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NotizieInRete 392 - 28 settembre 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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Agricoltura sociale: chi resta fuori dalla porta

IdeaLavoro: far emergere il meglio

La recente legge sull'agricoltura sociale 141/2015, approvata nel mese di agosto, ha ricevuto generalmente commenti positivi; Federsolidarietà e Confcooperative hanno invece ben evidenziato, durante il recente convegno presso Expo 2015, gli aspetti problematici che essa porta con sé. Oggi NotizieInRete ospita un intervento di Giuliana Colussi, consigliere di Amministrazione di Idee in Rete, che opera in uno dei territori che hanno maggiormente sviluppato questa attività e che ci aiuta a fare il punto sulla questione.


A partire dalle consolidate esperienze di integrazione lavorativa nelle storiche cooperative sociali di tipo B agricole, nate dal fermento dei tempi di Basaglia, negli ultimi anni si è visto l'avvio di tutta una serie di iniziative e progettazioni finalizzate alla sperimentazione di percorsi innovativi di integrazione sociale e lavorativa di persone svantaggiate attraverso l'agricoltura. Una sperimentazione che, nell'individuare nuove prospettive ed opportunità, sta consolidando metodologie specifiche ed assumendo un ruolo primario nel processo di profondo cambiamento in atto che va a traghettare l'esperienza in un sistema di welfare comunitario in grado di prendersi cura e, attraverso contesti formali ed informali, di intercettare nuove reti capaci di costruire un'economia solidale. Un fermento che nei territori sta coinvolgendo grazie all'azione strutturata della cooperazione sociale piccoli produttori agricoli, associazioni, fondazioni, aziende sanitarie, amministrazioni comunali, enti formativi, imprese, gruppi di acquisto solidali, gruppi informali, associazioni bio, in progettazioni innovative che, coniugando utilizzo di risorse agricole e processo produttivo multifunzionale con attività sociali, diventano capaci di generare benefici inclusivi, di favorire percorsi terapeutici, riabilitativi e di cura, di sostenere l'inserimento sociale e lavorativo di persone svantaggiate e di favorire la coesione sociale. In un'ottica di autentica sussidiarietà diventano prassi di sviluppo locale sostenibile a livello sociale, economico e ambientale capaci di offrire un'ampia gamma di servizi nel perseguire il benessere dell'intera cittadinanza, nel valorizzare le identità locali e la partecipazione dei giovani, nel rispondere ad un più ampio bisogno di politiche di welfare. 

Questa è l'agricoltura sociale che la nuova Legge 141/2015 con il vincolo del 30% (art. 2, comma 4)  mette fuori dalla porta. Infatti l'attività agricola sociale è riconosciuta tale solo se il fatturato dall'esercizio delle attività agricole è superiore al 30% di quello complessivo, un criterio quantitativo che va ad escludere il 90% delle esperienze oggi in atto in alcuni casi riconosciute da specifiche leggi regionali. Potremmo trovarci nel paradosso che non sia possibile riconoscere come sociale l'agricoltura prodotta da una cooperativa sociale che coinvolge in percorso riabilitativo 20 pazienti psichiatrici nella realizzazione di un grande orto solidale a sostegno delle famiglie in condizione di povertà attraverso il banco alimentare locale, mentre avrebbe il suo bel bollino di agricoltura sociale un'azienda agricola con la semplice attivazione di una borsa lavoro a favore di una persona svantaggiata. Dove si andrà a finire non è ancora chiaro. Si potrà generare una riserva esclusiva per quegli agricoltori che si trovano in situazione di difficoltà economica, più probabilmente troveranno un sostegno le fattorie didattiche, sicuramente non avrà grande sviluppo la prima delle attività previste, l'inserimento sociale e lavorativo di persone svantaggiate e a questo punto … tireremo le somme. 

Quello che è certo è che la legge 141/2015 è un'occasione persa: la nostra massima istituzione aveva l'opportunità di riconoscere la valenza delle esperienze delle cooperative sociali che nelle comunità portano speranza, muovono inclusione, generano benessere, si prendono quotidianamente cura dell'umano e della terra come ci indica Papa Francesco nella sua ultima enciclica. In una fase storica di particolare difficoltà, la definizione di una legge di settore era attesa per permettere di uscire dalle dimensioni di sperimentazioni territoriali marginali e andare ad incidere a livello sistemico, assieme ai servizi socio-sanitari e agli enti pubblici competenti, con un pensiero e una nuova progettualità sulla domiciliarità e sull'abitare sostenibile, nell'individuare nuove opportunità di integrazione sociale e lavorativa. Di una cosa siamo però certi: i nostri cooperatori sociali continueranno ad infilarsi gli stivali, a rimboccarsi le maniche e a costruire opportunità nelle comunità.

 

Si è svolta il 23 settembre presso Confcooperative ed alla presenza del Ministro Poletti la presentazione di Coop4Job, l'iniziativa che vede coinvolte le due reti nazionali che operano nell'ambito delle politiche attive del lavoro entro Federsolidarietà, Idea Agenzia per il Lavoro e Mestieri.

Coop4Job è un'iniziativa che mira a mettere a sistema le opportunità presenti nel mondo Confcooperative per offrire ai giovani opportunità di formazione, tirocinio, servizio civile e occupazione; nasce come contributo che il sistema cooperativa intende offrire a Garanzia giovani, ma ha una valenza che va oltre questa specifica occasione.

 

 

Nel corso della presentazione del 23 settembre la vice presidente Ada D'Onofrio ha evidenziato i primi risultati del lavoro svolto per inserire i giovani che si sono rivolti alle filiali di Idea Agenzia per il Lavoro nell'ambito di Garanzia Giovani.

Su circa 1500 giovani incontrati in questi primi mesi del programma, il 5% di coloro che sono stati presi in carico è stato inserito al lavoro immediatamente. Il restante 95% è passato per un percorso di tirocinio che nella gran parte dei casi ha avuto durata di 6 mesi; al termine del tirocinio, solo il 15% non ha trovato (ancora) lavoro - anche se proseguono per questi ragazzi le iniziative per individuare opportunità adeguate -, mentre rispetto al restante 85% si registrano un 54% di contratti di apprendistato, l'8% di contratti a tempo determinato e un 23% di contratti a tempo indeterminato.

 

 

Come spiegare questi numeri, assolutamente sorprendenti sia in termini assoluti, sia soprattutto pensando alla difficile situazione occupazionale di questo momento?

Meglio di molti discorsi riesce a spiegarlo questo video, realizzato da uno dei ragazzi inseriti grazie al modo in cui Idea Agenzia per il Lavoro ha saputo interpretare il proprio ruolo di servizio per il lavoro radicato nelle proprie comunità locali, capace di far emergere il meglio dalle risorse del territorio: imprese dinamiche e aperte a considerare le persone come opportunità, ragazzi che hanno voglia di mettersi alla prova, scoprono di avere capacità e ci scommettono.

 

 

 

Questo uno dei valori aggiunti che Coop4Job può portare a Garanzia Giovani. L'altro potrà essere la capacità del sistema cooperativo di crederci, di sintonizzarsi sui talenti giovanili come le imprese mostrate nel video. Anche a patto che, come evidenziato al Ministro Poletti, si riesca a fare dei passi in avanti verso il superamento delle irrazionalità di Garanzia Giovani, prima tra tutte la gestione da parte delle regioni con regole diverse, spesso troppo sensibili a interessi locali.

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