NotizieInRete 413 - 14/3/2016

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Speciale Riforma del Terzo Settore

11 marzo 2016, il Consorzio Astir si interroga su Identità e frontiere della cooperazione sociale. Si parla della “…necessità di recuperare la vitalità iniziale del fenomeno della cooperazione sociale, caratterizzato da attivismo, rapporto con il territorio, servizi di prossimità, capacità di generare un welfare di comunità oggi di nuovo necessario in un quadro di riduzione delle risorse, aumento della competizione e della concorrenza”. Ne parleremo in un prossimo numero


Terzo settore - imprenditorialità sociale

La proposta di legge sulla Sharing economy

 

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Era un po' che NotizieInRete non affrontava la questione (qui gli articoli pubblicati nei mesi passati), ma ora siamo al dunque: la Commissione del Senato ha quasi finito l'analisi degli emendamenti, che comunque sono in generale condivisi con la Camera e il Governo. Insomma, qualcosa potrebbe ancora cambiare, ma di fatto è un testo semidefinitivo. E quindi, in anteprima assoluta su NotizieInRete, il primo confronto sistematico tra testo della Camera e del Senato, valutando i pro e i contro di tutti i cambiamenti.

Due premesse. La prima è che, come è nello stile di NotizieInRete, la valutazione avverrà senza reticenze e sconti, apprezzando o criticando senza troppi indugi diplomatici. Ma in va comunque riconosciuto come di per sé di grande rilevanza il fatto che "terzo settore", che fino ad oggi è una mera definizione degli studiosi, diventerà con l'approvazione della legge una categoria giuridicamente rilevante.

La seconda premessa è che tra il testo della Camera e quello del Senato vi sono profonde modifiche, in buona parte opportune; e da parte nostra altre ulteriori sarebbero state auspicabili. Ciò non esclude le considerazioni, da più parti avanzate in questi mesi, sulla lentezza con cui i lavori al Senato sono andati avanti, ma posizioni meramente ispirate al "fate in fretta, approvate il testo così come è" risultano, alla luce del risultato, perlomeno dubbie. Rispetto alle modifiche che si riscontrano nel testo si può essere in accordo o in disaccordo, assumendosi la responsabilità dei propri giudizi, ma va riconosciuto che esse incidono in modo significativo su una norma che avrà un impatto rispetto ai prossimi venti o trent'anni; e quindi al mero richiamo ad "affrettare i tempi" si preferisce un'analisi di merito sui principali temi del provvedimento.


Di seguito è riportata la schedatura delle sole modifiche relative all'art. 6 sull'impresa sociale, ma su ideeinrete.coop è presente la comparazione completa di tutti gli articoli del provvedimento

Guarda la tabella di comparazione di tutti gli articoli su ideeinrete.coop

 

Articolo

Tema

Camera

Senato

Cosa cambia

Art. 6, comma 1, lettera a)

La definizione di impresa sociale

Impresa sociale definita a cavallo tra terzo settore e impresa

Impresa sociale come ente che, adottando tutte le caratteristiche che ne sono proprie, “rientra nel complesso degli enti del Terzo settore”

Si chiarisce la collocazione dell’impresa sociale come ente di terzo settore. Si supera una – voluta – ambiguità del testo della Camera. Si supera la definizione un po’ fragile della Camera che individuava l’impresa sociale per l’obiettivo di “generare un impatto sociale positivo”, collocando invece in modo appropriato le tematiche dell’impatto nell’art. 7

Art. 6, comma 1, lettera b

I settori di attività dell’impresa sociale

Individuazione dei settori di attività sulla base del 155/2006, con allargamento ad alcuni altri

Settori di attività ricondotti ad un più generale elenco comune a tutto il terzo settore – pur poi con la possibilità del Governo di indicare dei settori di attività per specifiche forme di terzo settore in coerenza con le vocazioni di ciascuno

Il terzo settore si sostanzia dall’avere uguali finalità promozionali rispetto ad attività di interesse generale, le differenze tra forme di terzo settore devono risiedere nel modo di perseguirle

Art. 6, comma 1 lettera d)

Cosa le imprese sociali fanno degli utili

Rispetto agli utili dell’impresa sociale il testo della Camera prevedeva una limitazione non meglio identificata e differenziabile secondo la forma giuridica

Il testo del Senato specifica che tale soglia coincide con quella prevista per le cooperative a mutualità prevalente e circoscrive la differenziazione al fatto che le forme giuridiche, come le associazioni e le fondazioni, che non possono affatto distribuire utile continuano a non poterlo fare anche se assumono la qualifica di impresa sociale

Si introducono significative flessibilità rispetto al testo, troppo restrittivo, del d.lgs 155/2006 senza aprire le porte ad un’impresa sociale avulsa dal terzo settore. Il testo del Senato risolve in modo convincente le ambiguità del testo della Camera

Art. 6, comma 1 lettera d) bis

Le imprese sociali debbono redigere un bilancio

 

Viene aggiunto l’obbligo di redigere il bilancio

La specificazione è positiva perché chiarisce che laddove un ente del libro primo del codice civile assuma la qualifica di impresa sociale si sottopone agli stessi obblighi fondamentali di trasparenza contabile propri delle imprese

Art. 6, comma f

I lavoratori svantaggiati nelle imprese sociali

Richiede la ridefinizione dei lavoratori svantaggiati considerando le nuove forme di esclusione sociale e il principio di pari opportunità

Specifica, rispetto al testo della Camera, che ciò va comunque fatto graduando i benefici in modo da non rendere insostenibile l’assunzione dei lavoratori maggiormente svantaggiati, con particolare riferimento alle categorie della 381/1991

Viene trovato il giusto equilibrio tra le due esigenze contrapposte di adeguare le categorie dello svantaggio lavorativo e il rischio di spiazzare i “più svantaggiati tra gli svantaggiati”

 


 

Codice ne(g)ro

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Scusate se vi raccontiamo una storia locale, ma essa ha caratteristiche tali da rivestire un qualche interesse anche oltre i confini sabaudi.

Roberto Rosso è un signore distinto di stirpe democristiana poi approdato a vari lidi del centro destra ora candidato a sindaco di Torino; non è uno zotico esagitato, un Borghezio che grida ai comizi “marocchini di merda” sgolandosi fino a che quasi gli tremano le orecchie, quando parla sembra una persona normale.

Roberto Rosso ha riempito la città di manifesti che recitano “+ Sicurezza = + Sviluppo. Ospedali, asili, case popolari: precedenza agli italiani”.

Ora, su una questione sensibile come le politiche migratorie è normale che vi siano visioni differenti; è non vi è nulla di strano che vi sia una “destra” più cauta nell’estendere il godimento di determinati diritti – pensiamo ora al dibattito sulla riforma della cittadinanza – e altre posizioni più aperte.

Tralasciamo anche altre considerazioni, pur non del tutto irrilevanti, ma che sono pur sempre nel dominio delle sensibilità politiche: sembra un po’ strano pensare che la partita dello sviluppo di Torino, sempre più orfana della Fiat e da vent’anni incamminata su vocazioni diverse, si giochi su temi del genere o – per riprendere un altro manifesto - sui campi rom, ma il mondo è bello perché è vario e la democrazia è fatta anche di opinioni originali espresse in libertà.

Il problema è un altro. Questi manifesti sono doppiamente razzisti. E il razzismo non ha nulla a che fare con una politica migratoria prudente. Il razzismo è un’aberrazione disgustosa a fronte della quale il mondo politico dovrebbe insorgere immediatamente e coralmente, come quando qualcuno dice una volgarità sessista o rilancia uno stereotipo sugli ebrei.

Quei manifesti sono doppiamente e gravemente razzisti: nelle premesse e nelle proposte.

Nelle premesse, perché identificano l’aspetto etnico con quello della sicurezza. Cosa c’entra l’associare una politica di accesso a taluni servizi con la sicurezza – che, nella difficile impresa di ricostruire un ragionamento confuso, è a sua volta driver di sviluppo? A cosa si allude dicendo che si sarebbe più sicuri – e quindi economicamente più floridi – se si limitasse l’accesso di residenti non italiani a ospedali, asili e case popolari? Forse al fatto che essendo i non italiani intimamente delinquenti più li si discrimina e più li si esclude meno reati ci saranno? Comunque sia, l’equazione stranieri = delinquenza = insicurezza, enunciata senza ulteriori specificazioni, è una categoria di pensiero esplicitamente razzista.

Ma il razzismo è ancora più evidente nelle conseguenze. Cosa significa “precedenza agli italiani” negli ospedali? Che al pronto soccorso l’ordine di visita dei pazienti è codice rosso, codice giallo, codice verde, codice bianco e codice ne(g)ro? Con gestione al triage di file separate per razza? O che persone regolarmente residenti, che pagano entrambe tasse e contributi al sistema sanitario e che hanno bisogno della stessa prestazione – una visita oculistica o un intervento chirurgico – vengono poste su due liste separate ove la seconda, quella ne(g)ra ovviamente, è presa in considerazione solo quando la prima è esaurita? E dopo ospedali, asili e casa il candidato Rosso non ha nulla in mente rispetto all’accesso segregato agli autobus? Si sa che in certi orari sono piuttosto pieni e se non c’è posto per tutti si potrebbero invitare i non italiani a scendere, no?

Magari è solo una sparata elettorale, difficilmente se eletto Rosso non trasformerebbe Torino nel Sud Africa anni cinquanta. Ma il solo fatto che queste cose possano essere pensate e sdoganate nella comunicazione pubblica è un gravissimo segno di inciviltà, con aggravante di essere dette da un candidato che si presenta come moderato. E detto tra noi, non è che le altre forze politiche si siano stracciate le vesti…