NotizieInRete 418 - 2/5/2016

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Luca Fazzi, cosa c'è sotto la punta dell'iceberg 

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Il dibattito l'avevamo aperto qualche settimana fa, con l'articolo "Il lato oscuro dell'operatore sociale" in cui si affrontava il tema dei ricorrenti episodi di violenza nelle strutture di cura della persona. Luca Fazzi, ordinario di sociologia presso l'Università degli Studi di Treno, raccoglie l'invito a ragionare su questo tema e ci offre le sue riflessioni.

 

Leggi l'articolo di Luca Fazzi

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Ormai a cadenza mensile appaiono sui media informazioni riguardanti atti di abuso di operatori di servizi nei confronti di utenti. Anziani, disabili, malati psichiatrici sono vittime di violenze e soprusi che gettano una luce sinistra su cosa può accadere quotidianamente all’interno dei servizi. La scoperta di questi episodi è spesso casuale. Sono il più delle volte famigliari e parenti che notano che qualcosa non va con i propri congiunti a fare una segnalazione alle forze dell’ordine o ai responsabili delle strutture. La frequenza con cui vengono alla luce questi accadimenti dovrebbe creare forte preoccupazione nell’ambito del movimento cooperativo e nel terzo settore più in generale. Si tratta di episodi che generano un discredito crescente verso gli operatori e le strutture e che rischiano di segnalare un malessere interno ai servizi di dimensioni più vaste di quelle rilevate dalla scoperta dei singoli episodi di violenza. Dietro ai soprusi quando si va a scavare si scopre spesso un disagio profondo da arte degli operatori rispetto al proprio lavoro, una fatica difficile da gestire, data da tempi e modelli di produzione sempre più governati dalla logica dei costi e dei prezzi, da processi di selezione del personale approssimativi e realizzati per erogare semplici prestazioni piuttosto che non per raggiungere obiettivi di cambiamento sociale pieni di significato per attrarre i lavoratori più motivati. 

La domanda che ci si dovrebbe porre è se non sta accadendo qualcosa all’interno dei servizi di abnorme che, per incuria o incapacità di analisi, non si riesce a mettere a tema con la dovuta urgenza e attenzione. In Gran Bretagna nel 2011, un’ indagine su servizi di assistenza domiciliare per anziani aveva rilevato il dilagare di situazioni di maltrattamento, umiliazioni e violenze nei confronti degli utenti. La reazione nell’opinione pubblica era stata di shock come se nessuno avesse immaginato che le prestazioni del welfare fornite per migliorare il benessere e la qualità della vita degli utenti potessero celare forme di sopraffazione e soprusi verso le persone più fragili. In Italia, i segnali che i recenti episodi di violenza siano qualcosa di simile a una punta di un iceberg di un disagio più esteso sembra non siano presi in considerazione con la dovuta attenzione. I colpevoli sono pecore nere, individui sordidi e malvagi, e non invece persone che si trovano in condizioni organizzative che non sono in grado di gestire o per cui non avrebbero dovuto essere selezionati. 

Una discussione approfondita di quali siano le ragioni di tali episodi è assente dal dibattito sia a livello pubblico che all’interno degli organismi politici e di rappresentanza del terzo settore. Molti sembrano più interessati ultimamente a parlare di imprenditorialità sociale, di nuove partnership pubblico privato, di apertura al mondo della finanza e degli investimenti. Sono bei temi che rivelano da parte del terzo settore la voglia di crescere e di essere più incisivo nel rispondere ai bisogni dei cittadini. Ma prima di pensare a crescere sarebbe opportuno chiedersi se dentro le proprie organizzazioni non siano in opera fenomeni più gravi di depauperamento dei valori professionali e ideali del lavoro sociale, di banalizzazione dei processi di selezione e formazione dei nuovi addetti ai servizi, di mancata attenzione e trasparenza, non sui conti come è accaduto per Mafia Capitale, ma sulle pratiche del lavoro quotidiano, sulle attenzioni da rivolgere agli utenti, sulla qualità morale dei processi di assistenza e cura. 

A furia di correre dietro a appalti, finanziamenti, nuovi investimenti e nuove ibridazioni con il profit, l’impressione è che si stia rischiando di perdere di vista i valori più profondi del lavoro sociale. Molti episodi di violenza e soprusi probabilmente non sono responsabilità di singoli operatori border-line, ma dell’organizzazione di un sistema di produzione di servizi che è quotidianamente svilito e banalizzato dall’innesto di regole e criteri di valutazione drammaticamente inappropriati per dare valore al lavoro verso le persone più deboli.

Dopo la riunione del 20 aprile a Milano del gruppo dei promotori nazionali, anche a Bologna prosegue il lavoro del primo nucleo di organizzazioni che hanno raccolto l'invito ad essere protagonisti della Biennale 2017. Dopo il primo incontro di presentazione di circa un mese fa, il secondo incontro si è tenuto martedì 26 Aprile presso lo spazio Dynamo, la velo stazione di Bologna, un esempio di edificio recuperato e messo a disposizione della comunità locale.

 

E' stata una riunione concreta e partecipata. Meno timori della prima volta (la prossimità contrasta con i diritti? cosa si deve fare nei giorni della Biennale?) e molta voglia di approfondire, nella consapevolezza che le cose da fare sono tantissime. 

Il primo punto sarà darsi un programma per scoprire le tante risorse di prossimità della città, in più direzioni: dalle scuole ai patti di collaborazione, dai tavoli di partecipazione indetti dall'ente locale alle iniziative che da tempo coinvolgono la cittadinanza bolognese, fino a quelle più vicine al gruppo che ha iniziato a cementarsi, legate alla cooperazione e al welfare locale. Questo il programma di lavoro per le prossime settimane.

 


25/4/2016

Ho sentito anche questo

 

di Gianfranco Marocchi

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In effetti me lo stavo chiedendo, cosa dicono quegli amministratori locali che per dovere istituzionale debbono tenere il discorso del 25 aprile, ma che il 24 e il 26 (e i giorni più o meno adiacenti) ringhiano contro gli immigrati.

Bene, sono stato accontentato. Dopo che i bambini della scuola elementare avevano finito di declamare stralci del discorso di Calamandrei sulla Costituzione, dopo inno nazionale e introduzione dell’ANPI che commemora i partigiani del paese, tocca al Sindaco tenere discorso.

Il ragionamento è più o meno questo: ricordare i nostri partigiani caduti è un modo per rafforzare l'identità locale, sono i nostri morti, la nostra storia locale di cui andiamo orgogliosi (espediente  furbetto, penso, ma ci può stare, anche se presumibilmente qualcuno dei caduti abbracciava orizzonti internazionalisti); oggi, inoltre - prosegue - dobbiamo avere la capacità di sentirci tutti uniti, superare le divisioni (sarà un invito alla riconciliazione nazionale? Ci può stare anche questo, anche se non sembra proprio più un clima di caccia al fascista; adesso magari virerà su Pansa e “Il sangue dei vinti”? … SBAGLIATO! No, non è lì che il sermoncino vuole andare a parare!).

Ecco, ora ci arriva: cos’è che ci divide? Qual è la minaccia di fronte a cui l’Italia tutta deve destarsi e cingersi d’elmo la testa e pugnare? 

Ora forse si rende conto che la sta dicendo un po’ grossa e fa uno strano giro di parole, ma - penso di avere ben compreso - il concetto che ci sta dietro è quello: la nostra generazione in luogo della Wehrmacht è chiamata a contrastare altre orde di invasori. Lascio alla vostra immaginazione quali. Sì, ecco il significato del 25 aprile: come ieri ai nazisti, oggi tocca opporsi ai negri invasori che insidiano la nostra identità culturale, il nostro essere popolo e comunità. 

E se ho colto bene il filo del ragionamento, io – noi – invece siamo gli eredi diretti della Xa MAS a Salò. Perché? Come, perché: facile! In fondo l’orda barbara sta entrando dentro i sacri confini grazie a dei perfidi collaborazionisti che per guadagnarci dei soldi - il business dell'accoglienza - o per altri non meglio individuati interessi di potere li fanno entrare a frotte.

Sono un po’ stordito e confuso ma comprendo quanto basta per astenermi dall’applaudire, o meglio, da riservare tutti gli applausi a ragazzi che leggono “Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione

 


I nostri più fedeli lettori ricorderanno che quasi ogni anno NotizieInRete ha dedicato un articolo al 25 aprile. Ecco l'elenco completo: