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NotizieInRete 393 - 5 ottobre 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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La Prossimità riparte

Collaborazione&Cooperazione a Sharitaly

Si è svolto il 1 ottobre a Milano l'incontro tra i sei promotori della prima Biennale della prossimità e numerose altre organizzazioni, una quindicina provenienti da tutta Italia, che stanno valutando se unirsi come promotori della prossima Biennale.  La Prossimità riparte! Queste le piste di lavoro: 

  • definire dove realizzare la Biennale della Prossimità 2017 (vedi nelle slide 5-6 cosa serve per candidarsi e lo stile che si è concordato di dare all'iniziativa): entro gennaio 2016 le candidature, entro febbraio 2016 la scelta

  • realizzare, a partire dalla primavera 2016, secondo le disponibilità degli aderenti, alcune Giornate della Prossimità in differenti territori (nelle slide 7-8, cosa sono le giornate della prossimità)

  • continuare a essere punto di riferimento per diffondere una cultura della prossimità ispirata al dialogo senza definizioni rigide e precostituite, favorire le reti e le connessioni tra le organizzazioni. Dal sito, ai social network, alla raccolta e al racconto di esperienze di prossimità e di notizie, anche con l'obiettivo di portare attenzione al tema sui media. 

Insomma, c'è lavoro per tutti! La Biennale si conferma come prodotto collettivo e dinamico, la governance allargata e aperta e la stessa modalità di gestione sono un esempio di prossimità sperimentata anzitutto dal gruppo promotore. Nei prossimi giorni saranno online su prossimita.net i modelli per confermare l'interesse dimostrato nel prendere parte all'evento di Milano e diventare promotore delle prossime iniziative e per candidarsi a ospitare la Biennale della Prossimità e le Giornate della Prossimità.

Guarda le slide che hanno fatto da guida all’incontro di Milano

 

L'economia cooperativa. Trova le differenze

70 mila cooperative, 136 miliardi di fatturato, pari all'8.5% del PIL, in crescita del 5% negli anni della crisi, oltre 1.2 milioni di lavoratori nel 2013, il 5.7% dell'occupazione complessiva (ma oltre 1.7 milioni, se si contano le persone che si sono avvicendate durante l'anno), il 68% di contratti a tempo indeterminato, pur sopportando una pressione fiscale che, con buona pace dei luoghi comuni, è in media maggiore di quella subita dalla generalità delle S.p.A. Questi alcuni dei dati del Rapporto Euricse sull'Economia cooperativa, che sottolinea anche come un terzo dei nuovi occupati 2001 - 2011 sia stato realizzato nell'economia cooperativa. A fronte di utili ridotti ad un sesto rispetto al periodo pre crisi - ormai circa 800 euro a cooperativa, l'1% del fatturato - e a fronte quindi del diradarsi della fonte principale della patrimonializzazione e quindi degli investimenti (gli utili girati a riserva, appunto), aumenta il capitale investito. Insomma, per chi ama trovare le differenze. L'economia ordinaria licenzia, l'economia cooperativa mantiene per quanto possibile i posti di lavoro, a prezzo di una riduzione drastica dei margini; l'economia ordinaria (guidata da persone generalmente con il portafoglio abbastanza pieno) delocalizza e disinveste quando le condizioni diventano meno remunerative, nell'economia cooperativa persone in condizioni medie molto più modeste a fronte della difficoltà reinvestono nella propria impresa, contribuendo così alla tenuta del Paese.

Rispetto alla cooperazione sociale, limitandosi alle circa 7000 cooperative per le quali è possibile un confronto 2008 - 2013, esse aumentano il valore della produzione del 31.5% e ancor più delle retribuzioni corrisposte ai dipendenti (+37%), mentre l'utile si riduce al 15% di quello dei momenti pre crisi (già assai calato rispetto al decennio precedente). Ma anche guardando in specifico le cooperative sociali vediamo una coraggiosa politica di investimento (+44% rispetto al 2008), garantito dall'impegno dei soci nella capitalizzazione, tale da far aumentare il patrimonio netto del 39% anche in presenza dell'abbattimento degli utili prima richiamato. Grazie anche a queste politiche di rilancio oggi le cooperative sociali hanno oltre 26 mila lavoratori in più (+13%) rispetto al periodo pre crisi, con oltre 390 occupati complessivi.

Dunque, la cooperazione, malgrado tutte le difficoltà, è un sistema vivo e dinamico, come testimoniano anche le monografie contenute nel rapporto sulle nuove frontiere della cooperazione: dalle imprese in crisi recuperate dai lavoratori, alle cooperative di comunità dalle cooperative che recuperano beni confiscati alle cooperative sociali (1 e 2)

Il  percorso intrapreso da Idee in Rete nel gennaio scorso, ha dedicato una particolare attenzione al tema dell'economia collaborativa, con un intervento di Ivana Pais che molti ricorderanno. Tra collaborazione e cooperazione vi sono indubbie affinità elettive: condividono il tema della costruzione di relazioni di reciproco aiuto, ma i rapporti tra organizzazioni consolidate di terzo settore e sharing economy è di fatto labile.

 

 

Abbiamo chiesto a Marta Mainieri, tra le organizzatrici di Sharitaly a Milano il 9-10 novembre 2015, di raccontarci perché questo evento è interessante. Per i soci di Idee in Rete disponibile un accesso a prezzi scontati; per maggiori informazioni scrivere a info@ideeinrete.coop.


Sharitaly - Milano, 9-10 novembre 2015

Non solo App. L'economia collaborativa nelle imprese, nelle amministrazioni, nel Terzo settore (Marta Mainieri)

 

Il terzo settore dovrebbe essere il motore della sharing economy e invece la sharing economy nasce al di fuori del suo contesto. Lo rileva una ricerca effettuata da Collaboriamo.org sulle piattaforme di sharing economy in Italia indicando che soltanto l'11% dei servizi collaborativi sono registrati come associazioni o imprese sociali. 

Eppure i due mondi mostrano profondi punti di contatto fin dalle rispettive origini. Le imprese sociali, così come i servizi collaborativi, nascono come reazione all'incapacità degli interlocutori tradizionali di rispondere ai bisogni del contesto in cui operano. Le prime si formano negli anni Ottanta a seguito di un'importante stagione di riforme sociali (abolizione dei manicomi, legge sul collocamento obbligatorio, riforma delle Regioni), approfittando dell'assenza delle istituzioni nell'offerta sociale; i secondi sono manifestazione di una crisi profonda, ma anche di una nuova fase di cittadinanza che disintermedia se non riconosce valore nei servizi offerti. Questo si riflette anche nella composizione e struttura dei servizi. 

La principale risorsa per una piattaforma collaborativa sono i membri così come per le imprese sociali i soci; i servizi collaborativi coinvolgono i cittadini nei loro processi, le cooperative li inseriscono nel modello di gestione. Le piattaforme collaborative introducono strumenti di fiducia per gestire le relazioni fra sconosciuti, il terzo settore prevede per questo le mutue. 

Nonostante tutti questi punti in comune i due mondi si parlano appena, eppure, un incontro fra servizi collaborativi e terzo settore porterebbe degli indubbi vantaggi a entrambi gli attori. Stringendo degli accordi con le piattaforme collaborative, le imprese sociali potrebbero recuperare il rapporto con i cittadini che nel tempo si è in parte perduto, trovare nuovi modelli di business e di replicare il proprio servizio su diversi territori. E soprattutto potrebbero offrire ai propri soci servizi innovativi, nuove occasioni di socialità, esperienze personalizzate e facilmente raggiungibili, riposizionandosi al centro delle comunità e delle loro relazioni. Di questo e di molto altro si parlerà a Sharitaly, il primo evento sull'economia collaborativa in Italia giunto alla sua terza edizione. 

Quest'anno si indagherà il rapporto fra sharing economy e aziende con particolare attenzione al terzo settore. Saranno presentati numerosi casi e un intero workshop di formazione, tenuto dal Politecnico di Milano, indagherà gli ostacoli che impediscono un'evoluzione del terzo settore verso la sharing economy, gli attori che fanno parte di una rete collaborativa e le dinamiche che attivano la collaborazione all'interno di un'impresa.


Carlo Andorlini: “Probabilmente, i giovani che stanno inventando ogni giorno nuove esperienze di condivisione, vent’anni fa avrebbero costituito cooperative sociali. E i cooperatori sociali, se smettessero di considerare la sharing economy solo come “startup tecnologica” e ne cogliessero il potenziale di creazione di relazioni e di legami sociali, non esiterebbero a farne un elemento centrale delle proprie strategie. Ma, di fatto, questo accade raramente. Due mondi vicini in quanto a ideali di trasformazione sociale, che rischiano di rimanere paralleli".

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