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Milano, 9-10 novembre. Sharitaly

NotizieInRete ne aveva parlato qualche settimana fa, ospitando un articolo di Marta Mainieri

Ora ci siamo e questa edizione di Sharitaly "Non solo App. L'economia collaborativa nelle imprese, nelle amministrazioni, nel Terzo settore" si preannuncia di grande interesse non solo perché racconta di uno degli aspetti più dinamici della nostra società, ma anche perché compie un passo decisivo nel connettere gli sviluppi dell'economia collaborativa con le esperienze di terzo settore, tema a cui sono dedicati diversi eventi nel fitto calendario della manifestazione. Noi ci saremo e ve la racconteremo.

Prossimità: una evoluzione per noi, un contributo per contrastare la povertà 

Il 4 novembre ha rappresentato un momento di grande rilievo per la nostra rete: l'iniziativa "La prossimità è lotta alla povertà" promossa dalla Fondazione Ebbene e la successiva riunione delle cooperative e consorzi coinvolti in questa esperienza meritano attenzione per almeno tre motivi. 

 

1) I contenuti 

Il primo sono i contenuti. L'incontro svoltosi presso la prestigiosa sede di Palazzo Altieri a Roma grazie all'ospitalità di Banco Popolare si è caratterizzata innanzitutto per l'alto livello di contributi dei relatori intervenuti. 

Laura Bongiovanni (Isnet) ha illustrato gli esiti di una ricerca svolta realizzata nell'ambito del progetto FEI che ha coinvolto 9 regioni italiane cercando di diffondere l'esperienza dei "Centri di prossimità", in cui una pluralità di risorse del territorio sono messe a disposizione delle famiglie. Un lavoro, quello di Isnet, svolto con attenzione e rigore, in grado di mettere in luce tanto i punti di forza quanto le criticità emerse nei 18 mesi di lavoro del progetto. Da una parte ha infatti evidenziato il potenziale innovativo di questo approccio e la ricchezza costituita dal fatto di svilupparlo entro un una rete nazionale, dall'altro ha tutte le contraddizioni del terzo settore italiano, dove spesso le iniziative che operano in ambiti affini si percepiscono come concorrenziali. 

Francesco Marsico (Caritas) ha collocato l'azione di Ebbene entro le strategie di contrasto della povertà così come si sono sviluppate in questi anni in particolare entro l'Alleanza contro la povertà. La povertà in Italia cresce (oltre 3.5 milioni di persone in più in povertà assoluta dal 2007 ad oggi) e soprattutto si diffonde al di fuori dei confini tradizionali: interessa non solo il Mezzogiorno ma l'intero Paese, non solo i disoccupati, ma anche i lavoratori poveri, non solo le famiglie numerose, ma anche quelle con un solo figlio. A fronte di ciò permangono tutte le debolezze del nostro welfare, privo di misure di contrasto alla povertà e estremamente diseguale tra un territorio e l'altro e caratterizzato da misure di trasferimento spesso settoriali e in grado di intercettare solo parzialmente il target delle persone in povertà.

Beppe Guerini (Federsolidarietà) è partito da una metafora per raccontare la nostra società: da una parte un gruppo di privilegiati che sguazza in una piscina sorseggiando apertivi, dall'altra cittadini chiusi in scantinati progressivamente allagati dagli schizzi della piscina. E di qui la consapevolezza, non sempre diffusa tra chi gestisce servizi, della necessità di porre il tema della povertà e delle diseguaglianze al centro della riflessione e delle strategie di intervento. 

Carlo Andorlini ha riproposto e sviluppato una riflessione sulle potenzialità connesse alla diffusione, entro il terzo settore, dei sistemi collaborativi; i sistemi collaborativi rappresentano un concetto più ampio della sharing economy, la ricomprendono insieme al crowfunding, alle campagne civiche e in generale a tutte le azioni sviluppate grazie alla partecipazione civica delle persone. E di qui le riflessioni ulteriori che si aprono: l'importanza degli aspetti reputazionali e fiduciari per aggregare l'azione, il ruolo delle tecnologie nel "disintermediare" le relazioni (ben ricordando come esse siano strumenti e non la sostanza dei sistemi collaborativi, come sottotitolo "Non solo app" di Sharitaly ben testimonia). E quindi i possibili anelli di congiunzione tra sistemi collaborativi e terzo settore, in particolare dove il sistema collaborativo implichi una reale comunità di relazioni. "Tenere quindi saldamente insieme da una parte l'innovazione apportata dai sistemi collaborativi e dall'altra la coesione sociale che si declina in giustizia sociale, collettività plurale, comunità comprensiva, vuol dire lavorare per il raggiungimento di obiettivi culturali e di contaminazioni operative dove terzo settore e "mondo collaborativo" trovano un cantiere comune", secondo le parole di Carlo.

Raccontato nel linguaggio di Ebbene si potrebbe dire - e questo è un altro dei temi su cui ha insistito anche Laura Bongiovanni - che un'azione di prossimità non può fare a meno dei "luoghi di prossimità", cioè di luoghi - ad esempio porzione di territorio urbano degradato - in cui la comunità territoriale che partecipa ai Centri di prossimità si impegni nell'interesse comune. 

 

2) Il riconoscimento istituzionale

Il secondo motivo è il riconoscimento istituzionale. All'appello del presidente di Ebbene, Dino Barbarossa, hanno risposto gli stakeholder più importanti: il Governo, con la presenza del sottosegretario Luigi Bobba, il Parlamento, con l'intervento di Edo Patriarca, da sempre vicino a questa esperienza, il terzo settore, con l'intervento di Beppe Guerini, i soggetti del mondo della solidarietà maggiormente coinvolti nel contrasto della povertà come la Caritas, chi si occupa di informazione come Giulio Sensi, direttore di Volontariato Oggi che ha guidato i lavori della mattinata. 

È un segnale importante, un capitale che non va sprecato. L'incrocio tra povertà e prossimità è un tema su cui non mancheranno di concentrarsi proposte e confronti, uno dei temi centrali su cui si snoderà il dibattito pubblico dei prossimi mesi. 

Ebbene ha avuto il merito di intuire questo legame tre anni fa e, come ha ricordato Edo Patriarca, di pensarsi sin dall'inizio non solo come esperienza locale, ma come rete nazionale.

 

 

3) Ebbene diventa a tutti gli effetti rete nazionale 

Ma, al di là del rilievo pubblico assunto dall'iniziativa di Ebbene, per la nostra rete è di ancora maggiore importanza quanto avvenuto nel pomeriggio, quando chi ha provato a praticare nel corso del progetto FEI l'esperienza degli sportelli di prossimità si è ritrovato per un bilancio e per interrogarsi su come proseguire. È stato un incontro non rituale, il cui aspetto di maggior importanza è la consapevolezza di come, seppure in forma talvolta embrionale, si fosse iniziata insieme una scommessa che va al là del singolo progetto realizzato insieme nell'ambito del FEI. E a partire da questa condivisione, ciò ha significato, a tre anni dalla nascita di Ebbene, compiere l'evoluzione sin dall'inizio auspicata, superando la caratterizzazione di esperienza eccellente di un territorio per diventare a tutti gli effetti una rete nazionale che promuove le azioni di prossimità

Accanto al presidente Dino Barbarossa, oltre a Gianfranco Marocchi e Sergio Mondello, fanno ora parte del direttivo della Fondazione Luigi Piccoli (Pordenone), Angelo Canini (Roma), Giancarlo Cacciapuoti (Napoli) e Beppe Carrozza (Reggio Calabria). 

Questo sicuramente significherà per Ebbene raccogliere la sfida che nasce dal ripensarsi su un orizzonte più ampio e per tutti coloro che si sono coinvolti e si coinvolgeranno, mettere pesantemente in discussione l'approccio, spesso non assente nelle cooperative sociali italiane, basato sulla vendita di prestazioni e ripensarsi come soggetti in grado di suscitare e aggregare risorse di comunità.

 

 

 

Legge di stabilità e lotta alla povertà

"Può un intervento rappresentare quanto di meglio sia mai stato realizzato in un determinato settore e, allo stesso tempo, risultare ancora lontano da ciò di cui ci sarebbe bisogno? Nella lotta alla povertà, la risposta è affermativa: si può sintetizzare così, infatti, il disegno di legge di stabilità presentato dall’Esecutivo Renzi". Inizia così un articolo di Cristiano Gori su il Sole24Ore che ben riassume valutazioni proposte anche su NotizieInRete in queste settimane. Va dato atto al Governo di avere messo in campo risorse superiori al passato per il contrasto della povertà e di avere enunciato la volontà di inserirle in un piano organico; d'altra parte si è ancora lontani dal "gradualismo entro un orizzonte definito" che collochi tale impegno entro un disegno in grado di eliminare la povertà assoluta nel nostro Paese. 

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