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NotizieInRete 400 - 23 novembre 2015 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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25/26 novembre, corso Idee in Rete su accoglienza SPRAR e Emergenza Prefettura

Si svolgono a Roma il prossimo 25 e 26 novembre due giornate di formazione per l’approfondimento dei progetti di accoglienza SPRAR e di emergenza prefettura riservate ai soci del Consorzio Idee in Rete. Siamo infatti di fronte a un tema su cui si giocheranno aspetti importanti delle politiche pubbliche dei prossimi mesi, anche in relazione ai 10 mila posti aggiuntivi che nei prossimi mesi verranno attivati. Per chi volesse partecipare resta ancora aperta fino alla mattina del 24 novembre la possibilità di iscriversi.

Imprese (o comportamenti) benefit?

NotizieInRete 400 e il nuovo sito di IIR

Da alcuni giorni al dibattito sulle forme di imprenditorialità con connotazioni sociali si è arricchito di un nuovo tassello: in sede di maxi emendamento alla legge di stabilità viene infatti introdotto il concetto di "società benefit" identificando le imprese che «nell’esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti e associazioni o altri portatori di interesse.».

Quello delle c.d. "società benefit" è un tema da qualche mese oggetto di alcune prime riflessioni (si veda ad esempio tra i tanti questo articolo di Venturi) oltre che di una specifica proposta di legge dell'aprile scorso (vedi articolo su Vita).

Si registra la perplessità del Forum del Terzo Settore sull'emendamento, legata primariamente alla mancanza di un percorso di consultazione; non sarebbe inoltre fuori luogo inoltre osservare che introdurre una disciplina regolativa di questo tipo in un emendamento di legge di stabilità (che dovrebbe servire ad altro), perlatro sottoposto alla fiducia è una prassi istituzionalmente dubbia, che nella sostanza esclude la possibilità di approfondire il tema nei modi dovuti, ad esempio portando riflessioni come quelle di seguito sviluppate.  

 

Veniamo ora ad alcune considerazioni di merito.

 

1) E' del tutto evidente che anche al di fuori del terzo settore il tema di come l'attività di impresa possa  orientarsi a un beneficio diverso da quello dei soli azionisti è all'ordine del giorno. Qualche volta sarà per moda, altre per convenienza, altre per effettiva volontà di ridefinire il proprio ruolo di imprenditori, sta di fatto che il messaggio portato avanti in tutti questi anni dalla cooperazione sociale è riuscito ad aprire un varco nel pensiero economico dominante. Vent'anni fa, almeno in Italia, a nessuno - con le eccezioni isolate quali Olivetti - sarebbe venuta in mente una cosa simile, oggi rappresenta una tendenza culturale non marginale.  E questo è un fatto molto positivo.

 

2) Non è forse un caso che il questo intervento avvenga quando lo stesso Governo che propone l'emendamento sembra disposto a riconsiderare in senso più lineare la definizione di impresa sociale inserita all'articolo 6 del Disegno di Legge Delega sul terzo settore. Insomma, il percorso potrebbe essere quello di riconoscere da una parte, come più volte da noi auspicato, l'univoca collocazione dell'impresa sociale come espressione imprenditoriale di terzo settore e al tempo stesso di incanalare in altro e più appropriato luogo il riconoscimento di prassi e istanze di carattere sociale che maturano attraverso imprese for profit, ridefinendo un equilibrio che il DDL faticava a trovare. Da una parte l'impresa sociale, radicata nel terzo settore, con un serio regime vincolistico e un corrispondente favor legis; dall'altra esperienze diverse con minori vincoli e requisiti,  ma prive allo stesso tempo del favor accordato alle imprese sociali. Forse - lo si argomenterà dopo - non la migliore soluzione in assoluto, ma comunque una composizione bilanciata e soddisfacente del dibattito sorto in questi mesi. E anche questo sarebbe un elemento positivo.

 

3) Non per gusto della critica, e ben disposti a fare un silenzioso passo indietro dove ciò facesse parte di una composizione visioni diverse come quella sopra descritta, ma per mero amore di linearità nei ragionamenti: ma perché è necessario inquadrare le istanze assolutamente apprezzabili di cui al punto 1) entro un qualcosa che è pur sempre apparentato in modo un po' ambiguo ad una logica di "qualificazione" di un'impresa, invece che di riconoscimento (e incentivo) di specifici comportamenti virtuosi? 

Insomma, probabilmente la soluzione più adeguata non sarebbe quella di inventare un'impresa (un pochino) sociale, con meno vincoli e meno benefici dell'impresa sociale vera e propria; ma quella di affrontare in modo sistematico e più organico i diversi filoni dei comportamenti virtuosi di impresa, che di per sé non portano a qualificazione (possono essere fatti un anno sì e l'altro no; non essere statutari ma occasionali, per fare un esempio), ma che ragionevolmente possono beneficare (come di fatto già avviene) di forme di riconoscimento pubblico. Comportamenti virtuosi di impresa sono, ad esempio:

  • fare donazioni a organizzazioni di terzo settore (comportamento premiato con benefici fiscali)

  • assumere, e in particolare assumere lavoratori con profili che li rendono più facilmente soggetti ad esclusione dal mercato del lavoro oppure in determinate aree svantaggiate del Paese (comportamento premiato da varie normative nazionali o regionali con contributi o sgravi fiscali)

  • investire, di per sé, o investire anziché gratificare gli azionisti (innumerevoli misure, ultima delle quali le disposizioni sulle deduzioni aumentate per gli ammortamenti dell'ultima legge di stabilità)

  • promuovere forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa (tema pionieristico per il nostro Paese, che però dalla scorsa legge di stabilità ha iniziato ad essere considerato) e coinvolgere i lavoratori in soluzioni concordate in caso di crisi, come i contratti di solidarietà, (defiscalizzati); pratiche di distribuzione del reddito che favoriscano i lavoratori oltre il livello minimo contrattuale;

  • operare in settori produttivi particolarmente sensibili per il benessere del Paese e coerenti con le strategie di sviluppo ritenute auspicabili (es. produrre energia da fonti rinnovabili, storicamente incentivato in varie forme)

  • operare con modalità che garantiscano il  rispetto dell'ambiente (accanto alle forme di incentivo, il tema può essere oggetto di clausole sociali negli affidamenti).

  • ...

L'elenco potrebbe probabilmente continuare, con un'indicazione di circostanze e fattispecie in cui si ritiene ragionevole un sostegno pubblico a comportamenti di impresa.

Si consideri che in questo caso non è richiesto all'impresa un orientamento complessivo pro - sociale, nemmeno attenuato. Si possono fare donazioni ad una Onlus e ottenere uno sgravio fiscale e poi produrre armi magari vendendole a paesi equivoci, pagare poco i dipendenti e inquinare; ma la donazione è comunque incentivata, perché non si premia una "qualificazione" dell'impresa, ma un suo comportamento (detto tra parentesi, nessuno ha mai fatto il conto argomentato e credibile, ma le forme di aiuto pubblico a specifici comportamenti "virtuosi" di impresa come quelli sopra richiamati è probabilmente molto più alto rispetto a quello attribuito alle varie forme di terzo settore).

Prescindiamo quindi in conclusione da logiche "compensative" che in qualche modo possono legare l'introduzione dell'impresa benefit entro un ripensamento di quanto previsto in tema di impresa sociale e interroghiamoci in termini generali sull'operazione. 

Cercare una "qualificazione" di un'impresa come "benefit" ci porta con ogni probabilità a esiti instabili e di difficile equilibratura, tra imprese che rispettano l'ambiente e un po' meno i lavoratori o viceversa o che un anno adottano entrambe le virtuosità e l'anno dopo nessuna delle due. L'esito finale è un "bollino" la cui credibilità rischia di essere franosa. Mentre d'altra parte una riflessione e sistematizzazione circa il modo con cui si sostengono i comportamenti virtuosi di impresa appare al tempo stesso più "laico" (non si danno patenti di - pur relativa - bontà, ma si premiano specifici comportamenti), meno confusivo perché non fa il verso all'essere impresa (un poco) sociale e potenzialmente più fecondo in termini operativi, dal momento che potrebbe portare a introdurre razionalizzazione ed equità in interventi di sostegno già oggi molto rilevanti.

Sì, questa newsletter è uscita con un po' di ritardo, ma con una grossa sorpresa. D'altra parte, con il numero 400 non poteva essere diversamente. 

Idee in Rete ha appena messo online, da pochi minuti, un sito tutto nuovo. E la novità non si riferisce tanto alla grafica o a qualche elemento di maggiore modernità rispetto al sito storico, risalente al lontano 2004. 

Diversa è l'idea e la funzione che lo ispira; e ogni sito è specchio di quello che un'organizzazione vuole essere in un determinato momento. Il vecchio www.ideeinrete.coop, forse sopravvissuto troppo a lungo, era pensato per presentare se stessi: fatto un anno dopo la costituzione di Idee in Rete, messo online quasi contemporaneamente al primo evento pubblico. Era insomma pensato per raccontare al mondo chi fosse questo nuovo soggetto appena entrato sulla scena del terzo settore italiano e per far toccare con mano la ricchezza di esperienze e relazioni che lo caratterizzava. Da un certo punto in avanti è diventato non solo superfluo, ma non più rispondente ai più importanti messaggi che Idee in Rete voleva comunicare e che traspaiono, ci auguriamo, dal nuovo sito. 

Che, premettiamo, è tutto fuorché definitivo. Non solo per le imperfezioni tecniche che sicuramente verranno alla luce nelle prossime ore ("ma perché usando tre differenti browser su due diversi schermi vengono sempre fuori sei risultati più o meno diversi!?"), ma perché questo nuovo sito è pensato innanzitutto per essere uno spazio di costruzione collaborativa. 

Non è il sito di Idee in Rete, è il sito che Idee in Rete mette a disposizione di una comunità che si riconosce in un modo di essere, di cooperare, di condividere idee e proposte. Un modo non neutro. 

 

Il nostro stile è quello di essere a contatto con la realtà sociale ed economica in cui operiamo; e non quello di occuparci solo degli aspetti strettamente connessi ai pur legittimi interessi di impresa. Perché per noi essere impresa sociale, prima ancora che un lavoro, è un progetto di cambiamento sociale, di costruzione di equità, di diffusione delle opportunità anche tra coloro che ne sono esclusi, di cura collettiva dei beni comuni, di partecipazione. 

 

Il nostro stile è di provare ad intervenire in modo (per quanto ci è possibile) competente, approfondito, privo di pregiudizi e di omaggi alle facili convenienze. Potremmo, giorno dopo giorno, scrivere cose condivisibili o meno, ma sempre il più possibile documentate e argomentate. Perché ci piacerebbe che il cooperatore della nostra rete avesse il gusto di entrare nel merito, di interrogarsi, di rifiutare il luogo comune e le mode intellettuali del momento, trattenendosi da giudizi sommari - che siano dettati da accondiscendenza al potere o da uno speculare spirito a priori polemico contro tutto e tutti - e provando invece a maturare (e talvolta modificare) le proprie convinzioni a seguito di un percorso serio di riflessione. 

 

E, ancora, il nostro stile è quello di fare tutto ciò, per quanto possibile, non da soli. Recinti, posizionamenti, il "noi" VS "loro" non fa parte del nostro modo di essere. Le contaminazioni, le scoperte reciproche che nascono dal fare le cose insieme, sì. E questo sito, lo scoprirete via via, è fatto per ospitare, lo speriamo davvero, contributi di tante persone, dai cooperatori della nostra rete ad altre persone, vicine e lontane, che condividono il gusto di interrogarsi, con lo stesso spirito prima richiamato, sulle questioni che ci stanno a cuore. 

 

E quindi, come è fatto questo nuovo sito? 

La parte superiore, con lo slideshow e alcuni articoli in evidenza, è dedicata alle notizie. Quindi a fatti accaduti, nella nostra rete o nel mondo, che vengono raccontati e spiegati, tentando di condividere con chi legge sia i fatti che il senso del racconto che si propone. Difficilmente riusciremo a dare una notizia prima dei grandi media di settore (anche se in questi anni qualche volta con la newsletter abbiamo fatto anche questo!), ma speriamo che il lettore che pure un certo fatto lo ha già letto e conosciuto da altre fonti possa trovare qui una chiave di lettura in più non superflua. 

Nella parte inferiore trovate riflessioni e commenti. Spazi - alcuni già inaugurati, altri lo saranno nei prossimi giorni - che ci piacerebbe diventassero blog collettivi tematici, in grado di accogliere una pluralità di voci interne e esterne alla nostra rete. Oggi e nell'immediato futuro ritroverete alcuni articoli di queste 400 newsletter, ma è uno spazio vostro, fate proposte, candidatevi! 

Sui lati trovate informazioni: quelle selezionate dal "ti segnaliamo" della newsletter della settimana e quelle di alcuni siti di informazione. Altre fonti seguiranno nelle prossime settimane. Perché l'informazione è alla base di entrambe le sezioni del sito, delle notizie della parte superiore e delle riflessioni che si trovano nei blog di quella inferiore.

 

Siamo consapevoli che molto ancora manca. Manca quasi totalmente il mondo "social", che ci piacerebbe riuscire a interpretare in senso coerente con l'impostazione qui raccontata. Mancano ancora tanti prodotti importanti della nostra rete, presenti anche se forse in modo disordinato, nel sito che fu e che recupereremo un po' per volta inserendoli nel nuovo impianto. Sono ancora scarsi i contenuti di documentazione e multimediali, che cresceranno di giorno in giorno. Sono appena abbozzati gli strumenti di ricerca che serviranno per rendere più fruibile il sito, via via verranno implementati. Mancano i racconti quotidiani delle cooperative, un più approfondito racconto del "cosa facciamo" che pure denomina uno dei menù principali. Ci stiamo lavorando, realizzando una analisi approfondita della nostra rete, cooperativa per cooperativa, ben consapevoli che anche chi da tanti anni è familiare con la nostra rete avrà tanto da scoprire. Ci vorranno ancora circa 4 mesi, ma il percorso è iniziato. 

 

Insomma, siamo consapevoli di come questo progetto sia destinato ad evolversi e a ridefinirsi e di come sarà impegnativo, molto più che mettere online queste poche pagine. Il cammino è lungo, l'importante è che la direzione sia condivisa e che altri inizino a percorrerla insieme a noi.


Vista l'uscita di questo numero a metà settimana in coincidenza con il lancio del sito, la prossima newsletter è programmata verso il 5-6 dicembre

 

 

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