NotizieInRete 405 - 18/1/2016

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Riforma del Terzo Settore e aspetti fiscali

Apice, una scommessa per Solco Napoli

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Rapporto Labsus 2015 

Terzo settore - imprenditorialità sociale

 


FQTS2020

Il Forum del Terzo Settore rende disponibili online i video degli interventi presso FQTS, la formazione quadri del Terzo settore realizzata insieme a Fondazione Con il Sud. Tra gli ultimi interventi, Andrea Bassi e Luca Fazzi.

Vedi gli interventi di Luca Fazzi

 Lezione 1 - Programmazione partecipata
Lezione 2 - L'impresa sociale come sviluppo della sussidiarietà
Lezione 3 - Sussidiarietà e democrazia


Politiche sociali e Diritti

Salute

Piano d'azione europeo per la salute mentale

Lavoro

Impresa

Migranti

Italia

(di Massimo Novarino)

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Il 14 gennaio si è svolto a Roma l’incontro “La riforma che vorremmo” promosso da Forum Nazionale Terzo Settore. Si è trattata di una occasione di confronto sul DDL di riforma del terzo settore durante il quale, dopo la illustrazione dell’ultimo documento e suo allegato sul tema da parte del Portavoce Barbieri, sono intervenuti, oltre alcuni dirigenti del terzo settore, il Sottosegretario Bobba, il relatore del DDL Sen Lepri e alcuni altri Parlamentari.

Senza entrare nel dettaglio dell’incontro - di esso se ne sono occupati diversi media quali AvvenireItalia OggiRedattore socialeVita - riteniamo utile soffermare l’attenzione su due aspetti.

Il primo sono gli stati d’animo che aleggiavano nell’Incontro. Esso infatti è stato assai partecipato (tanto che decine e decine di persone non son riuscite ad entrare in sala) e anche dagli interventi dei dirigenti era palpabile la grande curiosità e le notevoli aspettative circa la riforma. A fianco di esse, non mancavano però anche i timori, per non dire diffidenze: vuoi perché memori delle tante promesse non mantenute del passato; ma, temo, anche perché qualsiasi riforma comporta un “rimettersi in gioco” [...]

Un secondo aspetto riguarda un elemento di merito fondamentale della riforma: il trattamento fiscale. [...].L’On. Beni, anch'esso intervenuto, ha segnalato che insistono sul terzo settore ben oltre 60 norme fiscali (senza contare Decreti, regolamenti, circolari, etc. etc.) e che qualche criterio semplificatorio andrebbe trovato.

Il Sen. Lepri [...]  ha proposto alcuni criteri, entro un disegno mirato in sostanza a superare trattamenti fiscali specifici per determinate forme di terzo settore e a definire il trattamento fiscale sulla base di criteri trasversali connessi al tipo di azione svolta. Combinando l’emendamento all’articolo 9 depositato dal Sen. Lepri con quanto da lui affermato in quella sede e in altre occasioni (come la volontà di semplificare la sua iniziale proposta rispetto alla suddivisione tra vendita a prezzo pieno o a prezzo di favore), sembrerebbe emergere, secondo la mia ricostruzione, il seguente quadro

 [click sull'immagine per vederlo]:

[...]

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La DiversaEconomia (e gli opportunismi soliti)

(di Gianfranco Marocchi)

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Cosa hanno in comune – per proporre un elenco molto parziale - la triste vicenda dei prestiti sociali di CoopCa e Coop Operaie in Friuli Venezia Giulia, le controversie – pur in parte oggetto di fraintendimento – sulle attività di social eating, le ricorrenti polemiche sui profili fiscali dei circoli che somministrano pasti, il “caso Uber”, le accuse alle cooperative che “sfruttano i lavoratori”, i dubbi sull’autenticità dell’impegno volontario in talune organizzazioni che prestano servizi alla persona?

In poche parole, al di là di valutazioni su eventuali responsabilità singole e puntuali, si tratta di iniziative in cui da parte di alcuni si evidenzia l’alterità di una certa attività rispetto al sistema economico standard (o al sistema economico in quanto tale), con ciò giustificando o rivendicando l’applicazione di principi regolamentativi diversi da quelli vigenti per attività solo apparentemente analoghe svolte entro contesti di impresa; mentre da parte di altri si considerano le stesse iniziative come immotivate zone franche entro cui, sotto mentite spoglie, si esercitano attività di impresa sottraendosi a doveri fiscali, normativi, di garanzia verso terzi e di trasparenza.

Chi ha ragione?

La domanda non ha una risposta univoca e immediata, se non si vuole ricorrere a preconcetti ideologici. In generale possiamo dire questo: che le differenze di trattamento sono sacrosante e anzi valorizzano fenomeni economici le cui peculiarità sono una risorsa sociale preziosa per la nostra società, che va coltivata e incentivata; ma proprio per questo è importante evitare che nelle maglie di una regolamentazione ad hoc possano invece inserirsi comportamenti opportunistici.

Ne sa qualcosa la cooperazione, che in epoche non lontanissime individuava nell’autodeterminazione dei soci attraverso un regolamento interno il criterio per definire i compensi del socio lavoratore; prassi che, ineccepibile da un punto di vista di principio, aveva diffusamente creato in talune parti del mondo cooperativo (e la cooperazione sociale non era immune) casi in cui la consapevolezza del socio nello scegliere trattamenti derogatori era del tutto dubbio, mentre gli episodi di sfruttamento erano eclatanti. E intervenne infine una quindicina di anni fa la legge sul socio lavoratore a arginare tutto ciò.

E veniamo ad oggi. Chi presta denaro alla Coop è un socio partecipe e consapevole che sostiene l’impresa che contribuisce a governare o un piccolo investitore che valuta un possibile impiego finanziario? Chi condivide un pasto attraverso un meccanismo di sharing è una persona che ha piacere di intrattenere relazioni con altre persone e condividere la spesa per le vivande o uno chef semiprofessionale che integra lo stipendio da impiegato con un’attività culinaria? [...]

Il guaio è che quando si ha a che fare con questi interrogativi gli aspetti fiscali e normativi non possono prescindere da elementi difficilmente osservabili e accertabili, che chiamano in causa disposizioni interiori quali la consapevolezza e l’intenzionalità delle persone coinvolte. E che dunque danno forza a chi, argomentando la volatilità di questi elementi, cerca di far prevalere le tesi più limitative e omologanti: sono attività come tutte le altre o se sono effettivamente differenti ciò non è accertabile, dunque vanno regolate e tassate come ogni iniziativa di mercato.

Invece probabilmente una strada c’è. Non infallibile, ma c’è. [...]

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(di Lina Palma)

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Solco Napoli nella prossima primavera festeggerà i vent’anni di attività. Vent’anni a servizio della cittadinanza, scrivendo tanti capitoli importanti e innovativi del welfare locale napoletano e non solo; con periodi difficili in cui si sono sofferti gli intollerabili ritardi di pagamento del capoluogo campano, ma soprattutto con la capacità di ripartire e risollevarsi dalle difficoltà. E oggi con una rinnovata voglia di sperimentare, di innovare e di investire.

E così quando, quasi per caso, si visita un fondo agricolo di circa 15 mila metri quadri nel territorio di Contrada Santa Lucia ad Apice, in provincia di Benevento, scattano le intuizioni. E se diventasse…

Certo, ma alle intuizioni deve seguire un lavoro serio di analisi: approfondire i bisogni dei cittadini, verificare la sostenibilità economica, progettare.

Parte così un lavoro di ricerca: si avvia un confronto con i 19 comuni dell’ambito territoriale, con le amministrazioni locali, gli uffici di piano, si lavora sulle banche dati di Inps, Inail e Istat. Emerge ad esempio la presenza di circa 750 persone con disabilità psichica, che a causa della carenza di strutture e servizi oggi spesso debbono spostarsi lontano.

E allora quello spazio coperto ma tutto da ristrutturare di 600 metri quadri può diventare un Centro Sociale Polifunzionale per disabili minori e adulti, pensato come un luogo di accoglienza per le persone che necessitano di un sostegno durante la giornata e che necessitano di interventi specifici di tipo terapeutico, riabilitativo, di apprendistato e inserimento sociale e/o lavorativo, insomma un presidio di benessere sul territorio. Il Centro ospiterà 30 persone, tra minori dagli 11 ai 18 anni e adulti (età 19-30), autonomi e semiautonomi. A marzo, con il ventennale del consorzio, la posa della prima pietra.

Ma il Centro Polifunzionale è solo una parte del progetto: parallelamente è partita la bonifica del terreno: si è provveduto alla pulizia della tenuta e del terreno circostante, alla recinzione della tenuta, mista tra cancello e siepi/ piante, è stato praticato il sovescio del terreno, cioè una pratica agronomica consistente nell'interramento di apposite colture allo scopo di mantenere o aumentare la fertilità del terreno, secondo i principi dell’agricoltura biologica e dell’agricoltura biodinamica.

Si, perché oltre alle attività più o meno convenzionali previste nel Centro Polifunzionale, si intende offrire ai ragazzi disabili un’opportunità di professionalizzazione e di inserimento al lavoro, con gli strumenti della terapia occupazionale, attraverso appunto l’agricoltura biodinamica. Si tratta in sostanza delle di una modalità di coltivazione che utilizza oltre alle tecniche dell’agricoltura biologica, altre derivanti dagli insegnamenti di Rudolf Steiner, filosofo e pedagogista austriaco e che prevede la considerazione dei cicli astronomici e lunari nel calendario delle lavorazioni. Il terreno è trattato come un enorme laboratorio, “dinamizzato” con preparati a base di sostanze naturali e letame, per incrementare la sua vitalità e le sue difese; la concimazione, la coltivazione e l’allevamento sono attuati con modalità che rispettano e promuovono la fertilità e la vitalità del terreno. Secondo il metodo biodinamico, la fertilità e la vitalità del terreno devono essere ottenute con mezzi naturali: compost prodotto da concime solido da cortile, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali, pesticidi a base di sostanze minerali e vegetali.

Insomma, accanto al Centro Polifunzionale vi sarà la possibilità per i ragazzi disabili di acquisire competenze e formazione nel campo della biodinamica, insieme all’opportunità di essere inseriti nel mondo del lavoro, al sostegno per la creazione di impresa; ma il fondo di Apice offrirà anche la possibilità di fare un’esperienza di cittadinanza attiva e di al sentirsi utili in un progetto di crescita personale per arrivare alla costruzione di un futuro autonomo e dignitoso.

Quella tra lavoro agricolo e disabilità, può essere una sinergia molto valida dal momento che, soprattutto per i disabili psichici, il lavoro manuale e fisico può essere una dimensione di crescita personale e lavorativa importante, che mette risalto le qualità e la produttività del giovane stesso in un contesto compatibile con la propria disabilità poiché all’aria aperta e in un ambiente libero.

Ma non è tutto: il Centro offrirà la possibilità di svolgere attività ricreative/riabilitative nella piscina coperta, prevista tra gli spazi funzionali della struttura, oltre che le attività ludico-ricreative, riabilitative, tra cui:

  • Attività laboratoriali per il recupero delle autonomie e la promozione di abilità sociali

  • Attività laboratoriali a supporto del processo di integrazione (laboratorio di carta riciclata; laboratorio di ceramica; laboratorio di attività manuali/espressive e decoupage; laboratorio di cucina; laboratorio di materiale plastico)

  • Laboratorio di art therapy

  • Pet therapy

  • Scuola di radio con attivazione di una radio web

  • Laboratorio di informatica

  • Attività finalizzate all’orientamento al lavoro

  • Attività sportive – nuoto e ginnastica dolce

  • Iniziative in favore dei caregiver, attraverso la formazione di un gruppo Auto-Mutuo-Aiuto , di un gruppo psicologico esperienziale di sostegno ai care giver, la creazione di un laboratorio di educazione e aggiornamento per caregiver, l’attivazione di una pagina web collegata e di un sito istituzionale per facilitare la costruzione della comunità dei caregiver.

 Appuntamento a marzo per la posa della prima pietra!