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NotizieInRete 384 - 13 luglio 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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ISNET, l'osservatorio sulle imprese sociali

Non c'è stato spazio per parlarne in questa news, ma lo faremo prossimamente. ISNET, partner di Idee in Rete in molte iniziative, ha presentato i dati dell'Osservatorio sulle imprese sociali, giunto alla nona edizione. Ne emerge una impresa sociale che, seppure affaticata rispetto al periodo pre - crisi, negli ultimi tre anni inizia di nuovo a guardare al futuro con prospettive di crescita e assicura una tenuta occupazionale. In futuro ulteriori approfondimenti.

EEPP e TS, consultazione sulle linee guida

Rirva, tempo di bilanci

Nei giorni scorsi l'ANAC ha diffuso due importanti documenti sui rapporti tra enti pubblici e terzi settore. Il primo è un parere rilasciato ad un piccolo comune campano relativa alle convenzioni ex art. 5 delle legge 381/1991. Il parere richiama in modo condivisibile ed esaustivo la normativa vigente in merito, con contenuti sovrapponibili a quelli evidenziati ad esempio nei volumi editi da Maggioli in collaborazione con ACI sul tema (vedi qui una presentazione).

Forse di ancora maggiore rilievo è l'indizione, da parte di ANAC, di una consultazione pubblica sulle "Linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali" (vedi la presentazione della consultazione e il documento base diffuso da ANAC; qui invece il modulo per l'invio di osservazioni, che dovranno essere di non più di 10 mila battute e che saranno pubblicate sul sito ANAC).

La consultazione, indetta il 6 luglio scorso, sarà aperta sino al prossimo 10 settembre

Al documento - accurato e condivisibile rispetto alla ricostruzione normativa - va riconosciuto un grande merito, quello di riportare alla memoria collettiva - armonizzandoli con il complesso delle normative in materia di affidamenti della pubblica amministrazione - il portato di una legge, la 328/2000, e soprattutto del d.p.c.m. del 30 marzo 2001 ad essa conseguente, che risultavano per lo più perduti nella memoria amministrativa del nostro Paese. La quota di enti locali o di aziende sanitarie che si rifacciano (come sarebbe corretto) a tali normative ed allo spirito che le informa è drammaticamente calato nel corso degli anni ed è curioso che a richiamare tali principi - sulla base di una mera lettura dello stato della vigente normativa - debba essere l'Autorità Anticorruzione e non - cosa mai avvenuta in questi quasi 15 anni, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o della Salute.

15 anni, appunto. E di qui le impressioni contrastanti che emergono dalla lettura del documento. 

Da una parte, letta oggi, l'impostazione culturale proveniente da un legge importante ma non così dirompente di 15 anni fa appaiono comunque stimolanti e innovativi rispetto ad una prassi che in molti casi si è appiattita su meri rapporti cliente - fornitore (talvolta valutato, da capitolato o nei fatti, meramente dal punto di vista di risparmio economico). Invece la partecipazione alla programmazione, la "piena espressione della capacità progettuale del terzo settore", la "co-progettazione", i "progetti sperimentali e innovativi", il divieto di aggiudicare al massimo ribasso, la preferenzialità per le procedure ristrette e negoziate esistono; vanno conciliate, certo, con le altre normative in merito all'affidamento di servizi, ma sono ampiamente richiamate dal documento ANAC. Quanti enti pubblici se ne ricordano ancora?

Dall'altra, il documento fa emergere, per contrasto, il vuoto desolante della politica. Il fatto che appaia come avanzata rispetto alla realtà una impostazione normativa di 15 anni orsono - per richiamare un aspetto, coeva ma non ancora informata all'art. 118 della Costituzione - è già significativo. La "riforma del terzo settore", nel testo approvato alla Camera dei Deputati, su questi temi (art. 4, comma 1, lettera m) dice poche cose o già note appunto dalla 328/2000 o piuttosto confuse. Idem, allo stato attuale il DDL sull'applicazione delle normative europee in tema di appalti e concessioni.

Delle prospettive più avanzate, sia in termini di ricerca che di prassi amministrativa locale, non se ne vede l'ombra.

NotizieInRete ne ha scritto più volte, così come Labsus, Euricse, Aiccon e tanti altri soggetti (vedi sotto), mentre più volte Federsolidarietà ha richiamato l'esigenza di conciliare il principio di competizione con quello di cooperazione nelle relazioni tra enti pubblici e terzo settore.

Ma fare sì che questi spunti diventino leggi e prassi comune dipende dal coraggio e dalla competenza dalla politica e alle amministrazioni locali. Che invece, senza un opportuno promemoria come quello di ANAC, rischiano di dimenticare anche i punti di arrivo di 15 anni fa.


Prende quota l'iniziativa "Stop alle false cooperative" promossa dall'ACI, che comprende una raccolta di firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare sul tema. Il sito comprende anche una rassegna di notizie sulla raccolta firme e sulle iniziative volte a tutelare l'autenticità cooperativa. E' presente anche una pagina facebook.

 


Con questo numero inizia la pubblicazione "estiva" di NotizieInRete che diventa, come di consueto e salvo numeri straordinari, quindicinale. Prossima newsletter il 27 luglio.

Con giugno 2015 si chiude il primo ciclo di programmazione del Fondo Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori che, in Italia, ha coinciso con la costruzione di un sistema per l’attuazione del Ritorno Volontario Assistito (RVA). Il convegno conclusivo del progetto RIRVA ha offerto la possibilità di alcuni bilanci.

Aspetti positivi: il ritorno volontario si è via via affermato, nel corso del tempo, come una valida opzione rispetto al rimpatrio forzato; e attorno a ciò è nata una rete, fatta in gran parte di impegno volontario da parte di oltre 300 organizzazioni che operano a favore dei migranti, che nel corso degli anni si è stabilizzata ed ha imparato ad operare in modo efficace.

Criticità: il nostro Paese non ha mai avuto una politica proprio sul ritorno, si è limitato a recepire, in modo più o meno puntuale, le indicazioni comunitarie in merito. Altri paesi hanno operato diversamente, promovendo misure proprie e utilizzando le risorse comunitarie in modo complementare.

Un esempio: i finanziamenti comunitari riguardano gli irregolari, mentre è consapevolezza comune che da almeno due anni molti tra coloro che vorrebbero tornare sono soggiornanti di lungo periodo che hanno perduto il lavoro e che sono destinati, in assenza di aiuto, ad ingrossare le file degli assistiti, con con un esito personale degradante e con un risvolto di maggior spesa pubblica rispetto a quella che si determinerebbe con apposite iniziative di sostegno al ritorno in patria. Nel corso del convegno conclusivo ad esempio si è ascoltata l'esperienza spagnola che, grazie  questa capacità di lettura, ha realizzato numeri molto più alti di ritorni volontari rispetto all'Italia.

Ancora indietro anche il dibattito sul rapporto tra ritorno e co-sviluppo, su cui pure RIRVA ha posto l'accento in questi ultimi due anni.

E infine, una nota sul futuro della rete RIRVA. In sintesi: l'attuale ciclo di programmazione è terminato; nuove eventuali iniziative contenute in una proposta di programma redatto alcuni mesi orsono da parte del Ministero dell'interno sono in fase di valutazione da parte della Commissione Europea. Una volta eventualmente approvate nell'attuale formulazione, affideranno la prosecuzione delle azioni di promozione del ritorno volontario ad un Tavolo istituzionale partecipato dalle Regioni. In questo processo, di cui non è dato conoscere i tempi, vi è un aspetto in fondo poco rilevante, che è il ruolo di chi oggi gestisce, con risorse minime, la rete; e ve ne è un altro invece di grande importanza, che è il concreto rischio che i meccanismi di relazione costruiti in sei anni tra trecento soggetti in tutte le regioni italiane, nonché i punti di riferimento come il numero verde, cadano nel corso dei mesi in desuetudine. Chiunque sarà incaricato di promuovere una rete sul ritorno - se vi sarà - dovrà ripartire quasi da zero.

A fronte di questo esempio di limitata capacità di visione della politica, va invece rimarcata, in primo luogo da parte di Idee in Rete, che nelle ultime tre annualità è stato capofila del progetto, la gratitudine verso le tante organizzazioni che compongono la rete e che, senza alcun beneficio economico, la hanno animata per la sola volontà di offrire un servizio ai migranti. Anche per questo, sia da parte di Idee in Rete che da parte delle altre organizzazioni del partenariato, si farà il possibile, pur in assenza di risorse, per tenere viva la rete, seppure con un livello di attività minimo, in attesa delle evoluzioni connesse al nuovo ciclo di programmazione. 

 

I materiali del convegno di chiusura del progetto RIRVA

   

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