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NotizieInRete 389 - 7 settembre 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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L'estate avrà portato consiglio?

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Riassunto delle puntate precedenti. La Camera ha licenziato un testo del DDL delega, passato all'esame del Senato; accanto ad alcuni rallentamenti tecnici, la vera questione consiste nel fatto che il testo della Camera, insieme agli aspetti condivisibili, contiene una quantità non indifferente di criticità, come scritto anche da NotizeInRete.

A fronte di ciò durante l'estate si sono confrontate le diverse posizioni, da quelle di Lepri, capogruppo al Senato, che ha cercato con forza di intervenire per modificare tali criticità, a quelle espresse dalla Camera che dovrà a sua volta esaminare il testo che uscirà dal Senato, al Governo. Oggi, giornata in cui scadono i termini per la presentazione di emendamenti, da quanto è possibile ricostruire, lo stato della discussione sembra essere il seguente.

Impresa sociale: a fronte di un testo uscito dalla Camera piuttosto pasticciato (alla base, non è chiaro se l'Impresa sociale sia o meno un'organizzazione di terzo settore) sembra esservi una disponibilità del Governo a rivedere in modo sostanziale il testo, caratterizzando in modo limpido l'impresa sociale come parte del terzo settore, con tutto ciò che ne consegue in termini di obblighi e caratteristiche.

Una definizione del beneficio sociale che permetta di "separare il grano dal loglio", a fronte di un testo che non fornisce criteri per identificare i soggetti che, oltre ad operare in settori di utilità sociale, lo fanno in modo (es. favorendone un accesso più ampio, valorizzando beni pubblici, ecc.) che corrisponde ad un interesse generale. Pare esservi una consapevolezza da parte del Governo sull'esistenza di questo problema e la volontà di approfondirlo; non è invece chiaro se ne deriverà un'effettiva disponibilità a mettere mano in modo opportuno all'articolato (se non all'art. 1, almeno all'art. 4, introducendo criteri per identificare l'interesse generale. Vedremo. 

Aspetti fiscali e semplificazioni: anche qui il dibattito assume aspetti un po' paradossali. Vi è consapevolezza che fare una riforma senza mettere mano al groviglio di definizioni fiscali e civilistiche tra loro non coincidenti e ai trattamenti fiscali differenziati sulla base della forma giuridica che aprono lo spazio a comportamenti opportunistici per inseguire le agevolazioni (il contrario di quello che prevedrebbe un approccio organico al terzo settore) rappresenterebbe una concezioni minimalista della riforma. D'altra parte emergono timori sul fatto che intervenire in un settore così delicato e complesso in seconda lettura (la Camera ha sostanzialmente bypassato la questione) potrebbe portare a rallentamenti dell'iter o a norme approssimative. Discorso simile per il rapporto tra questa normativa e le normative di settore, che il testo non affronta e che il Governo (di nuovo, interpretando la delega con una flessibilità un po' imbarazzante) forse a questo punto vorrebbe affrontare autonomamente in sede di decreti. Esito incerto, ma… come è possibile che per oltre un anno, sino all'approdo in Senato, la questione non sia stata esaminata, con l'esito di un testo che, con buona pace della riforma, sembra pensato per "lasciare tutto com'è"? E come leggere, alla luce di ciò, le tante campagne per approvare la legge, in fretta e comunque, come uscita dalla Camera?

Controlli: sì, forse, presi dalla foga dei fatti di cronaca, il tema dei controlli è stato inserito un po' ovunque ma in modo un po' disorganico, di questo vi è consapevolezza; probabilmente qualche intervento verrà fatto, auspicabilmente nel senso - anche questo coerente con l'idea di approccio organico - di connettere il sistema di controlli non alla forma giuridica ma a criteri trasversali alle forme di terzo settore (uso di fondi pubblici, ricorso alla fede pubblica, ecc.). Sembra esservi una apprezzabile intenzione di integrare funzioni di controllo e autocontrollo e di promuovere il ruolo di organismi partecipativi per svolgere funzioni di controllo. Probabile qualche cambiamento al Senato.

Servizio civile: sembra esserci consenso per rimediare in modo soddisfacente alla strana definizione uscita dalla Camera, con un adeguato recupero delle radici nell'esperienza della difesa non armata della patria - oltre che della promozione dei valori costituzionali. Allo stesso modo sembra esserci apertura alla risoluzione in via normativa, una volta per tutte, del pasticcio relativo all'accesso dei giovani stranieri al servizio civile e ad una più razionale suddivisione di compiti tra livello centrale e regionale. 

Centri di servizio: tema non centrale per i cooperatori, ma vale comunque la pena di annotare la positiva scelta di far evolvere questi organismi, oggi governati da cordate aggiudicatarie di un bando, sulla base del principio della porta aperta, che porta ad una governance più partecipata e di rivedere l'architettura dei ruoli di controllo dei centri; qualche resistenza in più sulle proposte sulla loro libera costituzione, che pure li legittimerebbe ulteriormente. Adelante con (molto, molto) juicio, avrebbe scritto Manzoni.

 

A partire dal pomeriggio del 7 settembre , alcuni degli emendamenti presentati sui temi sopra richiamati

Difficile dire quale delle tante immagini di questi giorni intensi rimanga maggiormente nella memoria. Certo, quelle delle masse di disperati che per mare e per terra si muovono alla ricerca di salvezza. E poi le affermazioni odiose della peggiore politica italiana contro la "invasione di clandestini", culminate nei commenti farneticanti seguiti all'efferato omicidio per il quale è indiziato un ospite del CARA di Mineo (e pochi che vadano controcorrente e ci mettono la faccia per ristabilire un po' di sensatezza). E poi, pochi giorni dopo, la foto del piccolo Aylan che imprime un svolta addirittura alla politiche europee  auspicata da mesi e sino ad ora sempre negata, sino alla sospensione dell'ormai antistorico accordo di Dublino. Ma tutto questo è quanto questi tempi ci hanno abituato, con, nel male e nel bene, ondate emotive che governano le scelte delle maggiori istituzioni.

Ma una cosa no, sinceramente non l'avremmo prevista, con la nostra mentalità: quelle tante scritte di benvenuto comparse in questi giorni in Germania. Intendiamoci, anche in Italia ci sono stati tanti casi di soccorso spontaneo da parte dei cittadini sulle coste, accanto alle manifestazioni di intolleranza. Ma le scritte "welcome", tanto diverse dalla anonima e ripugnante "black man go home" di una valle piemontese, fatte proprie non solo da operatori e difensori dei diritti, ma da gente comune, nelle piazze e negli stadi tedeschi evidenziano un capitale sociale, una coscienza civile diffusa, qui veramente difficile da immaginare. E, nel dramma, è una speranza che nelle nostre società possano diffondersi tesori nascosti. 

 

 

Sviluppo locale e cooperazione sociale

Pubblicato da Federsolidarietà un volume che affronta il tema della cooperazione sociale come agente di sviluppo locale. 

Gli autori, dopo aver illustrato le cooperative sociali ed i relativi aspetti giuridici e organizzativi, presentano dodici (macro)progettazioni di territorio. Si tratta di importanti esperienze, realizzate all’interno della rete di Federsolidarietà, capaci di creare lavoro, ripristinare la legalità, riportare dignità e generare benessere anche nelle zone più difficili e disagiate. Nella seconda parte della pubblicazione sono descritti gli strumenti per tradurre in realtà questi progetti, con particolare riferimento ai settori del turismo e dei beni culturali nonché all’accesso ai fondi, e le diverse opportunità finanziarie di sistema.

La cooperazione sociale, negli anni, ha sviluppato una grande capacità di “farsi carico” degli altri. Forse, evidenzia questo volume, ora può metterla al servizio di progetti più ampi di rigenerazione urbana, di sviluppo produttivo, di valorizzazione dei beni culturali etc. dentro un quadro di ragionamento che è proprio dello sviluppo territoriale, piuttosto che di filiera produttiva.

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