Gatti sul Sole24 ore del 28 dicembre le cooperative di Buzzi hanno ottenuto dal Comune di Roma nel corso degli ultimi 20 anni 26 milioni in totale. La totale irrilevanza del "ras delle cooperative" è del tutto evidente. Ma c'è di più. Di questi 9 miliardi la stragrande parte è assegnata non a seguito di trattative dirette ma attraverso appalti, spesso molto competitivi e al massimo ribasso, che non generano certo le risorse per fenomeni di corruzione generalizzati. Quello che emerge dai dati è piuttosto che negli anni della crisi la cooperazione sociale ha contribuito direttamente a consentire la tenuta dell'offerta di servizi sociali a fronte delle crescenti difficoltà finanziarie della amministrazioni con cui avevano in essere contratti di fornitura, che spesso hanno chiesto loro di erogare gli stessi servizi con meno di risorse o più servizi a risorse immutate. Esse hanno così aumentato l'occupazione e quindi l'offerta di servizi a scapito dei margini che si sono progressivamente ridotti da circa un centinaio a pochi milioni di euro. Dimostrando la loro vera natura di imprese che si fanno carico del perseguimento dell'interesse generale delle loro comunità. Per capire però cosa è successo e come è potuto succedere bisogna anche spostare l'attenzione dalle cooperative coinvolte ai comportamenti delle pubbliche amministrazioni. Specie dopo che è stato dimostrato che tutta la gestione dei centri di accoglienza è stata assolutamente non trasparente, e probabilmente truffaldina, indipendentemente dalle natura delle società chiamate a gestirli. Quello che i fatti di Roma mettono in luce infatti non è tanto il fallimento del modello della cooperativa sociale- e questo perché nessuna forma giuridica e nessun modello di governace possono da soli costituire un argine insuperabile contro la corruzione - bensì il fallimento delle modalità con cui le pubbliche amministrazioni a tutti i livelli selezionano e finanziano non solo le cooperative sociali, ma tutti i fornitori privati di beni e servizi di carattere sociale. E' infatti noto da tempo, ed è stato ribadito in una infinità di occasioni, che né gli appalti né la trattativa privata sono in grado di garantire la scelta dei migliori offerenti. Anzi, spesso portano a scegliere i peggiori, solo perché costano un po' meno, a discapito degli utenti dei servizi e spesso dei lavoratori. Inoltre bastano uno o pochi funzionari corrotti per aggirare la montagna di regole che governano queste procedure e che hanno, tra l'altro, costi proibitivi di implementazione. Occorre allora riflettere, e presto, su come cambiare le modalità di selezione dei fornitori di servizi individuandone di più trasparenti ed efficienti, come sono le forme di co-progettazione. In queste procedure il bando serve per individuare le strutture di offerta migliori e meglio attrezzate, mentre i servizi e il loro costo sono disegnati e decisi successivamente, in comune tra una unità di offerta - ma anche più di una se si ritiene che la collaborazione tra più unità con specializzazioni diverse possa aumentare la qualità dei servizi - e la amministrazione pubblica. E in cui questa non si limita come ora a garantire il finanziamento, ma segue l'evoluzione del progetto, se necessario concorda le modifiche e ne controlla l'attuazione. Sono modalità che non hanno necessariamente bisogno di tempi lunghi e possono quindi essere applicate sia nelle situazioni di emergenza che nelle normali procedure di assegnazione.

Saranno circa 45 i dirigenti vecchi e nuovi della nostra rete che parteciperanno alla tre giorni di lavoro di Idee in Rete a Roma.

Tre giorni per ragionare insieme su strategie, strumenti e servizi agli associati, in vista del rinnovo cariche che si terrà in sede di approvazione del bilancio 2014, tra importanti stimoli esterni, gruppi di lavoro e momenti di sintesi. Un momento importante per una rete viva che guarda con fiducia al futuro. [visto che siamo tutti lì notizieinrete la prossima settimana tarderà qualche giorno...]

 

29 gennaio

15.00:   registrazione partecipanti

15.30:   Gianfranco Marocchi, introduzione ai lavori

16.00:   Enzo De Bernardo, Le prospettive di collaborazione tra Idee in Rete e Federsolidarietà

              Interventi dei partecipanti

16.30:   Massimo Migliosi, Altagamma, Come ci vedono le imprese for profit: come instaurare un rapporto costruttivo (e quali errori evitare)

              Interventi dei partecipanti

17.30:   Beppe Guerini: Il decalogo per il dirigente di cooperativa

18.00:   Interventi dei partecipanti

19.00:   Conclusione dei lavori

20.00:   Cena

 

30 gennaio

9.30:     Ivana Pais, Università Cattolica di Milano, conduce una mattinata di lavoro su prospettive di integrazione tra  imprenditorialità sociale e sharing economy

13.00:   Pranzo

14.30:   Lavori di gruppo

18.30:   Fine lavori di gruppo

20.00:   Cena

 

31 gennaio

9.30:     Plenaria e conclusioni

12.45:   Fine lavori

Cosa succede in Grecia

Si affolleranno, in queste ore, i commenti sulle elezioni greche, ovviamente con segno molto diverso a seconda degli orientamenti politici di ciascuno. Ma, prescindendo da questo tipo di valutazioni, può essere sicuramente utile partire da un dossier della Caritas Italiana pubblicato pochi giorni fa. Commentando gli esiti delle politiche conseguenti al piano di salvataggio, Caritas scrive: "Le conseguenze sul piano sociale furono (e sono disastrose)... lo scenario ... ci riporta alla mente molte situazioni simili vissute da tanti Paesi in via di sviluppo, impegnati a restituire ai creditori debiti impossibili, scaricando il costo di politiche scellerate su generazioni di cittadini e famiglie". Il dossier approfondisce poi le cifre della crisi, anche introducendo alcuni paralleli con la condizione italiana ed approfondendo in particolare le conseguenze sulla condizione giovanile. Insomma, comprendere la Grecia (anche) per comprendere l'Italia e le sue possibili evoluzioni.

Il dossier - Vedi anche qui

 

Prima che inizino le danze: cosa è prioritario unire?

Nei prossimi giorni avranno inizio i lavori per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Si tratta di un passaggio delicatissimo: perché in un Paese che fa fatica le istituzioni che maggiormente sono chiamate a rappresentare l'unità nazionale diventano centrali, perché si tratta dell'istituzione che ha subito una delle maggiori perdite di fiducia negli ultimi anni, perché le vicende di questa fase politica hanno dimostrato come non si tratti di una mera carica onorifica.

E' certo che deve trattarsi di persona in grado di unire e non di dividere, ma non è detto che chi avrà il compito di scrivere il nome sotto il catafalco abbia la lucidità di comprendere sino in fondo cosa sia prioritario unire.

Trovare una sintesi che unisca le istanze di alcune delle forze politiche presenti in Parlamento (PD e Forza Italia, stanti gli ultimi dati sull'affluenza alle urne, rappresentano insieme il 20% dell'elettorato) sarebbe un'operazione di basso profilo

Vi è invece un grande bisogno di una figura in grado di ridare fiducia nelle istituzioni, di farle sentire vicine anche agli italiani che oggi le detestano (che non votano, che non danno credito a nulla, nemmeno al proprio futuro), che sappia parlare un linguaggio non screditato in partenza.

Certo, è una sfida durissima e nessuno ha la formula sicura per vincerla. Ma il timore è che chi vota non ne percepisca nemmeno l'esistenza

   

Terzo settore - imprenditorialità sociale

Politiche sociali

Salute

Impresa

Lavoro

Italia