NotizieInRete 409 - 15/2/2016

Newsletter del  Consorzio Nazionale Idee in Rete

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Perché il volontario in appalto è insensato (e cosa ci fa capire)

Leonardo, il Borgo dei servizi: cooperative che collaborano

E quindi siamo al giorno della scelta per la prossima Biennale della Prossimità. Il 31 gennaio sono scaduti i termini di candidatura per le città interessate ad ospitarla, il 16 febbraio i promotori si ritroveranno a Milano per deliberare. E insieme alla localizzazione della prossima Biennale si esamineranno prime le proposte di Giornate della Prossimità 2016, tappe del percorso che ci porterà alla seconda Biennale. Ne saprete qualcosa di più da mercoledì sul sito della Biennale e poi sulla prossima newsletter.

 


 

Terzo settore - imprenditorialità sociale

Politiche sociali e Diritti

La ricerca sul sito dell'ISFOL

Il report

Gli allegati

 

Salute

Lavoro

Impresa

Migranti

Italia e mondo


 

Le linee guida sul Sostegno all'inclusione attiva approvate in Conferenza unificata definiscono tra le altre cose le fasi dei progetti personalizzati: 

1) Preassessment (pre-analisi): orienta gli operatori e le famiglie nella decisione sul percorso da svolgere. l'equipe Multidisciplinare segue ogni progetto e orientativamente è costituita da un assistente sociale, un operatore dei servizi per l'impiego, uno o più membri della famiglia target, altre figure professionali stabilite in esito al Preassessment. 

2) Assessment (quadro di analisi): identificazione dei bisogni e delle potenzialità di ciascuna famiglia funzionale alla definizione del progetto personalizzato. Tre le dimensioni rilevanti: i bisogni della famiglia e dei suoi componenti, le risorse che possono essere attivate e i fattori ambientali.

3) Progettazione: il programma individua l'insieme delle azioni finalizzate al superamento della condizione di povertà, all'inserimento lavorativo e all'inclusione sociale dei componenti del nucleo familiare nonché gli impegni che quest'ultimo è tenuto ad assumere. 

4) Interventi: le equipe multidisciplinari attivano un sistema coordinato di interventi e servizi per l'inclusione attiva quali: inserimento al lavoro, assistenza educativa domiciliare, sostegno al reddito complementare al beneficio del SIA, sostegno all'alloggio.

5) Governance: le Regioni potranno decidere di finanziare con risorse proprie l'estensione della platea dei destinatari del beneficio, ovvero un maggior importo del beneficio stesso. si potranno usare anche risorse del PON Inclusione e dei POR.

 

di Gianfranco Marocchi

Leggi l'articolo completo su ideeinrete.coop


[...] Tra i vari punti analizzati nel documento dell’ANAC di cui si è scritto la scorsa settimana vi è anche questo: ad ACI sociale che chiedeva di chiarire che “le organizzazioni di volontariato non posso partecipare alle procedure di appalto” (pag. 21 del documento riassuntivo dei pareri ricevuti), ANAC risponde (Relazione AIR, pag. 17): “Con riferimento alle osservazioni formulate da Alleanza Cooperative Sociali Italiane in ordine alla partecipazione delle organizzazioni di volontariato alle procedure di affidamento pubblico, si ritiene che in linea con la giurisprudenza più recente, (Consiglio di Stato, Sez. III 17/11/2015 n. 5249) debba essere riconosciuta l’ascrivibilità anche delle associazioni di volontariato, quali soggetti autorizzati dall’ordinamento a prestare servizi e a svolgere, quindi, attività economiche, ancorché senza scopi di lucro, al novero dei soggetti ai quali possono essere affidati i contratti pubblici (cfr. Cons. St., Sez. III, 16 luglio 2015; n.3685; Sez. VI, 23 gennaio 2013, n.387), escludendo, quindi, il carattere tassativo dell’elenco contenuto nell’art. 34 d.lgs. n. 163 del 2006”. Insomma, a partecipare ad appalti.

Dal punto di vista giuridico la posizione di ANAC potrebbe essere per molti versi discutibile, ma non è di questo che vogliamo parlare [...]  Il problema è un altro.

E questo "altro" non è nemmeno il tema che spesso costituisce il casus belli di varie controversie territoriali: volontariato negli appalti come concorrenza sleale per prestazioni surrettiziamente volontarie che costituiscono in realtà un fattore perturbante del costo del lavoro. Questo è solo contingenza, occasionalità, piccolo cabotaggio.

Anzi, ragionandoci: in un Paese dove abbiamo, per fare alcuni esempi, due milioni di non autosufficienti lasciati a sé stessi o a famiglie stremate, quattro milioni di persone in povertà assoluta senza alcuna copertura di welfare degna di questo nome, è ragionevole che tutto ciò che i cittadini sono disposti a fare gratuitamente sia messo in campo, se fatto non per sostituire i servizi esistenti ma per ampliare l’impatto complessivo del sistema di welfare sui cittadini.

Ecco, con questo “se” iniziamo a mettere a fuoco la questione. "Se", appunto, il complesso delle risorse del territorio, professionali e volontarie, venissero intese come un sistema di cui promuovere la crescita, la cooperazione e l’integrazione.

E questo andrebbe a vantaggio di tutti, massimizzerebbe il risultato ottimizzando l’allocazione delle risorse (dalle capacità professionali alle solidarietà di vicinato, dalla capacità di investimento in tecnologie alla gratuità) effettivamente disponibili sul territorio a vantaggio dei cittadini. Non, insomma l’assistente domiciliare o il volontario, ma l’assistente domiciliare e il volontario, ciascuno a fare il suo pezzo entro un progetto condiviso. In altre parole il prodotto sociale più alto ottenibile dato l’insieme di risorse disponibili e probabilmente la possibilità di realizzare servizi alla cittadinanza (non solo nel welfare locale ma in generale nella cura dell’ambiente, dell’arte, della cultura) altrimenti impossibili.

E questo scenario, di cui difficilmente si può negare la ragionevolezza, non è fantascienza amministrativa, ma prassi di alcuni territori (vedi ad esempio qui; e anche questo articolo); ma, inutile negarlo, è del tutto minoritario; il motivo è che, generalmente il meccanismo di ingaggio della pubblica amministrazione è, tranne poche eccezioni virtuose, esplicitamente e pervicacemente sub ottimale, distruttivo anziché produttivo di risorse, depressivo e non incentivante la costruzione di opportunità per i cittadini.

La logica di una gara è esplicitamente distruttiva della potenziale integrazione di risorse. Si sceglie un soggetto e tutti gli altri li si lasciano a casa; il problema non è di coloro che non sono scelti, ma delle risorse che, non scegliendoli, i cittadini non avranno a disposizione.

Ecco, mettere in gara il volontariato è l’episodio che meglio di tutti ci rivela l’insensatezza dell’attuale dottrina prevalente sul tema dei rapporti tra pubblica amministrazione e terzo settore. Ma come è possibile essere così sconsiderati? Non da un punto di vista giuridico, ma strategico. Si parlava, nella causa citata nella relazione ANAC, di ambulanze e di volontari disposti a fare i soccorritori. Ora, che senso ha instaurare meccanismi per cui qualcuno vincerà e qualcuno perderà, con la conseguenza di dire a cittadini disposti a fare un servizio gratuito di stare a casa a guardare la televisione, perché altri hanno vinto la gara?! Quale interesse pubblico si può mai dire di avere perseguito avendo ad esito il l’avere determinato la desistenza di qualcuno ad agire gratuitamente in favore di altri?

Quanto questo esito sia scriteriato è massimamente evidente nel caso di una gara per il volontariato. 

Ma, a ben vedere, non è difficile estendere un ragionamento simile anche in altri contesti, compresa la (gran parte della) cooperazione sociale, quella che non ha azzerato la capacità di evocare e organizzare imprenditorialmente risorse aggiuntive e irripetibili. Le capacità professionali, i sistemi di relazione territoriali, la capacità di coinvolgere i cittadini sono capitali inscindibilmente legati con i soggetti che li hanno sviluppati, non sono sostituibili con altre di caratteristiche simili come una fornitura di mattonelle o di detersivi.

Anche se è meno evidente rispetto a quando si opera con il volontariato, ogni volta anziché integrare le risorse le si sceglie come se fossero tra loro alternative si distrugge un pezzo di capitale sociale che sarebbe servito ai cittadini.

Obiezioni possibili? Molte.

La prima è che è il terzo settore a non saper lavorare insieme [...]  Vi è chi è devoto ad una divinità e chi no, chi parteggia per un politico locale e chi per un altro e molti ben persuasi di possedere un metodo di intervento assolutamente ineguagliabile (mentre quello altrui è deleterio); e molte altre cose simili, ostative comunque ad intraprendere una collaborazione. Purtroppo, almeno in buona parte, tutto ciò è vero. Ma una cosa è prenderne atto e lavorare per estirpare tali mentalità, un’altra è porre in un’arena come galli da combattimento coloro che già per natura sono forse portati a beccarsi, buttarli in un agone concorrenziale. La collaborazione va costruita con pazienza, soprattutto dopo vent’anni e più in cui ricercando i benefici della concorrenza si sono esacerbati gli spiriti di competizione.

La seconda è che la concorrenza comunque è utile. Si sostiene che porti a contenere i costi, ad esempio. Forse è vero (ma non sempre), ma è tutto da verificare in che modo, in servizi ad alta componente umana, ciò avvenga grazie a effettivi progressi organizzativi e quanto scaricando su parti deboli (lavoratori o destinatari) tale risparmio. Oppure si può dire che la concorrenza stimoli a conseguire la qualità migliore. Forse, anche se quanto appena detto sui costi potrebbe suggerire il contrario; ma si tratta del miglioramento di un soggetto, a discapito della distruzione di capitale di altri. Si è mai ragionato sull'impatto che avrebbe invece una crescita comune?

La terza è che meccanismi cooperativi non sono sempre generalizzabili. Questo è vero. Probabilmente vi è una parte del welfare che è (o è diventato grazie alla distruzione di risorse comunitarie) meramente standardizzato – prestazionale. Ma il fatto che esistano residualmente casi in cui non vi è alcuna risorsa da stimolare che abbia una natura non meramente valutabile con i criteri di mercato non può che essere, nei ragionamenti qui proposti, una condizione sub ottimale, da esperire quando altre non siano realizzabili.

Si potrebbe continuare, ma il quadro a questo punto è chiaro. Così forte è l’assuefazione a logiche competitive che si rischia di non cogliere l’insensatezza – politica, non giuridica – di selezionare attraverso una gara la gratuità. Ma se la si coglie, si capisce quante molte altre cose siano irragionevoli ma al tempo stesso così radicate nella mentalità comune che si rischia di non accorgersene

 

 

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Sportello, sito web e numero verde per offrire al territorio montano della provincia di Pordenone i servizi di 29 cooperative che hanno unito le forze: questo è il Borgo dei servizi, proposta di grande interesse che vede protagonista il Consorzio Leonardo di Pordenone e Confcooperative Pordenone.

Si tratta di un’iniziativa che ha già destato interesse in Toscana, Liguria e Istria croata, interessate a valutare la trasferibilità di questo esperimento. Il Borgo dei servizi nasce nell'ambito dell'iniziativa IntegraCoop, e consiste in uno sportello, gestito da Coop Acli, socia del consorzio Leonardo, che impiegando due persone diversamente abili mette a disposizione del territorio tutte le offerte delle 29 cooperative aderenti al progetto nel settore del welfare (dalle badanti alle baby sitter, dal giardinaggio alle manutenzioni passando per i trasporti) per poi allargare il proprio raggio d’azione anche nella promozione turistica, della green economy e agricoltura sociale. Sono stati anche presentati il nuovo sito www.borgodeiservizi.it e il numero verde 800993232 a servizio dei cittadini.

 

 

In questa prima fase lo sportello del Borgo dei Servizi promuoverà offerte welfare: le famiglie che vi si recheranno potranno ricevere informazioni e contatti di cooperative che sul territorio montano offrono servizi di cura della persona (badanti, colf, baby sitter, prestazioni socio sanitarie), servizi di manutenzione del verde, servizi di cura degli spazi domestici (pulizie, traslochi, disinfestazioni, manutenzioni) e servizi ambientali. Le due persone diversamente abili che vi operano sono state individuate in collaborazione con l’amministrazione provinciale.

 

Il progetto IntegraCoop, che si avvale anche del sito web www.montagnacoop.it, punta però anche alla promozione dell’offerta dei servizi turistico - ricettivi del territorio (grazie a pacchetti di turismo ecologico e mobilità sostenibile negli alberghi diffusi e altre strutture ricettive gestite da cooperative), della green economy e dell’agricoltura sociale e alla promozione di nuove cooperative. Già ora le 29 cooperative che partecipano al progetto sono presenti sul territorio in 25 comuni con 49 unità locali. 

 

Gli obiettivi di Montagnacoop

  • Sviluppare nel territorio politiche di rete integrate in grado di rivitalizzare i borghi montani 

  • Favorire la presa in carico comunitaria di problematiche sociali Integrare l’offerta di servizi a favore delle fasce deboli, delle famiglie e dei turisti 

  • Incentivare l’avvio di pratiche di agricoltura sociale e di green economy 

  • Favorire la creazione di collegamenti e sinergie tra le imprese operanti nel territorio pedemontano e montano 

  • Promuovere nuova occupazione


Isnet: c'è spazio per il social procurement

 

di Laura Bongiovanni

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Il 10 febbraio Isnet ha presentato a Milano un'indagine realizzata insieme a Right Hub sul social procurement: imprese for profit che trovano nelle cooperative sociali un partner per le proprie attività e ad esempio, nel caso più frequente, commissionano loro delle parti di lavoro. 

 

Qui trovi una sintesi dei principali dati

 

Uno degli esiti più interessanti dell'indagine è che in nove casi su dieci - l’88,1% delle imprese profit intervistate da Isnet - c’è disponibilità a valutare candidature per gli acquisti sociali. La percentuale aumenta fino al 97% nel caso di imprese profit che hanno già in essere dei rapporti di fornitura con le cooperative sociali (il 27,5 del campione).  Una buona notizia per stimolare i processi di diversificazione già in atto in molte organizzazioni e aumentare il numero delle best practice, ad oggi ancora poco diffuse rispetto alle effettive potenzialità.

Le interviste ai responsabili acquisti e CSR manager sono state realizzate nel mese di dicembre 2015, attraverso  un questionario strutturato, somministrato con tecnica CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing). Il campione di 109 aziende è costituito prevalentemente (65,1% degli intervistati) di aziende di grandi dimensioni con più di 250 dipendenti, con sede legale nel Nord Italia e più unità locali diffuse su tutto il territorio nazionale.

 

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