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NotizieInRete 385 - 27 luglio 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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La Biennale riparte

Riforma: avanti-non-importa-dove?

Il fotoreportage di Gabriella Giardielli

 

Il video di TwoDots Studio 

 

Il video di Fare comunità

 

La Brochure della 
Biennale della Prossimità

La prima reazione di chi era a Genova ed ora guarda foto o video della Biennale è "ma veramente abbiamo fatto tutto questo?"

Sì, perché non era possibile essere da tutte le parti nei momenti in cui il programma proponeva, in parallelo più eventi, ma soprattutto perché vi sono sfumature, volti, situazioni, fissate in queste immagini, che riescono a restituire in pieno quello che questo evento è stato: un segnale di cambiamento importante, che probabilmente farà vedere a chi c'era le cose in modo diverso d'ora in avanti, sia per quanto riguarda la propria presenza sul territorio, sia per il modo con cui raccontarla. 

E ora si va avanti!

Il 23 luglio i promotori si sono ritrovati, prevedendo per il 1 ottobre una riunione a Milano desiderasse essere promotore della prossima Biennale. Si tratterà di aprire delle candidature, di individuare possibilmente entro fine 2015 il luogo, di rimettere in modo la macchina organizzativa, aggregando nuovi compagni di strada tra i promotori. 

Ma non staremo certo fermi due anni! 

Di qui alla prossima Biennale, siamo certi che vi saranno "giornate della prossimità" che raccoglieranno alcuni dei momenti più significativi dei tre giorni di Genova - i palchi per lo scambio di esperienze, la cena condivisa, i microfoni sulle piazze, l'animazione per strada - e li vorranno riproporre nei propri territori.

E poi la Biennale va raccontata, sul sito e su altri luoghi, per cui, accanto alle descrizioni degli aderenti già presenti in brochure, si raccoglieranno gli interventi di prossimità presenti a Genova per farne patrimonio comune.

Insomma, la Prossimità c'è e riparte!

Rimani sintonizzato su http://prossimita.net 


Vedi qui sotto alcuni degli articoli pubblicati sull'evento

 

Il Sole 24 Ore

Volontariato oggi

Primo Canale

Promogenova

Il torneo di calcio

Vita

Promogenova - Galleria Fotografica

Liguria non profit

Compagnia di San Paolo

Comune di Genova

 

E molto altro: guarda La Biennale raccontata

Avanti tutta, sembrano dire riviste (1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8  - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18) e blogger, in apprensione per il rallentamento dei lavori sulla riforma del terzo settore al Senato, dove il termine per la presentazione degli emendamenti è rimandato a settembre. Si legge qua e là di non meglio identificate "forze della conservazione" (il sempre non meglio identificato "terzo settore tradizionale") che frenerebbero la riforma, spaventate dall'innovazione che tale legge porterebbe. Dando così buon gioco al Governo per rassicurare che no, la riforma la si vuol proprio far passare in fretta, al massimo con poche limature.

E' comprensibile che i ripetuti rinvii al Senato siano irritanti ma... è del tutto insignificante l'osservazione che, con buona pace degli "eminenti giuristi" (chi, per curiosità?), il testo uscito dalla Camera presenti problemi non secondari? Chi sostiene la necessità di una celere approvazione ne é consapevole?

Si vuole davvero distinguere il grano dal loglio? Si era partiti dicendo di separare il grano dal loglio, la mensa per i poveri dal circolo di golf. E ci si aspetterebbe di individuare nella delega criteri chiari per farlo, ma sfortunatamente non se ne trova traccia esplicita. A buon senso si direbbe: attività che rispondono a bisogni importanti fatte con modalità che determinino beneficio sociale. Se manca una delle due cose, no. Insomma, ospedale (anche non profit) con tariffe per soli ricchi no (manca il beneficio sociale), aranciata a basso costo acquistabile anche dai poveri nemmeno (non è un'attività che risponde a un bisogno importante, semmai è un articolo per hard discount). Presidio sanitario non profit che offra cure a chi ne è sprovvisto sì. Sulle attività si trova nelle delega qualche traccia (fatta maluccio, ne parliamo dopo), sul beneficio sociale no. Forse si sta fraintendendo la faticosa definizione di terzo settore che la delega propone (ma comunque, nel caso: le leggi non dovrebbero essere chiare e univoche oltre ogni dubbio? Forse, quando si fanno definizioni, un elenco di punti sarebbe meglio delle evoluzioni narrative...), ma nella delega così scritta circolo di golf e ospedale per ricchi rimangono parte terzo settore. Magari (forse) con minori benefici fiscali, ma di terzo settore. E' un punto secondario? Possiamo chiamarla riforma?

Sempre su grano e loglio: il fatto che con tutta la giusta enfasi sui controlli, conseguente anche ai fatti di cronaca, si escludano esplicitamente risorse per realizzarli, che non si tratti il tema dell'uso improprio del finto volontariato nella gestione di servizi, che nel parlare di affidamenti si ignori il dumping contrattuale (e - ma questo sarebbe un altro tema - in generale si tradisca su questo tema un approccio più conservativo rispetto a quello della consultazione ANAC!), non sembrano cose proprio marginali. 

Semplificazioni: una vera riforma dovrebbe ragionevolmente dire che le diverse forme di terzo settore si differenziano per vocazione, ma che poi il trattamento fiscale dipende da quello che fai. Se vendi, vendi. Il che vorrebbe dire mettere mano - unificandolo - a quel complicato castello che è nel nostro Paese la convivenza tra categorie civilistiche e fiscali, che invece la riforma sembra lasciare in vita, facendo riferimento alla persistenza degli "enti non commerciali" e non cimentandosi invece in criteri generali per la fiscalità del terzo settore.

E ancora: non si capisce bene, ma pare che permanga un doppio binario  sulle attività di utilità sociale: quelle del 155/2006, debitamente allargate, per le imprese sociali, qualcosa di non meglio precisato (l'elenco delle Onlus? Altro?) per il terzo settore. E così su altri aspetti. Al di là della mancata semplificazione... perché? In base a quale logica mai chiarita?

Sull'impresa sociale molto si è scritto, ma la domanda fondamentale resta: ma questa povera creatura, è di terzo settore - e quindi, salvo esplicite previsioni, ne condivide caratteristiche e vincoli - o meno? Se sì, perché ci si contorce a definirla, peraltro in modo piuttosto involuto, come soggetto a sé? Se no, si ha presente il danno che si sta portando? E comunque: non sarebbe meglio precisarlo senza ambiguità? E poi, sempre per parlare di semplificazioni: una disciplina dell'utile ispirata a quella della mutualità prevalente, cioè con percentuale massima e quota massima di utile distribuito, ma con tali parametri diversificati per forma giuridica, non sembra tanto una semplificazione. Tra l'altro: per quale logica, diversificati?

Molto altro sul tema, a partire dalla collocazione impropria dell'impatto sociale anche nel dominio della "definizione" dell'impresa sociale oltre che in quello, corretto, delle verifiche, lo si tralascia, avendone già scritto in precedenti articoli (23 marzo16 marzo9 marzo 2015 - 20 agosto 2014).

E poi quella dizione pasticciata su servizio civile e difesa della Patria, il riferimento che ancora manca al servizio civile degli stranieri; una timidezza nell'affrontare temi, come quello dei CSV, che nell'occasione di una riforma così importante meriterebbe qualche riflessione in più. 
E qualcos'altro che per brevità qui si tralascia.

Insomma, sì, non perdiamo tempo, ma godiamoci il più possibile un po' di provvidenziale bicameralismo fin che c'è. 

 

 

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Ci piace pensare che job, opportunity, placement, innovation… non siano solo parole alla moda, ma che riguardino direttamente e prima di tutto i giovani, i loro progetti di vita e lo sviluppo delle imprese aderenti a Confcooperative. ... Coop4Job è l’iniziativa di Confcooperative per mettere al centro i giovani e le cooperative. ... Coop4Job è cooperazione e lavoro."

Così è raccontanto Coop4Job, il programma nato dalla collaborazione tra Confcooperative, Elabora, Fondosviluppo, Mestieri, Idea Lavoro, che mette a disposizione di chi è alla ricerca di un lavoro, a partire dagli iscritti a Garanzia Giovani, una rete di opportunità, a partire dalle 19 mila cooperative aderenti a Confcooperative, per continuare con gli sportelli di Idea Lavoro e Mestieri, espressioni delle due reti nazionali aderenti a Federsolidarietà Idee in Rete e CGM, i programma sostenuti da Confcooperative come Coop-up per il sostegno all'avvio di nuove imprese cooperative, fino al servizio civile.

 

   

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