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E' una giornata particolare questa, con il meglio e il peggio del welfare italiano concentrati tutti in poche ore.

Questo numero di NotizieInRete esce infatti nei giorni in cui il DDL delega sul contrasto alla povertà si avvia ad una definitiva approvazione, che si spera possa avvenire nella giornata di domani 9 marzo; e questo, pur con tutti i limiti e con le incognite soprattutto circa l'adeguatezza dei futuri finanziamenti, rappresenta un evento di portata storica per il nostro welfare. 

Si tratta infatti della prima misura organica e specifica di contrasto alla povertà nel nostro Paese, che colma così un'assenza unica nel continente europeo, dopo che, dall'inizio del 2017, anche la Grecia si è dotata di una legge in materia.

La legge è frutto, oltre che di un'aumentata sensibilità delle forze politiche a fronte degli impressionanti numeri della povertà in Italia (sono oltre 4.5 milioni i poveri nel 2015),  anche di un'azione inedita e di grande portata politica del terzo settore, che ha trovato nell'Alleanza contro la Povertà un'aggregazione capace di porre la questione all'attenzione della politica e di sostenerla con proposte concrete e curate sia dal punto di vista politico che della sua effettiva implementazione.

Il percorso è partito con la Legge di Stabilità 2016, che ha destinato risorse consistenti al contrasto della povertà (per il 2017 si potrà contare su circa 2 miliardi) e che ha previsto l'avvio di una misura nazionale di contrasto alla povertà e l'approvazione di un Piano Nazionale che trovano nella legge che il Senato sta approvando il punto di snodo. In attesa della sua operatività, è partito comunque da settembre 2016 il SIA come misura - seppure  parziale perché rivolta alle sole famiglie con figli minori e disabili - diffusa su tutto il territorio nazionale, che prevede insieme sostegno al reddito e percorsi di reinserimento.

Quindi, un giorno glorioso per il welfare italiano, si potrebbe pensare. Ma - parafrasando una nota pubblicità - al nostro Governo non piace vincere facile; e così in quella che doveva essere una giornata in cui incassare complimenti e attestati di soddisfazione, i media di settore sono occupati dalle reazioni preoccupate al taglio - ora confermato anche da fonti istituzionali - di 250 milioni complessivi ai due maggiori fondi sociali italiani, il Fondo politiche sociali e il Fondo non Autosufficienze. 


Il Governo sta tagliando il Fondo Politiche Sociali e il Fondo Non Autosufficienze: L'allarme del Forum - Giornale Radio Sociale - CGIL CISL e UIL - CorriereSociale - Vita - Regioni - Fish e Fand - RedattoreSociale - Repubblica


Al di là di ogni scontata considerazione su questa decisione, emerge la confusione politica delle nostre istituzioni, che mentre - opportunamente - scelgono di strutturare una specifica misura di welfare (povertà) in modo uniforme sul territorio nazionale dando adempimento al dettato dell'art. 117 della Costituzione sui livelli essenziali delle prestazioni da assicurare a tutti i cittadini, negli stessi giorni ricollocano un'altra parte del welfare sul terreno delle autonome scelte locali, lasciando che siano Regioni e comuni a decidere se e quanto possono dedicare al welfare.

E l'Italia è lunga, fatta da Regioni che si responsabilizzeranno e colmeranno le risorse tagliate dallo Stato e da Regioni che, a loro volta appaiono in completa confusione.

Un esempio lampante, sempre di queste ore, è dato dal Presidente della Regione Sicilia Crocetta, che non ha certo brillato in questi anni per capacità di far funzionare la macchina regionale. Ebbene, il Nostro prima fa sfoggio di un complottismo da far impallidire i sostenitori delle scie chimiche affermando che l'aumento dei disabili certificati sarebbe conseguenza di un accordo scellerato tra Comuni e cooperative per drenare soldi pubblici; poi immagina di far assistere le persone con disabilità con ex LSU e forestali. Un modo per tentare di recuperare un po' di bacino elettorale a spese di chi ha necessità di servizi di ben altro genere. (Leggi anche questo articolo di Elisa Furnari e Dino Barbarossa)

Ecco, è a questo variopinto mondo che, con il ritiro dello Stato e in mancanza di livelli essenziali delle prestazioni, vengono affidate le scelte sul welfare locale.

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