NotizieInRete 406 - 25/1/2016

Newsletter del  Consorzio Nazionale Idee in Rete

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I blog di Idee in Rete

Ti segnaliamo

#IStantanee di imprese sociali

You&Yepp

A cura della Conferenza delle Regioni, la scheda di lettura dei provvedimenti della legge di stabilità riguardanti le Politiche Sociali


Terzo settore - imprenditorialità sociale

 

 

 


FQTS2020

Il Forum del Terzo Settore rende disponibili online i video degli interventi presso FQTS

Vedi gli interventi di Andrea Bassi:

 

- Impatto sociale o valore sociale (1 - 2)

- Tipologia del valore (1 - 2)


Politiche sociali e Diritti

  • Nuovo ISEE, i dati al III trimestre 2015

  • Auser, un volume che raccoglie le buone pratiche

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Aperto su ideeinrete.coop il nuovo blog #IStantanee di imprese sociali curato dall’Associazione Isnet, dove troverete aggiornamenti costanti su dati di andamento e sentiment dell’impresa sociale. I dati sono ricavati dagli studi e ricerche condotte da Isnet, tra cui l’Osservatorio Isnet sulle imprese sociali, che dal 2007 ha raccolto anno per anno informazioni su innovazione, andamento economico, reti di relazione delle imprese sociali italiane.

 

Il format di #IStantanee di imprese sociali è molto semplice: un minipost con un dato in forma grafica e un breve commento.

Già pubblicata la prima istantanea, dedicata all'impresa sociale che tiene sul fronte dell'occupazione: malgrado la crisi economica e il taglio delle risorse pubbliche, crescono costantemente negli ultimi tre anni le organizzazioni che prevedono personale in aumento.

Leggi l'articolo sul sito


Local&Share


E se #IStantanee di imprese sociali è appena all'inizio, Locala&Share, il bolg di Carlo Andorlini sugli spazi di intersezione tra sistemi collaborativi e terzo settore ha chiuso il suo ciclo introduttivo.

"Local significa locale, del luogo, urbano, orizzontale. Share significa contributo, compartecipazione, ... Insieme contribuiscono a dare la definizione per il nostro terzo settore di come poter tradurre la sharing economy", scriveva Carlo nel post introduttivo per spiegare il titolo del blog, che poi si è sviluppato in successivi quattro post, intitolati "share e a capo", che hanno meglio spiegato il discorso che si sta portando avanti.

 

Gli spazi di contaminazione già ci sono, evidenzia il primo post, come le piattaforme che mettono a disposizione tempo delle persone, spazi per il riuso o possibilità di non sprecare cibo. Gli esempi proposti sono Breading piattaforma che si propone di mettere in contatto l’offerta di pane avanzato con la domanda di chi quotidianamente è impegnato ad aiutare chi ha fame, Bring the food, applicazione web/mobile che permette di porre in contatto eventuali donatori con chi raccoglie e ridistribuisce gli alimenti tra i più poveri, IfoodShare che pone direttamente in contatto chi desidera donare cibo con chi ne ha bisogno senza coinvolgere necessariamente organizzazioni che fungano da intermediarie, timerepublik banca del tempo digitale, ciaomami che tiene bambini di genitori “in viaggio”, bircle che costruisce itinerari turistico - culturali per disabili direttamente proposti da cittadini, Casseroleclub.co.uk che è un portale inglese dedicato a far incontrare quelli che amano cucinare con quelli, del proprio quartiere, che hanno difficoltà a mettere insieme un pezzo di pane e formaggio, oilproject una scuola online gratuita dove ex docenti, professori universitari o semplicemente persone competenti in particolari materie, danno disponibilità gratuita a insegnare a chi vuole istruirsi o imparare cose nuove.

Insomma, già oggi ci sono strumenti collaborativi in piena sintonia con il nostro modo di agire, ma...

A ben vedere queste piattaforme, come racconta il secondo post, sono solo un lato della questione: la sharing economy è solo una manifestazione di un insieme più ampio, quello dei sistemi collaborativi e di condivisione.che comprende il crowdfunding, le social street, le campagne civiche, i co-working, ecc.

Ma, ci racconta il terzo post, l'economia di condivisione ha bisogno di relazione e questo trova molteplici esempi, sia sul fronte delle politiche pubbliche che delle iniziative dei cittadini. E allora ecco le "sharable city" come Amsterdam e Seoul, o per ritornare in Italia il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni" adottato dal comune di Bologna e poi in molte altre città, il percorso articolato e ricco fatto dal Comune di Milano, le piattaforme di crowdfunding a forte base territoriale come Ginger (Emilia Romagna) o Planbee (Toscana), il fenomeno delle social street o il co-working del piccolo comune piemontese di Veglio, 600 abitanti, tanto per dire che non bisogna essere metropoli per valorizzare i meccanismi collaborativi. Insomma, condivisione non si identifica con persone davanti alla tastiera di un PC, ma con relazioni di persone fatte in carne ed ossa che si vedono e si parlano e agiscono insieme.

E quindi nel quarto post i primi punti fermi di questo percorso appena iniziato: i sistemi collaborativi ci interessano non soltanto perché riguardano anche il campo della solidarietà e della coesione (post 1), ma anche perché si trasformano in relazioni umane dirette, locali. "Questa nuova energia collaborativa può contribuire, aiutare, innovare il nostro percorso di miglioramento delle nostre comunità, la coesione sociale, la giustizia... i sistemi collaborativi ci interessano perché riescono a alimentare le risposte ai bisogni sociali moltiplicano le possibilità di cambiamento dei nostri contesti e delle nostre comunità. Ed è qui che dobbiamo cercare l'anello di congiunzione tra questi fenomeni innovativi e il nostro agire quotidiano.

Tenere quindi insieme l'innovazione apportata dai sistemi collaborativi e dall'altra la coesione sociale che si declina in giustizia sociale, collettività plurale, comunità comprensiva, vuol dire lavorare per il raggiungimento di obiettivi sociali, socio-culturali attraverso contaminazioni operative dove terzo settore e “mondo collaborativo” trovano un cantiere comune. "Si tratta allora per il nostro mondo di non partire più dalla sharing per arrivare a possibili interazioni ma, viceversa, concentrarci sul problema sociale su cui si vuol lavorare e scendere su quanto e come i sistemi collaborativi e di condivisione possono contribuire. In termini di strumenti, di approccio, di nuove alleanze, di persone."

Questa storia in parte l'avevamo raccontata in precedenti newsletter, ma merita oggi un'attenzione in più. Puntate precedenti: idee in Rete, insieme a Opera Don Calabria, ha gestito sino a metà 2014 un progetto finanziato dal Pon Sicurezza grazie a cui si realizzano alcune azioni di politica giovanile in 8 comuni del Mezzogiorno (in 4 dei quali a cura dei soci di Idee in Rete) con l'apertura di alcuni Centri Giovani, denominati You&Me, basati sul metodo della peer education. Spesso il termine del progetto finanziato coincide con l'esaurimento delle attività. Ma non questo caso, anche grazie ad alcune connessioni che la rete riesce ad attivare. L'esperienza dei centri You&Me viene raccontata in un convegno della rete Yepp [vedi riquadro sotto], di cui i soci genovesi di Agorà sono tra i protagonisti; nascono relazioni, nasce l'idea di verificare se l'esperienza Yepp possa essere allargata alle regioni del Sud a partire da quanto realizzato durante il PON.

Compagnia di San Paolo e Fondazione con il Sud sostengono questa idea, la disponibilità dei giovani e delle cooperative locali fa il resto. A Bivongi, Catania, Trani e Pontecagnano iniziano i lavori, partono le attività formative, si cementa un gruppo che comprende le cooperative che avevano dato vita all'esperienza PON e altri soggetti del territorio.


15 novembre, incontro operativo a Catania


Arriviamo quindi al 22 gennaio, quando i giovani di Bivongi presentano il proprio piano operativo 2016 alla presenza dell'assessore regionale.

Bivongi, poco più di 1300 anime in una vallata calabrese, non sembrerebbe a prima vista il contesto più facile adatto per sviluppare l'attivismo giovanile. Invece il percorso funziona, aggrega, la cooperativa svolge effettivamente un ruolo di stimolo del territorio, la parrocchia, già attiva ai tempi, del PON conferma il suo protagonismo.

Così accade che 15 giovani, tra i 16 e i 25 anni, elaborino con il supporto di due operatrici della cooperativa sociale Il Delta di Lamezia Terme il piano operativo 2016, partendo dall'analisi del contesto cittadino realizzato attraverso questionari proposti ad altri giovani e l'organizzazione di Focus group con le associazioni del territorio. Sviluppo di competenze e lavoro, valorizzazione del territorio, luoghi di aggregazione: sono questi i temi rispetto ai quali i giovani hanno elaborato un programma di attività per produrre un cambiamento positivo per la popolazione giovanile e per l'intera comunità sfidando così al tempo stesso le istituzioni a rimettere al centro le politiche giovanili

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Il tema "Sviluppo di competenze" genererà due percorsi formativi: il primo incentrato sull'imprenditoria giovanile e l'associazionismo e il secondo sul fundraising. La "valorizzazione del territorio" prevede la scelta dei ragazzi di prendere azioni di riqualificazione del locale parco pubblico, sperando di potere in futuro candidarsi a gestirlo, oltre a eventi di sensibilizzazione e azioni di presa in carico di alcune aree pubbliche della cittadina, attraverso regolari interventi mensili di manutenzione, così da migliorare l'immagine complessiva di Bivongi.

Rispetto ai "luoghi di aggregazione". Il centro YEPP "You & me" promuoverà nuove iniziative e svilupperà una campagna informativa per rafforzare il proprio ruolo di spazio d'incontro e di riferimento per i giovani.

Le slide dei giovani di Bivongi


Le azioni saranno portate avanti attraverso il coinvolgimento attivo dei giovani e delle organizzazioni del territorio e con un contributo di 3500 euro del Comune.

Non vi è migliore conclusione di un commento di un giovane sulla pagina facebook del progetto:

"Certo, è bello vedere che alcuni giovani rimangono in Calabria e s'impegnano affinché le cose migliorino un po'. I ragazzi del progetto Yepp sono tutti miei amici e io li seguo con estrema attenzione dall'estero. Al contempo mi mangio le mani per non poter avere la possibilità di fare lo stesso. La mia amata Calabria è come una madre derubata di tutti i suoi averi, che piange i suoi figli costretti ad andar via perché lei non riesce a offrir loro null'altro che un pò di calore materno. Io mi auguro vivamente che anche a partire dal progetto si cominci a ragionare seriamente per ricostruire quello che ci hanno rubato. Possa il vostro lavoro portare a soluzioni permanenti contro il precariato esistenziale che affligge allo stesso modo chi resta (per mancanza di lavoro in Calabria) e chi va via (perché è derubato dalla possibilità di costruirsi un futuro nella sua terra)."


YEPP (Youth Empowerment Partnership Programme) è stato fondato e promosso nel 2001 da un gruppo di fondazioni europee e statunitensi, dall’Ocse e da altri soggetti e che si attua attraverso un metodo per lo sviluppo di percorsi partecipati di cittadinanza attiva nelle comunità locali, mirati in particolare ai giovani.

Yepp si è diffuso in Europa, attivando “siti locali” in 8 Paesi  (Germania, Polonia, Bosnia Erzegovina, Irlanda, Slovacchia, Belgio, Finlandia, Italia) In Italia è sostenuto dall’associazione Yepp Italia, è promosso e finanziato dalla Compagnia di San Paolo e si occupa di supporto metodologico e formativo alle esperienze YEPP in Italia, facilitazione della rete tra centri YEPP, di scambi nazionali ed internazionali, e di promuovere eventi, corsi, seminari su temi rilevanti per le politiche giovanili.