NotizieInRete 412 - 7/3/2016

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Leggi l'intervista di Beppe Guerini su Vita.it: fine delle gare massimo ribasso nel welfare, revisione degli appalti riservati finalmente compatibile con la realtà italiana. Vedi anche la dichiarazione del presidente di Confcooperative Gardini.

Vedi il testo e la relazione illustrativa (da Giurdanella.it)


Terzo settore - imprenditorialità sociale

 

Politiche sociali e Diritti

Il Consiglio di Stato boccia il conteggio dell'accompagnamento nell'ISEE: su Vita la notizia e un'intervista a Maria Cecilia Guerra autrice della legge; su Redattore sociale le dichiarazioni dei promotori del ricorso e la loro critica ai dati del Ministero; un'intervista a Cristiano Gori

 

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E' online il nuovo sito di Federsolidarietà Confcoperative. Grafica rinnovata, spazio per i tweet e... per chi visita il sito in queste ore, il percorso della Biennale tra le notizie in home!


 

Innovazioni ieri e oggi: 
analogie e differenze


di Gianfranco Marocchi

Leggi l'articolo completo su ideeinrete.coop


1. Flaviano Zandonai apre così un suo intervento su Vita la scorsa settimana: “Le cooperative di comunità? Poche e incompiute. Le imprese benefit? Più convegni che concrete realizzazioni. Le startup a vocazione sociale? Si contano a poche decine. Gli ibridi dell’impresa sociale? Beh quelli addirittura non esistono (per qualcuno). È curioso notare come molte forme organizzative dell’innovazione siano oggetto di un confronto molto acceso a fronte di numeri esigui (unità attive, valore economico, occupazionale, sociale, ecc.).” Flaviano continua poi argomentando, in modo convincente, come malgrado questi dati di fatto, tali esperienze di innovazione siano comunque rilevanti perché marcano dei “segnali di futuro” verso un nuovo modello di sviluppo e di produzione del valore.

[...]

5. L’innovazione nell’ambito del welfare è esistita eccome ed è stata dirompente nell’ultimo trentennio. Praticamente tutti i servizi e gli interventi che oggi conosciamo, dalla comunità alloggio all’inserimento lavorativo, dall’assistenza domiciliare ad un centro diurno per disabili, dalla mediazione culturale ai gruppi appartamento, in un tempo relativamente poco lontano non esistevano o avevano caratteristiche tali da renderli non comparabili con quelli attuali. Quindi, l’ambito del welfare non è di per sé per nulla refrattario al fatto che vi siano persone, opinioni, tecniche, organizzazioni che cambiano in modo radicale l’assetto preesistente introducendo nuovi modi di pensare, di lavorare, di concepire il problema e di risolverlo. In una parola, all’innovazione. Ma ora chiediamoci: come sono avvenuti questi processi? E, nel ricostruirne la storia, quali analogie e quali differenze notiamo rispetto al presente?

6. Partiamo dalle analogie. Ogni generazione produce – meno male! – istanze di cambiamento; e ogni generazione, facendolo, sente la dirompenza delle proprie idee rispetto all’inerzia del contesto preesistente. Già, il contesto: istituzioni, organizzazioni, centri di potere... Tutto ciò l’innovatore generalmente lo detesta e lo contesta, lo destruttura e ristruttura, mira a cambiarlo, anche radicalmente. E, se si accetta la semplificazione, possiamo affermare per molte buone ragioni che generalmente le nuove generazioni portano con sé una consistente dose di buone ragioni. Questo valeva 35 anni fa per i cooperatori sociali e vale oggi per tutti coloro che operano nel campo dell’innovazione. E, come dice giustamente Flaviano, molte tra le potenziali innovazioni di oggi colgono effettivamente dei nodi critici della nostra economia e della nostra società e propongono risposte verosimili a problemi rilevanti.

[...] 

9. Oltre alle analogie dobbiamo ora vedere differenze con quanto successo nel periodo storico che ora utilizziamo come metro di confronto. Ciò che appare sicuramente diverso (inferiore) è come si è visto il grado in cui l’innovazione in campo sociale riesce a penetrare i contesti istituzionali, intesi in senso ampio. Facciamo degli esempi per differenza, con la cooperazione sociale anni novanta. Con le istituzioni litigava quotidianamente – succede ancor oggi, riversando sui funzionari pubblici ogni miseria per l’approccio burocratico, insensibile e retrogrado; ma intanto – litigando – ci dialogava per definire l’assetto dei servizi. E, visto con il senno di vent’anni dopo, l’evoluzione sociale è stata un frutto dell’alleanza – facile o litigiosa più di un matrimonio, lineare o tortuosa, cercata o subita – tra i soggetti sociali più innovativi e la parte più aperta dell’ente locale. Lo stesso si può dire anche guardando entro il terzo settore e la cooperazione sociale. Pur maledicendolo ogni santo giorno, pur sentendosi il “nuovo” dentro un “vecchio” quasi irriformabile, la cooperazione sociale storicamente ha scelto di essere parte del movimento cooperativo e non un’altra cosa. Insomma, un rapporto di amore – odio per le istituzioni, da cui è scaturito un trentennio di cambiamento radicale del nostro welfare.

10. In confronto, oggi, la situazione appare paradossale. Di innovazione sociale si è occupato il MIUR e il MISE, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, no; e a discesa ogni amministrazione con competenze sul welfare. Anche a livello territoriale nulla che vada oltre a sperimentazioni episodiche. Nessun litigio, ma nessuna contaminazione extra convegnistica. Allo stesso modo, soggetti alfieri dell’innovazione che operino entro centrali cooperative o comunque le grandi aggregazioni cooperative poco o nulla. E le cooperative, generalmente, lo abbiamo detto considerano i temi dell’innovazione sociale nella categoria dell’hobbistica, cosa di per sé piacevole nel tempo libero, fino a quando poi non c’è da lavorare sul serio. Si potrebbe continuare, ma il senso è quello.

[...] 

12. Intendiamoci, è possibile legittimamente sostenere che a) è solo un bene che sia così, tanto sia pubblico che sul terzo settore tradizionale sono solo cadaveri provvisoriamente scampati all’estinzione, l’unica cosa che farebbero è imbastardire l’innovazione, più ne stanno fuori meglio è; e/o 2) che l’innovazione sta proprio nel riconcettualizzare una questione ad oggi interpretata in termini di welfare in un modo diverso, più affine ai temi dello sviluppo locale e della contaminazione del tessuto economico, quindi è normale che i riferimenti, tanto istituzionali che sociali, siano diversi.

13. Cosa è giusto o cosa no lo dirà la storia. Nella storia esistono anche le rivoluzioni, che non sono venute a patto con nulla e con nessuno e che hanno cambiato il mondo. Come esistono (sono molte di più) rivoluzioni fallite che non hanno cambiato un bel nulla se non, in senso opposto, per le reazioni contrarie che hanno suscitato. Mentre esistono esempi di cambiamento sociale importante e positivo nel nostro Paese – anche a prescindere dal welfare, trent’anni fa buttavamo tutti i rifiuti in una pattumiera e nessun papà cambiava i pannolini al proprio figlio – che si sono sostanziati grazie all’incontro – scontro tra battaglie movimentiste, organizzazioni strutturate della società civile, istituzioni permeabili al cambiamento, incessante lavoro sul piano culturale. E che invece le istanze di cambiamento di una generazione culturalmente assai vivace come quella attuale, per ora risultano disperse. 

In attesa del primo incontro pubblico tra promotori il 17 marzo a Bologna presso Banca Popolare Etica in via Masini 4, è online il nuovo sito della Biennale della Prossimità, dove potrai seguire tutte le notizie e gli aggiornamenti sia sul percorso della Biennale, sia sulle giornate della Prossimità, a partire dalle prime due previste a maggio a Lecce e a Luglio a Chieri


 

Mediazione culturale e seconde generazioni


di Marco Baldini e Gaia Terenzi

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Il Consorzio Comunità Solidale ha tra i soci fondatori GEA coop. sociale, attiva a Padova dal 2004 per la promozione dei processi di integrazione e di cittadinanza di persone, famiglie e comunità migranti.
GEA ha maturato competenze in ambito di integrazione interculturale, sviluppando servizi di Mediazione Linguistica Culturale (MLC), counselling interculturale, scrittura, sviluppo e gestione di progetti sociali, supporto e consulenza per associazioni di migranti e servizi pubblici.
Gea ha progettato e gestito servizi di MLC per le A. Ulss n° 15 Alta Padovana e n° 6 Vicenza, contribuendo ad una maggiore efficacia degli interventi sanitari e sociali erogati alle persone, fornendo prestazioni continuative all’interno dei presidi ospedalieri e dei servizi territoriali, garantendo attività di supervisione, formazione e coordinamento all’equipe di mediatori ed operatori coinvolti, e realizzando, in coordinamento con l’ente finanziatore, azioni di monitoraggio, valutazione e re-indirizzo del servizio.
Indubbiamente nel fare mediazione e nella ricerca costante di fonti di finanziamento da progettazioni europee e nazionali sui temi oggetto della convenzione di MLC, ha partecipato attivamente alla definizione delle politiche di accoglienza ed integrazione.
Ma il tema non è più e “solo” l’erogazione di servizi di mediazione linguistica e culturale, peraltro non ancora garantiti e codificati come doveri istituzionali nemmeno in presenza di accessi rilevanti di popolazione migrante e non italofona. 
Non si tratta “solo” di ripensare le abilità di un profilo professionale ampiamente utilizzato nei servizi pubblici ma mai riconosciuto dal CNEL.
Non è “solo” questione di promuovere e sostenere la partecipazione attiva di tutte forme associate di cittadini non italiani o di origine non italiana, organizzati su base nazionale o culturale o religiosa.
Le vicende della sponda sud del mediterraneo e del vicino oriente, l’afflusso inarrestabile verso l’Europa di persone in cerca di sicurezza, salute, istruzione, lavoro sfidano nel profondo il senso e le azioni delle istituzioni europee ed esigono risposte qualitativamente differenti. Chiunque si occupi di mediazione e processi di inclusione non può non cogliere, interpretare e mediare queste domande di cambiamento! 
E se ragioniamo in termini di promozione del cambiamento, ci sembra oggi importante guardare alle seconde generazioni (2G) della migrazione, prendendo volentieri a prestito termini cari alla Fondazione Zancan ed identificando questi e queste giovani quali “gemme terminali dello sviluppo sociale, cioè quei punti di maggiore sviluppo potenziale, ma anche, proprio per questo, di maggiore fragilità della società nelle sue diverse espressioni”. Giovani che vivono in Italia e che chiedono a gran voce diritti di cittadinanza ai quali non hanno ancora accesso nonostante la nascita e/o la lunga permanenza. 
La visione che orienta il nostro “pensare progettualmente” tenta di assumere il paradosso, il disagio e le potenzialità di chi si sente – ed è – italiano/cittadino dello stato in cui è nato e cresciuto ma non è riconosciuto tale per la storia personale, per i tratti che lo caratterizzano, per i pregiudizi ancora potentissimi, per le leggi che non gli riconoscono ancora questo status. 
In questo contesto è nato il progetto: “The New European Citizens – lights and shadows of the European Union’s future through the eyes of the present and future young citizens" finanziato a GEA dal Programma Europa per i cittadini 2014-2020.
Il progetto promuove il dialogo attivo ed il confronto tra i giovani nati o cresciuti nei paesi europei coinvolti nel progetto - Italia, Francia, Regno Unito, Grecia, Germania, Spagna, Lituania e Albania - con e senza cittadinanza europea, provenienti da diversi background sociali e culturali, “misurando” la loro percezione sull’attualità ed il futuro dell'Unione Europea, sui diritti di cittadinanza, sulla partecipazione effettiva alla vita democratica in società sempre più multiculturali. 
“The New European Citizens” prevede 5 incontri transnazionali a cui parteciperanno delegazioni di giovani selezionati da ciascun paese. Il primo incontro si è tenuto a Granada il 17-18 febbraio 2016. 
Le delegazioni si sono incontrate per raccontare i risultati della ricerca da loro condotta su partecipazione democratica e civica dei giovani, seconde generazioni, acquisizione della cittadinanza. La condivisione delle principali caratteristiche e problematiche emerse hanno costituito la base di confronto sui punti in comune, le opportunità e le conquiste dell'Unione quali potenziali punti di forza per il futuro dell'Europa. 
E’ stato interessante e paradigmatico seguire il dibattito su temi di attualità, dall’anti-europeismo inglese alla volontà di ingresso di coloro che ne restano esclusi (Albania, 2G senza cittadinanza UE). 
La delegazione è tornata arricchita dall’esperienza, con spunti originali per la comprensione delle dinamiche e dei processi di integrazione europea, osservati con gli occhi di giovani 2G. 
Opportunità anche per GEA di ri-osservare le dinamiche migratorie locali inserite in un contesto più ampio, ripensando ed innovando servizi e riflessione culturale offerti al territorio.