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Nel febbraio scorso pubblicammo su ideeinreete.coop un breve articolo intitolato Comunità Vs Iper-regolazione: cronache dal fronte;  vi si illustrava un paradosso dei nostri giorni: da una parte mai come oggi vi è un'enfasi positiva sui cittadini che si auto organizzano e si prendono cura di beni comuni; dall'altra l'apparato normativo si estende sempre di più, frenando e mortificando i cittadini disponibili ad attivarsi.

Bene, due fulgidi esempi dell'invadenza normativa si trovano in questi giorni sui maggiori quotidiani.

Il primo viene dalla capitale, dove il Comune ha disciplinato le modalità con le quali un cittadino può operare volontariamente per prendersi cura di un giardino o della propria via; i giornali hanno evidenziato soprattutto le implicazioni economiche della questione, il fatto che ai volontari sia stato richiesto di pagare di tasca propria l'assicurazione, ma qui si vuole sottolineare principalmente un altro aspetto. Diamo uno sguardo alla surreale modulistica approvata dall'amministrazione romana con una determinazione dirigenziale del 3 agosto. Già il titolo è tutto un programma: "Autorizzazione allo svolgimento di attività di volontariato per la manutenzione del verde cittadino". Autorizzazione?!? Ma da quando in qua se davanti a casa mia vi è zozzura (che il Comune non rimuove) devo chiedere autorizzazione per intervenire? Comunque, andiamo avanti e immaginiamo un prode leader di comunità che passa un pomeriggio a volantinare nelle buche delle lettere un appello alla responsabilità e alla cura del proprio quartiere: "Amici, troviamoci domenica pomeriggio ai nostri giardini pieni di cartacce, con panchine rotte e siepi amazzoniche! Lavoriamoci insieme perché i nostri figli possano ritornare a giocarci come facevamo noi da bambini!". E immaginiamo che preso da sacro ardore civico un brav'uomo desideri prendere parte a questo momento di attivazione della comunità locale. Uno si aspetterebbe una pubblica menzione di merito, invece il brav'uomo o per lui l'associazione promotrice deve collegarsi a internet, scaricare il modulo, scrivere da che ora a che ora e in quale preciso indirizzo è intenzionato a fare il volontario nonché dettagliare quello che intende fare: svuotamento cestini, raccolta carte, sfalcio di arbusti, potature, taglio dell'erba, manutenzione panchine e cestini, ecc. Vanno inoltre specificati mezzi e attrezzature utilizza, DPI previsti, ecc.; oltre a ciò deve pagare l'assicurazione e, inviato il tutto al Dipartimento tutela ambientale del Comune attendere la conferma timbrata "Visto - si autorizza". Da farsi passare la voglia prima di iniziare!

Ma dalla capitale allarghiamoci al resto del Paese. Uno spettro si aggira per fiere, sagre paesane, balli in piazza, notti bianche che da sempre allietano le serate estive: la "circolare Minniti". Un esempio per tutti, ma non è difficile trovare casi simili in giro per l'Italia: un Comune che rinuncia alla tradizionale "Cena in bianco" perché "le norme di sicurezza, legate alla circolare Minniti, hanno creato un muro insormontabile... La cena in bianco è un evento no profit, dove né gli organizzatori né, tantomeno, i commensali devono toccare denaro. Per questo, a fronte delle richieste imposte dalla Prefettura, ci siamo arenati. In particolare, avremmo dovuto presentare un piano, nel rispetto delle misure di “Safety” e “Security”, firmato da un ingegnere. Impossibile per noi che siamo privi di budget". Così come risultava impossibile predisporre un servizio di sicurezza privata, uno studio delle vie di fuga, ecc. insomma tutte le richieste della circolare Minniti qui riassunte e che devono essere oggetto di uno specifico piano per ogni evento pubblico. Di fronte ad evento critico - i fatti di Piazza San Carlo a Torino - invece di avviare un ragionamento su come la nostra società deve reagire alla paura del terrorismo ci si affida a carte paranoiche che sicuramente non bloccheranno l'ISIS, ma ci rinchiuderanno in casa, alimentando così ancor più la paura e la sensazione di essere sotto assedio; e di conseguenza le reazioni di panico come quelle di Torino. L'unica speranza è riposta in quell'impasto di inerzia, ignoranza (e un po' di buon senso) che talvolta caratterizza la nostra amministrazione, così che magari almeno in un po' di casi quella circolare si farà come se non esistesse. 

Vi è da scommettere che le menti protagoniste di questi due colpi di genio in un qualsiasi convegno si affretterebbero a magnificare la partecipazione dei cittadini, il territorio, ecc. Ma l'azione di comunità non può che essere spontanea, autogestita e anche un po' anarchica. Se no è un'altra cosa. L'iper regolazione uccide la prossimità, la battaglia è solo all'inizio.

(grazie a Massimo Novarino per la segnalazione)

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