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NotizieInRete 396 - 26 ottobre 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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In attesa dell'Happening di Ragusa

Ormai tutto è pronto per l'Happening della solidarietà, la manifestazione realizzata da Solco Rete di Imprese Sociali Siciliane giunta alla 16a edizione, che quest'anno si terrà il 29, 30, 31 di ottobre a Ragusa.

"Beni Comuni tra democrazia e comunità" il titolo dell'Happening, che si snoderà tra riflessioni, esperienze, testimonianze e momenti da vivere insieme. 


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Qualcuno ancora dice...?

Istantanee di prossimità

... Qualcuno ancora dice che i migranti siano solo un costo per la collettività, che sottraggono le poche risorse esistenti agli italiani? A questa domanda sembra rispondere il Rapporto 20015 sull'Economia dell'immigrazione realizzato dalla Fondazione Moressa. Il Rapporto sottolinea come i fenomeni migratori, spesso considerati, in termini economici, solo dal punto di vista dei costi dell'accoglienza, portino invece con sé effetti positivi sia dal punto di vista del gettito fiscale (6.8 miliardi di euro di redditi prodotti da 3.46 milioni di contribuenti nati all'estero), che del dinamismo imprenditoriale (oltre mezzo milione di imprese condotte da stranieri, su 6 milioni di imprese totali), oltre che dal punto di vista demografico (con i conseguenti risvolti previdenziali), dal momento che la oggi un italiano su 10 ha più di 75 anni, mentre tra gli stranieri ciò si verifica in un caso su 100.

Insomma, secondo i conti della Fondazione Moressa, confrontando i benefici economici del fenomeno migratorio con i costi (sia per l'accoglienza che per i servizi che per la repressione dei fenomeni di irregolarità) il netto positivo è di quasi 4 miliardi. Senza contare che, rispetto al classico "aiutiamoli, ma a casa loro", va considerato come le rimesse degli immigrati nei paesi d'origine, 5.3 miliardi, sono il doppio degli aiuti pubblici allo sviluppo. Insomma molti luoghi comuni smentiti e un invito a cogliere i fenomeni in un'ottica diversa da quella di una politica alla ricerca di facili consensi. 

 

Stabilità, le risorse per la lotta alla povertà

In attesa di poter commentare su basi solide la Legge di stabilità, di cui non è ancora noto il testo, si segnalano due articolati commenti alle misure di contrasto della povertà, pubblicati rispettivamente da SecondoWelfare e LaVoce.

Anche sulla base di tali contributi e premesso che si opera in assenza delle tabelle di bilancio, il quadro che sembra annunciarsi, almeno nei prossimi due anni, potrebbe essere il seguente:

 

  2016 2017
Misura già previsti modifiche Totale  già previsti modifiche Totale 
Carta acquisti  250 -50 200 250 +1000

+50

1.500
SIA 320 +50+50+380 800 0
ASDI  380 220  600 200
Indennità CoCoPro 50 -50 0 50 -50 0
Fondo povertà educativa       0 100 100
Totale 100 600 1.600 500 1.100 1.600

Stanziamenti in milioni di Euro

 

Alcune considerazioni, che si aggiungono a quelle della precedente newsletter; alcune sono di evidente segno positivo:

  1. il contrasto alla povertà è entrato nell'Agenda politica. Si potrà discutere di tempi, di entità delle risorse e di strategie; ma difficilmente questo tema potrà essere ignorato;

  2. le risorse messe destinate alla lotta alla povertà saranno senz'altro maggiori rispetto a quelle sino ad ora previste nella storia del nostro Paese;

  3. è ormai patrimonio condiviso tra le forze politiche il fatto che sia necessario pensare a "misure organiche"; il che potrà essere realizzato in modi diversi, ma sicuramente tale approccio dovrebbe portare, almeno nel medio periodo, a superare interventi settoriali e frazionati.

Altri aspetti potrebbero rappresentare invece elementi di criticità:

  1. le risorse, ancorché aumentate, sono lontane da quelle previste dal REIS o da misure che comunque si propongano di sradicare la povertà; dal miliardo e 600 milioni del 2016, coerente con l'ipotesi REIS, non sembra ad oggi esservi un progetto di aumento significativo, verso i 7 miliardi necessari, quanto una stabilizzazione sulle cifre 2016 che non prefigura il "gradualismo con un orizzonte definito" auspicato;

  2. Una parte significativa delle risorse sono attribuite entro un contenitore, il Naspi, solo parzialmente legato alla logica di una misura di lotta contro la povertà; va comunque segnalato, come sembra dedursi dall'articolo di SecondoWelfare, che lo scenario di allocare tutto su una unica misura potrebbe far parte dell'orizzonte successivo al 2016.

Altri punti rimangono aperti: cosa intende il Governo per "misura organica"? A quale filosofia di intervento si ispirerà? Sarà effettivamente in grado di armonizzare l'attuale impianto settoriale, conciliando la dichiarata intenzione di agire su alcune urgenze specifiche (la povertà minorile) con un disegno più ampio? Saprà valorizzare le logiche di condizionalità facendo si che 1) non siano solo di facciata e 2) si inscrivano in un approccio promozionale e non meramente punitivo repressivo? Ma per affrontare queste e altre domande dovremo attendere una prossima newsletter... 

 

RIRVA, una best practice

Il "Rapporto sull'accoglienza di migranti e rifugiati in Italia"  è un interessante volume presentato la settimana scorsa dal Ministero dell'Interno, dove si ricostruiscono dati e aspetti normativi e operativi dell'accoglienza, sotto diversi punti di vista, compresi quelli economici. Vengono poi citate una decina di buone prassi relative al lavoro con i migranti in questi anni; una di queste (pag. 80) è il progetto RIRVA che ha visto Idee in Rete impegnato per tre anni insieme a Oxfam, CIR e cooperativa Gea. Come si concili questo (comunque gradito) apprezzamento con la scelta di interrompere il programma di supporto al Ritorno volontario e in generale di mettere in secondo piano le azioni di supporto al ritorno volontario non è chiarissimo e dell'ipotizzata "azione a livello istituzionale" che dovrebbe ereditare il patrimonio della rete Rirva ancora nulla si sa a quattro mesi dalla fine del progetto...

 

 

Sul sito della Biennale della Prossimità nasce un nuovo canale: le istantanee di prossimità: notizie, riprese dai media, che riguardano, in modo diretto o indiretto, il tema della prossimità. Possono essere notizie istituzionali, come quella relativa all'attuazione del Regolamento del Beni comuni a Bologna o la sperimentazione del baratto amministrativo, possono riguardare esempi di cittadini che si attivano per il proprio territorio o anche aspetti controversi, dalla discussione su prossimità e doveri della pubblica amministrazione ai casi in cui un'azione di prossimità non solo non è incentivata, ma è sanzionata, ai casi in cui vi è una esplicita presa di posizione che vede l'azione di prossimità in concorrenza con lavoro e occupazione.

Insomma, Prossimità senza filtro, istantanee da un mondo in cui l'azione dei cittadini che in prima persona si prendono cura dello "spazio" pubblico irrompe e crea interrogativi. Nessuna tesi precostituita, ma la consapevolezza che quando ormai due anni fa ritenemmo centrale iniziare questa riflessione stavamo cogliendo un tema importante per la nostra società. Ecco di seguito 10 istantanee di prossimità:

  1. Bologna attua il patto con i cittadini

  2. Francia: ecco Wheeliz, la "Uber" per persone disabili

  3.  “Spesa sospesa” solidarietà a Trieste a favore delle famiglie in difficoltà

  4. Più di 300 “Street Store” nel mondo, negozi a cielo aperto per i senzatetto

  5. Legacoop Emilia contro migranti “volontari”: “Timore che sostituiscano i nostri lavoratori”

  6. Alba, Invita gli amici alla vendemmia, prende una multa da 19.500 euro per lavoro nero

  7. Baratto amministrativo: bolletta dimezzata ai cittadini che puliscono le strade

  8. Scuolabusivo la provincia di Bergamo contro i genitori che si organizzano per lo scuolabus

  9. Roma, Alessandro Gassmann lancia "Roma sono io": «Basta lamentarsi, scendiamo a pulire la città»

  10. Livorno, il prato della piazza non viene annaffiato? Nogarin: «Fallo te»

Hai letto una notizia che chiama in causa la prossimità? Segnalacela, aiuterà a far crescere la galleria di istantanee di prossimità e a tenere vivo il laboratorio di riflessione nato con la Biennale.

 

 

Volontariato: due ricerche, una riflessione

Due importanti rapporti sul volontariato sono stati presentati in questa settimana

Gli universi di riferimento sono in parte diversi; il rapporto CSVNet si riferisce alle sole organizzazioni di volontariato ai sensi della 266/199, mentre il rapporto CNV include anche una parte delle organizzazioni che hanno scelto di caratterizzarsi come associazioni di promozione sociale ai sensi della 383/2000: motivo per cui i volontari censiti sono nel primo caso 797 mila, nel secondo 1.7 milioni (essendo invece, secondo fonte Istat, circa 4.7 milioni i volontari che agiscono in tutte le organizzazioni di terzo settore). 

Ma al di là di ciò vi è un aspetto comune su cui sembra utile sviluppare alcune riflessioni: 

1) la ricerca CNV conferma che solo una parte di coloro che fanno attività volontaria lo fa nel terzo settore, dal momento che i volontari totali nel nostro Paese sono circa 6.6 milioni (fonte Istat, confermata da CNV);

2) la ricerca CSV ci dice - pur ipotizzando un la possibilità di un dato per difetto - che circa il 12% dei volontari svolgono la propria opera entro organizzazioni di volontariato (!). Il 60% lo fa in associazioni di promozione sociale, meno dell'1% (45 mila) in cooperative sociali, il resto lo fa senza  essere inserito (quantomeno in modo organico) in alcuna forma di terzo settore: lo fa singolarmente o in contesti di organizzazione formale;

3) la ricerca CSV evidenzia un rallentamento nella costituzione di nuove organizzazioni di volontariato. Ciò di per sé non è risolutivo, ma induce a pensare che comunque non sia in atto una dinamica di allargamento dell'attrattiva da parte delle organizzazioni di volontariato.

Tutto questo richiede una riflessione al terzo settore, che in gran parte è ancora da compiere.


Presentato il 19 ottobre il primo Report nazionale realizzato da CSVNet in collaborazione con Fondazione IBM sulle 44 mila organizzazioni di volontariato in rapporto con i Centri di Servizio. 

Sono sei le regioni dove si concentra il maggior numero di OdV (Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto); il raggio d’azione delle OdV è prevalentemente locale: il 50% ha il comune come ambito territoriale di riferimento, mentre solo il 5% delle OdV hanno un riferimento territoriale nazionale o internazionale. 

Si tratta di organizzazioni spesso di dimensioni limitate: la metà può contare su meno di 16 volontari, mentre solo il 15% delle OdV ha un numero di volontari superiore a 50. Dal punto di vista storico i risultati del Report confermano una crescita costante delle OdV dal 1980 al 2007, con dei picchi nel 1991, in coincidenza dell’emanazione della Legge quadro sul volontariato 266/1991; negli ultimi 7 anni, invece, si osserva una costante diminuzione del numero di nuove OdV costituite. La rappresentanza legale delle OdV è composta per i due terzi da uomini. Le donne sono il 33% del totale in tutte le ripartizioni geografiche. La componente femminile è maggiormente presente nei settori dell’educazione, dell’istruzione e della ricerca (dove raggiunge il 50%), della tutela dei diritti e dell’assistenza sociale.


Presentata invece il 22 ottobre la ricerca promossa da CNV "I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa". Se esiste l’italiano medio, l’immagine caricaturale e troppo severa delle sue caratteristiche, esiste anche il volontario medio e la sua immagine invece è del tutto positiva, come emerge dalla ricerca .

I risultati dell’indagine consentono di quantificare in modo attendibile il numero dei volontari che svolgono la loro attività dentro le Organizzazioni di Volontariato: sono 1,7 milioni di persone, il 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni, mentre sono 6,6 milioni circa che in Italia si dedicano al volontariato nelle sue diverse forme organizzate o informali. Età media in linea con quella della popolazione, oltre il 30% di laureati, con una stima di 20 ore al mese dedicate al servizio e una certa stabilità nel rapporto con le organizzazioni, dove essi operano in media da 7 anni (i presidenti da 9).

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