Iscrivimi a NotizieInRete - Invia NotizieInRete ad un amico - Non vedo bene NotizieInRete, la consulto su web -

NotizieInRete 390 - 14 settembre 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

info@ideeinrete.coop - www.ideeinrete.coop

Aderente a

Da non perdere

NotizieInRete 150 anni di coesione e integrazione sociale

I quaderni di Idee in Rete

1 - Idee in Rete, l'impresa sociale che non ti aspetti

2 - Dal libro verde al libro bianco

3 - Rassicura

4 - La cooperazione sociale in ambito sanitario

A portata di mano

I soci e le cooperative

Contatti e Amministratori

Lo statuto e Il regolamento

Riforma, una settimana importante

Lunedì scorso è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti al DDL Delega di riforma del Terzo Settore. Qui l'elenco dei quasi 700 emendamenti presentati. Al di là di alcune fibrillazioni, si spera che stiano emergendo due aspetti positivi da questa delicata fase:

1) i problemi della riforma, più volte segnalati da NotizieInRete sono ora sul tavolo e sembrano (condizionale d'obbligo) esservi le condizioni per cui siano esaminati nel merito dal Parlamento. Sull'esito staremo a vedere.

2) è probabile, nei prossimi giorni, un lavoro serrato tra Commissioni di Camera e Senato, finalizzato a far sì che il testo approvato in Senato possa essere condiviso dalla Camera e quindi approvato in tempi brevi. Restate sintonizzati

Le speranze riposte in Guglielmo Cancelli

 

La tredicesima edizione del workshop di IRIS Network sull'impresa sociale non ha tradito le attese: è ormai un luogo di circolazione di nuove idee, di incontro tra imprenditori sociali, di consolidamento di relazioni, da cui si torna sempre con almeno una proposta, una esperienza, un contatto in più rispetto a quando si era partiti, spesso con un elemento inatteso e non scontato: e questo è il segno di vitalità del workshop. 

 

Tra i contenuti non scontati vi è stata sicuramente anche l'intervista a Vincenzo Manes, consigliere del Presidente del Consiglio per il terzo settore, che dopo una carriera in ambito finanziario e imprenditoriale ad alto livello, ha dato vita ad una iniziativa in campo sociale, Fondazione Dynamo (ed altri enti ad essa connessi) che promuovono i Dynamo Camp, soggiorni dedicati a bambini con gravi patologie e ai loro familiari, esperienza conosciuta e giustamente apprezzata dal Presidente del Consiglio. Nella parte centrale dell'intervista, Manes ha delineato, con un linguaggio diretto ed efficacie, i confini della "Fondazione per il Paese", la scommessa che costituisce l'aspetto di maggior rilievo della sua collaborazione con il Governo. 

In sintesi, l'idea è questa: a partire da un iniziale dotazione pubblica di alcune decine di milioni, sollecitare donazioni da parte di fondazioni e dei grandi patrimoni privati giungendo a mettere a disposizione della fondazione - negli auspici - alcuni miliardi; con queste risorse affrontare alcune grandi sfide per il bene del Paese. ("sto pensando a cose importanti, con investimenti dai 20 ai 40 milioni ciascuna"). La Fondazione avrebbe una governance a prevalenza privata, ancorché con una componente pubblica minoritaria e con il soggetto pubblico che esprime il presidente, a rimarcare la valenza istituzionale dell'iniziativa. Avrebbe la legittimità istituzionale di essere costituita per legge, ma una strumentazione da ente privato. La sua modalità operativa sarà marcatamente top - down, con una logica organizzativa aziendale: la Fondazione intende assume manager di alto profilo che operano con pieni poteri e con logiche di impresa per conseguire gli obiettivi. Insomma, nulla di simile a - per fare un paragone - Fondazione con il Sud che promuove i soggetti del territorio e la loro aggregazione, anzi è programmaticamente escluso un qualsiasi coinvolgimento delle organizzazioni di terzo settore esistenti, salvo la possibilità di acquisirne il controllo: "la Fondazione Interverrà solo in organizzazioni in cui vi è il completo controllo della governance. Decide dove entrare, cosa fare, qual è la governance… non finanzierà alcun tipo di organizzazione esistente, e se finanzierà qualche organizzazione le richiederà un cambio di governance, di paradigma e di modello." Alla domanda successiva, relativa a come rapportarsi con gli attuali imprenditori sociali per rappresentare questa logica, la risposta è stata semplicemente "Gli diciamo che devi fare quello che gli diciamo di fare". 

 

Considerazioni

È sicuramente positivo il fatto che una parte del capitalismo italiano maturi una vocazione ad agire in ambito sociale per l'interesse collettivo; che invece di qualificare con improbabili vocazioni sociali alle attività che di solito svolge (ad esempio per il mero fatto di creare occupazione), si confronti in prima persona, con le proprie capacità imprenditoriali, con interventi sociali (su questo si veda anche l'ottimo articolo di Manes su Il Fatto Quotidiano, che tra l'altro ha dato vita ad un ampio dibatto sul tema nel blog del giornale). Ed è ulteriormente positivo che egli si ponga l'obiettivo di coinvolgere altri imprenditori su questa strada, mirando a far maturare lo spirito filantropico che oltre oceano ha mosso protagonisti di primo piano del mondo imprenditoriale come Bill Gates e Warren Buffett in interventi sociali di ampio respiro. 

Non deve stupire il fatto che linguaggi e impostazioni siano distanti da quelle che siamo abituati a conoscere. Non possiamo aspettarci da Bill Gates o Vincenzo Manes un linguaggio da cooperatore sociale. È normale che essi agiscano con proprie modalità e stili. Viva la diversità

 

Questo, con riferimento a Manes e ai suoi progetti. Diverso è tutto ciò che riguarda il fatto che il Governo abbia deciso di nominarlo consulente per il terzo settore e che faccia propria la proposta di sostenere la nascente Fondazione come aspetto qualificante della propria azione. 

E qui nascono diversi interrogativi. 


Vedi il video completo dell'intervista di Riva del Garda

1) Che senso ha il fatto che un Governo punti sul filantrocapitalismo come strategia di welfare? Che implicazioni ha il messaggio: "non vi tassiamo i patrimoni, sappiamo che vi opporreste perché non ci ritenete in grado di utilizzare in modo efficace le risorse, appoggiamo il fatto che interveniate direttamente voi, confidando che siate generosi e che saprete individuare priorità e azioni meglio del Governo"? 

 

2) Ha senso che un Governo subappalti ad alcune persone facoltose una parte delle strategie di welfare? La Fondazione presentata da Manes non nasce su un'idea specifica (es. sconfiggere la SLA) che sia a) riconosciuta come prioritaria dalle istituzioni e su cui b) si cementa un'alleanza di soggetti pubblici e privati; la Fondazione nasce con un uno scopo generalistico; ha la legittimità dell'agire istituzionale, ma definisce le proprie politiche sulla base delle sensibilità dei sottoscrittori, ragionevolmente mossi da priorità influenzate da vissuti personali - l'avere un figlio disabile, una moglie morta per cancro - o comunque relativi ad un punto di vista specifico. A tali sensibilità viene subappaltata, appunto, l'orientamento di una parte delle strategie del welfare. 

 

3) Nell'intervista emerge chiaramente la genesi dell'incarico a Manes: protagonista di un'esperienza sicuramente apprezzabile - simile comunque per impatto e dimensioni a quella di centinaia di altre organizzazioni di terzo settore, cooperative e non, con una settantina di lavoratori e sei milioni di ricavi annui - viene conosciuto dal premier Renzi, che visita più volte nel corso degli anni la sua struttura (che manco a dirlo si realizza in Toscana). Diventato premier, Renzi lo nomina consulente per il terzo settore e, comprensibilmente, egli si mette al lavoro con l'idea di dare vita alla Fondazione. Sì, qualche domanda sui percorsi che portano ad acquisire responsabilità pubbliche viene da farsela

 

4) Nel suo linguaggio schietto e diretto, Manes dice delle profonde verità: "la Fondazione potrà agire come un soggetto di carattere privato, non deve essere sotto le regole dell'amministrazione pubblica... pensa se dovessimo andare con gare, concessioni pubbliche… non cominceremmo nemmeno!" Comprensibile. Ma allo stesso Governo che lo nomina non viene da pensare che a queste stesse norme che al suo consulente paiono inverosimili ogni cooperativa o organizzazione di volontariato è quotidianamente sottoposta? E che oggi, complici certe semplificazioni culturali, sembra che l'unico modo di contrastare gli episodi di malaffare sia rendere le stesse norme ancora più faticose, anche a prezzo di tralasciare gli spazi aperti dalle direttive comunitarie? E questo lo si segnala non certo per chiedere di imbrigliare Manes e la sua Fondazione, ma perché si senta l'urgenza di regolare in modo non penalizzante anche la relazione che decine di migliaia di organizzazioni che non vantano amicizie personali con il Presidente del Consiglio hanno con le pubbliche amministrazioni

 

5) Tra parentesi: senza esercitarsi in dietrologie e supposizioni che, come sottolinea anche Manes nel suo intervento, costituiscono uno dei fardelli di questo Paese: questo legame a doppio filo tra politica (premier), istituzione e Fondazione non rischia di creare corto circuiti? Insomma, una cosa è scegliere di donare o meno alla fondazione Bill e Melinda Gates, che è loro, una cosa è scegliere di farlo ad una creatura desiderata e sostenuta dal politico più potente del momento, in grado di dispensare riconoscenze e avversioni. Che valenza avrà, in questo contesto, l'essere generosi con la Fondazione

 

6) E infine le perplessità che nel corso dell'evento sono state espresse anche dal presidente di Federsolidarietà Guerini: "che fine fa l'idea di sussidiarietà su cui si è spesa la cultura politica del nostro Paese, che spazio c'è per un'economia sociale basata sulla partecipazione e sulla democrazia economica? È un modello centralizzato, paternalistico, una specie di IRI dell'economia sociale. Ma l'IRI operava nella ricostruzione del dopoguerra, oggi non siamo al punto zero. … la sussidiarietà è andata a farsi benedire, vi è l'idea di centralizzazione e di uomini soli al comando. Mentre dovremo lavorare anche per migliorare quello che c'è." La risposta data da Manes a questa osservazione, al di là dei toni gratuitamente sprezzanti ("Il tuo intervento lo ritengo totalmente fuori luogo, il mondo che c'è continua a fare quello che fa, noi facciamo altro") esprime un punto di vista legittimo da parte sua, ma non risolve il problema culturale relativo alle strategie e riflessioni che hanno portato il Governo a attribuire un ruolo prioritario a questo tipo di progetto.

 

Insomma, una cosa è l'ammirazione personale per i nostrani Bill Gates, con i migliori auguri di buona riuscita delle iniziative che essi si propongono nell'interesse di tutti i cittadini; un'altra è la valutazione sulle politiche di un Governo che punta sulla traduzione in salsa italica del filantrocapitalismo per rilanciare il nostro malandato welfare.

Ti segnaliamo  

Terzo settore - imprenditorialità sociale

Politiche sociali e Diritti

Salute

Lavoro

Impresa

Migranti