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La multimedialità è uno strumento di lavoro utilizzato secondo una specifica metodologia di lavoro nell'ambito del progetto Re. Lig. (vedi articolo del 4 Luglio 2017) dalla cooperativa I. So. di Toirano, socia del consorzio Il Sestante di Savona.

Incontrare i giovani ed affrontare il tema della Giustizia Minorile: la prima azione compiuta è stata individuare un gruppo di adolescenti disponibili alla recitazione, “preparati” sulla tematica e con loro elaborare e realizzare una fiction originale. Un percorso di lavoro durato quasi un anno che ha richiesto il significativo coinvolgimento in compiti elaborativi, recitativi, di verifica e di successivo utilizzo del filmato della durata di 55 minuti, intitolato Margareth & Queen, di molte figure della rete progettuale e non solo.

Il filmato è stato proposto in classi di istruzione secondaria inferiore e superiore (dai 12 ai 18 anni), centri di aggregazione giovanile, comunità ed altri gruppi con l’intento di rilevare il livello informativo sul tema della giustizia minorile in possesso dei giovani e di adulti e per promuovere un confronto culturale in merito.

Per fare questo è stato messo a punto e proposto a fine visione un questionario anonimo che ha evidenziato alcune forti criticità: una sostanziale e diffusissima disinformazione su quali sono le conseguenze che deve affrontare un minore che compie reati e la sua famiglia, una sostanziale inefficacia nel discriminare correttamente il confine di legalità/responsabilità penale in comportamenti tipici e diffusi (ad es. lo spaccio di sostanze stupefacenti e reati ondine), le conseguenze anche economiche in cui possono incorrere le famiglie per reati compiuti da minori infra quattordicenni (ad es. per azioni di cyber - bullismo). Più in dettaglio, sono state compilate 898 questionari da cui emerge che:

  • gli studenti, senza significative differenze tra le diverse fasce d'età, riconoscono che chi compie reati incorre in conseguenze penali come l’essere detenuti in un carcere minorile o in un “riformatorio” e civili come il dover svolgere lavori socialmente utili;
  • l’esistenza della “messa alla prova” e degli aspetti strutturali che la caratterizzano (sospensione del processo e possibilità di cancellazione del reato dal proprio certificato penale) sono noti ad un numero limitatissimo di giovani (intorno all’1%), di norma persone che hanno vissuto direttamente o molto da vicino tale realtà;
  • circa l’efficacia dei giovani nel valutare la rilevanza penale dei comportamenti presentati nel filmato emerge una forte criticità nella valutazione del ruolo svolto dall’amica che “affianca” la protagonista durante la commissione di reati:
    1. oltre il 58% dei giovani, erroneamente, non attribuisce rilevanza penale alle sua azioni;
    2. oltre il 40% attribuisce, erroneamente, rilevanza penale al non essersi adoperata per impedire che la protagonista compia i reati, come ad esempio non averla denunciata;
    3. meno dell’1% rileva correttamente la rilevanza penale delle azioni da lei effettuate;
  •  si attesta al 10% la percentuale di chi sostiene che non esistono reati inerenti la comunicazione online e sale al 25% la percentuale di chi sostiene che gli autori dei reati online non devono affrontare conseguenze;
  • in merito ad argomenti sui quali i giovani gradirebbero approfondimenti (480 proposte) il 25% propone di approfondire la tematica delle conseguenze che comporta il commettere reati, il 19% in particolare i reati online, l’11% le conseguenze relative allo spaccio di sostanze stupefacenti.

 Infine due considerazioni:

  • in fase di presentazione del lavoro la maggior parte degli studenti afferma di essere poco informato sul tema rivelando così una corretta percezione circa il bagaglio informativo e culturale posseduto;
  • alcune domande test (anche di carattere attuale e sensibile come la diffusione online di immagini sessuali di minori) poste a gruppi di adulti hanno ottenuto sorprendentemente risposte alquanto approssimative che aprono riflessioni sull’attendibilità e qualità delle informazioni e conoscenze in possesso dagli stessi.

La funzionalità di questa metodologia ha trovato conferma nei riscontri rilevati nei dibattiti/dialoghi post proiezione caratterizzati da un'alta attenzione, profondità ed appropriatezza nei contenuti, richiesta di visione di eventuale seguito, non ultimo offerta/richiesta di coinvolgimento recitativo.

Questo dato ha assunto particolare valore nelle proiezioni all’interno di comunità minorili con giovani autori di reati, una disponibilità alla messa in gioco ed alla narrazione di sé che è stata accolta realizzando interviste utili all’elaborazione della sceneggiatura del filmato MAP (Messa alla prova – durata 65 minuti) presentato, unitamente ad alcune interviste, al convegno di maggio.

Il nuovo filmato, in proiezione da questo autunno, ha per protagonisti un ragazzo ed una ragazza che, a partire da un reato commesso in collaborazione compiono due differenti percorsi di messa alla prova. È in evidenza il complesso lavoro che devono compiere tutti gli attori della MAP: il minore, la famiglia, gli operatori della Giustizia, gli educatori, ed anche recenti e poco noti strumenti come la mediazione penale.

Il video è utilizzato nelle scuole all'interno di iniziative di prevenzione ed è possibile contattare la cooperativa I.So. per organizzare iniziative in cui esso viene utilizzato con la metodologia sopra descritta. 

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