NotizieInRete 415 - 4/4/2016

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I blog di Idee in Rete

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Ti segnaliamo

Il crocevia tra consolidato e innovativo

Welfare in progress... con una importante novità

Riforma del terzo settore


Terzo settore - imprenditorialità sociale

 

Politiche sociali e Diritti

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Italia e mondo

di Carlo Andorlini

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Il blog Local&Share su www.ideeinrete.coop tenuto da Carlo Androlini inizia un nuovo ciclo di pubblicazioni. La destinazione è  "un luogo dove si incrociano (consapevolmente o inconsapevolmente) l'agire tradizionale del terzo settore e la cultura e l'operatività portata (o forse per meglio dire risvegliata) dalla sharing economy." ... Un luogo che è almeno 3 cose:

  1. un contesto dove sono i bisogni che generano risposte collettive... e risposte innovative a bisogni emergenti. 

  2. E' una modalità in cui soprattutto i sistemi tradizionali si rimettono in gioco a servizio del bisogno che la collettività ...

  3.  E' un processo sperimentale per il terzo settore innovativo e di investimento a geometria variabile ...[approfondisci questi tre punti sull'articolo]

Ed ha almeno 7 caratteristiche: ...

  1. esaltazione di forme di reciprocità e relazione fra persone e soggetti tradizionali (terzo settore) che sviluppano processi dalla rilevazione di bisogni comuni all'avvio di risposte comuni; 

  2. presenza di alcuni dei capisaldi dei sistemi collaborativi derivanti dalla narrazione sharing (scambio, riuso, ecc.); 

  3. costruzione di azioni e strumenti volti allo sviluppo locale con un approccio a un welfare generativo e inclusivo (quindi non riparativo); 

  4. diminuzione o abbattimento totale della dipendenza dalla risorsa pubblica; 

  5. rapporto con l'Ente Pubblico orizzontale (e per l'ente pubblico capacità di assumere un ruolo di facilitatore di ecosistemi favorevoli) 

  6. contaminazione tra economia sociale e economia della collaborazione (in termini o di strumenti, o di tecnologie, o di risorse umane, o di modelli organizzativi); 

  7. individuazione di un campo “fisico” di azione (una comunità definita).

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Tre notizie dai Cantieri del Bene Comune

Come ricorderete il 17 marzo presso la Camera dei Deputati sono stati presentati i Cantieri del Bene Comune 2016, un network di 10 eventi - tra cui Biennale della Prossimità  e Happening della solidarietà - che attraverseranno l'Italia nei prossimi mesi. Ecco un aggiornamento di cosa sta accadendo nel network in queste settimane.

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Il Festival Italiano del Volontariato

Tutto pronto per il Festival Italiano del Volontariato, uno dei più rilevanti appuntamenti del terzo settore italiano, dove due anni fa Renzi annunciò la volontà di promuovere la Riforma del Terzo settore che sta concludendo in questesettimane l'iter legislativo. 

L'appuntamento è a Lucca, dal 14 al 17 aprile e il tema che fa da filo conduttore è "Abitare le città invisibili": le città inclusive contro le marginalità, le città tecnologiche per uno sviluppo sostenibile, le città e la sicurezza e coesione sociale, i giovani e le città di domani, le città e l’accoglienza.


La Biennale della Cittadinanza Attiva

 

A Catania invece il comune insieme ad alcuni promotori tra cui Fondazione Ebbene propone la Biennale della Cittadinanza Attiva nei giorni 7-8-9 aprile. Vi aderiscono una settantina di cooperative, associazioni, organizzazioni di volontariato del territorio; la Biennale si presenta come punto di sintesi tra "l'azione dei cittadini che scelgono autonomamente e attivamente di farsi carico del patrimonio comunitario" e le istituzioni pubbliche chiamate a recuperare il loro ruolo di custode del «bene comune» ridefinendosi come guida né autoritaria né esclusiva, bensì autorevole ed inclusiva, nel quadro di un progetto complessivo di sviluppo integrato.


Verso il DonoDay 2016

L'Istituto Italiano della Donazione, in preparazione al DonoDay del 4 ottobre, indice anche quest'anno il contest video rivolto alle scuole sul tema "Donare, molto più di un semplice dare". Per #DonoDay2016 accanto al premio per le scuole verrà istituito insieme ad Anci un premio per quei Comuni che solleciteranno attivamente i territori ad aderire al Giorno del Dono . A breve sarà disponibile anche un servizio di geo-localizzazione per permettere a chiunque lo desideri di identificare la scuola o il comune che aderisce al progetto per seguire o partecipare attivamente alle iniziative di interesse.

 

 

di Gianfranco Marocchi

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Vi sono diversi motivi per i quali può essere interessante parlare di Welfare in progress, l'iniziativa promossa da Federsolidarietà e Federazione Sanità presso la Camera dei Deputati. L'idea - sinergie tra le grandi reti di Confcooperative, tra cui Idee in Rete, per costruire una proposta per il welfare del Paese - è sicuramente stimolante, ma di questo tratteremo più avanti. Così come tralasciamo considerazioni su alcuni degli interventi istituzionali ascoltati nell'occasione, francamente un po' sconcertanti. La "notizia del giorno" a nostro avviso è un'altra. Già ci si era interrogati alcune settimane fa sull'esatto significato della delega contenuta nel "DDL povertà" dove si fa riferimento alla necessità di procedere al "riordino della normativa in materia di sistema degli interventi e dei servizi sociali". Ci si chiedeva in sostanza se ciò fosse da intendersi limitatamente alle disposizioni connesse appunto al tema della povertà e se fosse nell'intendimento del Governo mettere mano in modo più radicale all'impianto della 328/2000. Bene, dall'intervento del generale per l'inclusione e le politiche sociali presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Raffaele Tangorra, l'intento a cui sta lavorando il Governo è il secondo. Da una parte vi è stata la scelta della scorsa legge di stabilità di rendere "strutturali" il Fondo per le politiche sociali e il fondo per le non autosufficienze, con stanziamenti quindi non "per l'anno 2016" ma "a partire dall'anno 2016", cosa che può consentire una programmazione di medio termine dei servizi. Dall'altro l'impianto della riforma costituzionale che pone in capo allo Stato la competenza sulle politiche sociali. Ciò rende possibile lavorare alla definizione - a partire dalla povertà, ma in realtà per l'intero complesso dei servizi - di un sistema che preveda da una parte risorse uniformi e non residuali da parte dello Stato, dall'altra un sistema di prestazioni sociali minime uniformi. Insomma, una riapertura effettiva del tema dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, rimasto incompiuto dalla 328/2000 ad oggi. Certo qualche osservazione sul fatto di introdurre un'evoluzione di tale portata attraverso due righe di delega si potrebbe fare, ma il fatto che si riapra lo spazio per questo tipo di evoluzione del nostro welfare è un fatto positivo di grande rilievo che potrebbe rappresentare, ora che va a chiudersi il percorso legislativo della riforma del terzo settore, il tema principale delle politiche sociali del 2016 - 2017. 

 

Riforma del Terzo Settore, perché ora è positiva

di Gianfranco Marocchi

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E quindi alla fine fa la riforma del terzo settore è stata approvata in Senato. Salvo alcuni particolari, le modifiche rispetto al testo della Camera sono quelle anticipate due settimane fa su ideeinrete.coop. Ora, salvo soprese, il passaggio alla Camera dovrebbe essere una formalità. Tempo di bilanci, dunque. Nei due anni di discussione non abbiamo risparmiato commenti critici sui lavori del Parlamento; in molti casi lo sviluppo del dibattito ci ha dato infine ragione, in alcuni altri no. Ma, per dare un giudizio conclusivo, si può dire questo: il testo approvato in Senato, assai migliorato rispetto a quello della Camera, non è forse quello ideale che avremmo desiderato (ancora nell'articolo sopra citato, accanto a molti apprezzamenti, si siano sottolineate alcune criticità), ma sicuramente è il migliore che questo Parlamento può approvare. Dopo due anni di dibattiti siamo persuasi che l'alternativa non sarebbe un testo migliore, ma l'accantonamento della riforma. E questo rappresenterebbe la perdita di un'occasione importante di far evolvere in senso positivo il terzo settore italiano. Volendo identificare i tre principali motivi di questa valutazione indicheremmo i seguenti:.

1) Il terzo settore non è solo più un'espressione di studiosi, ma una categoria giuridica; permangono le specificità di ciascuna forma giuridica, ma entro un quadro comune di caratteristiche, obblighi, strumenti a disposizione, garanzie di trasparenza. Forse la definizione non è tra le più limpide e sistematiche possibili, ma i quattro elementi di finalità sociali, assenza di lucro, settori di interesse generale e assenza di discriminazione all'accesso dei servizi sono enunciati e possono consentire al Governo, in sede di decretazione, di trovare un assetto convincente per una definizione di terzo settore in grado di identificare chi ha effettivamente un ruolo che merita riconoscimento sociale e chi no; 

2) Sono state poste le basi per un giusto inquadramento dell'impresa sociale; in questo decennio l'impresa sociale è stata stretta tra obblighi eccessivi e restrittivi e assenza di vantaggi. La legge agisce da entrambi i lati: permettendo un regime di utilizzo degli utili analogo a quello delle cooperative, consentendo la presenza in CdA di pubbliche amministrazioni e imprese for profit, prevedendo un fondo specifico; ma evitando alcune derive, emerse nel corso del dibattito, che avrebbero collocato l'impresa sociale al di fuori del perimetro del terzo settore. Nel testo si riafferma invece come l'impresa sociale "rientra nel complesso degli enti di terzo settore" e quindi, a parte specifiche previsioni che la caratterizzano, ne condivide finalità, strumenti e vincoli. 

3) Si offrono al Governo indicazioni per introdurre da una parte semplificazioni (ad esempio per il riconoscimento della personalità giuridica di associazioni e fondazioni) dall'altra per prevedere, a prescindere dalla forma giuridica, elementi di trasparenza che eliminino le "zone grigie": requisiti per gli statuti, obblighi di trasparenza verso soci e lavoratori, bilanci pubblici, valutazione dell'impatto delle attività svolte, equo trattamento dei lavoratori, ecc. Si pongono le basi - che toccherà poi al Governo sviluppare - per una semplificazione normativa che eviti il "doppio binario" attualmente presente tra normativa civilistica e fiscale rispetto ai requisiti per essere "non a fini di lucro" o rispetto i settori di attività di interesse generale; e si sono poste le basi perché il trattamento fiscale derivi dal tipo di azione messa in atto - e dal grado con cui essa persegue l'interesse generale - e non dall'affastellamento di normative dedicate ad una specifica forma giuridica. Ma su questi punti, in effetti, la legge si limita ad alcune affermazioni di massima che sarà compito poi del Governo sviluppare in modo soddisfacente in sede di decreti.

 

Quindi, soddisfazione per i molti aspetti positivi conseguiti e per i compromessi equilibrati raggiunti sui punti di maggiore criticità; ora non si può che auspicare che l'approvazione definitiva alla Camera sia rapida, e che il Governo, in sede di decreti attuativi, risolva positivamente i nodi ancora rimasti aperti.