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NotizieInRete 391 - 21 settembre 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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Sono senza vergogna!

Ci vuole molto coraggio

Ci sono personaggi fatti così: come il Prefetto Gabrielli, l'amico di ogni potente chiamato ad un delicato compito in una città scossa da ripetuti scandali, che gigioneggia ogni volta che può davanti ad un giornalista, un microfono o una telecamera; ora si schermisce amabilmente come umile servitore dello Stato, ora - spesso - pontifica sulle più varie. Tra questi secondi casi, quello in cui se la prende con il "5% criminogeno", la delibera 60 del 2010 del Comune di Roma, cioè la riserva di affidamenti a cooperative sociali di inserimento lavorativo

Dunque, mettiamo i dati oggi conosciuti in ordine: a quanto si legge dai giornali negli ultimi quattro anni nel comune di Roma sono stati affidati senza gare pubbliche o comunque con procedure di scarsa trasparenza l'87% dei lavori, 3 miliardi, la metà della spesa totale; in particolare vengono segnalate poi le posizioni di cinque gruppi imprenditoriali, 3 dei quali cooperativi: la 29 giugno, 40 appalti 17 milioni; la Domus caritatis, 111 appalti per 37 milioni di euro, la casa della solidarietà (La Cascina), 76 appalti per 18.5 milioni di euro.

Fermiamoci un attimo. 3 miliardi affidati senza trasparenza; 70 milioni quelli a soggetti cooperativi su cui si appuntano i maggiori sospetti, il 2.5% scarso. E la "ricetta Gabrielli" è quella di bastonare gli affidamenti a cooperative B che certo, quando scorrettamente utilizzati, possono essere stati un (piccolo) ingranaggio di un sistema criminale, ma che indubitabilmente in tutta Italia rappresentano un veicolo importante per l'inserimento sociale e lavorativo. Meccanismi di questo tipo, diffusi in diverse aree del Paese, sono in realtà esempi di grande responsabilità con cui le amministrazioni locali, anticipando orientamenti oggi fatti propri dalle istituzioni comunitarie, hanno utilizzato il public procurement per politiche di inclusione, consentendo a decine di migliaia di persone - disabili, ex tossicodipendenti, detenuti, pazienti psichiatrici e anche tanti lavoratori altrimenti impossibili da collocare - di reinserirsi socialmente e di uscire dalla condizione assistita.

Come utilizzare questi strumenti al meglio questi strumenti? Al Prefetto Gabrielli basterebbe prendere in mano il volume Maggioli realizzato da ACI sul tema (o anche le linee guida Anac in via di consultazione e la deliberazione AVCP del 2012) per verificare come sia possibile utilizzare tali strumenti in completa trasparenza e legalità: non si tratta di "rivederli", ma di applicarli come legge prevede. E se si dedicasse a garantire l'applicazione delle leggi, anziché a prendersela con avversari di comodo?


Ma Gabrielli non sproloquia a casaccio: con un istinto comune a molti di coloro che sono avvezzi a ben galleggiare in ogni tempo, sa seguire l'onda e oggi sparare sulla cooperazione va di moda.

Un altro esempio di questa settimana? Un articolo agghiacciante apparso su il Giornale, intitolato "30 mila minori nelle case famiglia: un business che si finge accoglienza": un condensato di scempiaggini non documentate e luoghi comuni da bar: dagli assistenti sociali e giudici che rubano i bambini a famiglie povere ("I servizi sociali, i tribunali e le sentenze a volte date con troppa superficialità") al fatto che manchino i controlli ("Il problema principale è l’assenza di un monitoraggio. Pochi sanno cosa succeda in queste strutture. Solo in rari casi e grazie alla sensibilità di qualche assistente sociale molte verità vengono portate alla luce"): si vede che chi scrive non ha vaga idea di cosa sia la vigilanza, di cosa facciano i servizi sociali e socio sanitari invianti. E poi il ritornello che si tratta di soldi pubblici (sì, ci ha scoperto! In effetti non viene richiesto ai minori di pagare di tasca loro. E nemmeno agli operatori di mantenerli tutti come fossero figli loro senza prendere lo stipendio), per poi concludere: "Non sarebbe meglio lasciare questi minori con i propri genitori? Il contributo dato alle comunità per ogni bambino di 79 euro lo Stato paga dai 2.130 ai 2.970 euro. Una somma questa che potrebbe sostenere i nuclei familiari in difficoltà con il vantaggio di non avere spese aggiuntive. Ma fino ad oggi come ci è sembrato di capire si sceglie la via più drastica, portare via i bambini ." Mary Tagliazzucchi, carissima, che c'entrano i soldi alle famiglie? Mai sentito parlare di abusi? Maltrattamenti? Violenze? E più in generale di tutto ciò che è necessario per uno sviluppo di un minore? E che tali condizioni non le definiscono "comunità che fanno business" ma servizi pubblici, che dispongono - loro, e non certo le comunità - quando è necessario proteggere un minore allontanandolo e quando può ritornare nel nucleo originario?

Ma di questi tempi sono un po' tutti senza vergogna.

 

L'italia degli empori solidali

Interessante lavoro di CSVNet presentato presso Expo sugli empori solidali in Italia, con un'utilissima mappa degli empori italiani completa dei relativi siti web. Vedi anche:

E' difficile trovare le parole per esprimere la tristezza di fronte all'attentato subito da Sebino Scaglione, presidente della cooperativa Passwork, inserita nel sistema del nostro socio Solco Rete di Imprese Sociali Siciliane, sotto la cui abitazione a Canicattì Bagni nella notte tra il 17 e il 18 è deflagrata una carica esplosiva. La cooperativa Passwork accoglie a Canicattì Bagni delle donne vittime di tratta e a Floridia dei minori immigrati. Per Idee in Rete Sebino ha curato tra l'altro la realizzazione a Siracusa del progetto Haven in Harbour, finalizzato a intercettare e contrastare i fenomeni di tratta nei porti attraverso un lavoro di rete tra operatori sociali e portuali. 

Come ricorda anche Libera, cui la cooperativa Passwork aderisce, "da sempre Scaglione e Passwork sono impegnati nell'affermazione dei temi della legalità e nel dare servizi e risposte al crescente disagio sociale, che spesso diventa, purtroppo, terreno fertile per la criminalità".

Solidarietà anche dal sindaco (anch'egli vittima di una simile intimidazione due anni fa), che ricorda come Passwork sia "una delle più sane imprese della nostra città", richiamando la qualità del lavoro che essa svolge, encomi che, come ricorda Solco nel suo comunicato, erano pervenuti pochi giorni fa anche dal comune di Floridia, dove la cooperativa con i propri giovani volontari aveva operato per riaprire e rendere fruibile la Villa comunale.

A seguito dell'attentato diversi soggetti del territorio, tra cui Libera, Arci, CNA hanno organizzato un presidio di legalità davanti alla sede di Passwork.

Non è purtroppo il primo attentato che subito da cooperative sociali, dentro e fuori della nostra rete, in Sicilia come in Calabria. Colpisce in modo ulteriore il fatto che non sia stato indirizzato alla sede della cooperativa ma direttamente presso l'abitazione del suo presidente.

A Sebino la vicinanza e la solidarietà di tutta la rete, ci vuole veramente molto coraggio a lavorare in situazioni di questo genere, difficilmente comprensibile da chi può operare in condizioni normali, un motivo in più per ammirare il lavoro svolto da Passwork.

 

Povertà, le politiche e le proposte

Presentato da Caritas il Rapporto sulle politiche contro la povertà in Italia 2015, "Dopo la crisi, costruire il welfare", che segue un'analoga pubblicazione presentata nel 2014.

In sintesi, questi i contenuti principali del rapporto (vedi infografica e sintesi):

  • nel 2014 la quota di persone in povertà assoluta diminuisce dal 7.4% dell'anno precedente al 6.8%, quota comunque più che doppia rispetto al 3.1% del 2007; durante la crisi il 10% di popolazione più povera ha visto il proprio reddito ridursi del 27%;

  • come è tristemente noto, l'Italia, insieme alla Grecia, è l'unico Paese europeo ancora privo di una misura organica di contrasto alla povertà e destina a tale finalità una quota di risorse inferiore dell'80% alla media europea (e paradossalmente la parte più povera di popolazione è destinataria di una spesa sociale assai minore rispetto al resto della popolazione);

  • rispetto alle politiche realizzate dal Governo in carica, gli interventi mirati a sostegno del reddito delle famiglie (gli "80 euro", bonus bebè, bonus famiglie numerose, l'assegno di disoccupazione) interessano solo il 20% delle famiglie in povertà assoluta e determinano un aumento medio del loro reddito inferiore al 6%. Insomma, un impatto molto limitato e di gran lunga inferiore ad esempio a quello che avrebbe una misura come il REIS. Ancora inferiore l'impatto di altre misure ipotizzate dal Governo per la prossima legge di stabilità come il taglio della TASI o dell'IRPEF, dal momento che la gran parte dei membri delle famiglie indigenti sono fiscalmente incapienti.

Leggi il Rapporto Caritas e alcune recensioni (Volontariato Oggi - Redattore Sociale - Corriere delle sera).


Interessante anche un confronto che Cristiano Gori, responsabile scientifico del Rapporto Caritas, ha proposto sul Sole 24 ore sulle possibili misure di contrasto alla povertà:

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