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Mercato pubblico e privato

Una istantanea di ISNET slla rilevanza del mercato pubblico e del mercato privato per le imprese sociali italiane.
Dai dati in serie storica, rimane costante la forbice tra le entrate derivanti dai privati e quelle derivanti da rapporti con enti pubblici e locali, che si confermano la fonte primaria di entrate per le organizzazioni intervistate. Tra le
organizzazioni che lavorano meno con il pubblico ci sono le organizzazioni più giovani, le Cooperative di tipo B e le Cooperative che operano principalmente in ambito locale. Viceversa, sono i Consorzi e le organizzazioni con più di
30 anni di attività quelle in cui le entrate derivano in maggior misura da rapporti con l’ente pubblico. Il «peso» dell’ente pubblico nei ricavi tende inoltre ad ampliarsi all'aumentare del personale e del
volume delle entrate.

Opinioni sulla Riforma del terzo settore

In attesa di vedere gli sviluppi del disegno di legge, che inizierà l'esame alla Camera il 23 maggio, ecco alcuni indicatori di conoscenza e sentiment provenienti dai dati Osservatorio Isnet, 9° edizione. Per quanto riguarda i livelli di conoscenza, l’iter legislativo della Riforma del Terzo Settore è seguito da più di 8 imprese su 10, (un  buon segnale del livello complessivo di attenzione e coinvolgimento delle organizzazioni). Tra le imprese sociali, sono le cooperative sociali, le associazioni e le fondazioni a registrare i livelli di conoscenza più alti con valori assimilabili a quelli del panel di cooperative sociali. Viceversa sono le imprese a base capitalistica (Srl e Spa) e a base sociale (Sas e Snc, perlopiù scuole) le organizzazioni che mostrano minor attenzione al tema Riforma del Terzo Settore.

"Sa che è in fase di discussione in parlamento la riforma del terzo settore?”

Sull’impresa sociale i pareri sono divergenti, tra aspetti positivi ed  elementi di criticità. La governance allargata e la possibilità di distribuire gli utili sono gli aspetti a più elevata criticità: il rischio, secondo il parere di una porzione del campione,  è che l’impresa sociale snaturi la propria identità a favore di modelli di impresa profit . Su questi aspetti si rileva una convergenza di valutazioni tra le cooperative sociali imprese sociali e il panel di cooperative sociali.

Inoltre, l’attribuzione automatica della qualifica di impresa sociale raccoglie pareri negativi da parte delle cooperative sociali che hanno già la qualifica di impresa sociale, poiché ritengono sia discriminatorio rispetto ai processi che in primis hanno dovuto sostenere per ottenere la qualifica.

Al contrario, le agevolazioni finanziare per le imprese sociali (fondo rotativo, crowfounding, agevolazioni fiscali per investitori) e l’estensione delle categorie di lavoratori svantaggiati in conformità con la normativa europea , sono gli aspetti che raccolgono il maggior numero di pareri favorevoli 

Il Panel Isnet è costituito da 400 cooperative sociali e 100 imprese sociali ex Lege – Clicca qui per avere maggiori informazioni sul campione e sulla metodologia dell’indagine.

L’impatto sociale dal punto di vista delle organizzazioni

Alle organizzazioni che hanno dichiarato di avere “generato un impatto sociale” (80,8% del Panel Isnet) è stato chiesto se hanno indicatori in grado di misurare il proprio impatto sociale sui destinatari. Il 65,3% della porzione di campione risponde positivamente: dati quantitativi (51,5% delle segnalazioni), qualitativi (5,4%), sia qualitativi che quantitativi (8,4%). Attraverso l’indagine, Isnet ha raccolto un set di indicatori qualitativi per tipologia di beneficiario (ad es. disabili, anziani, immigrati, ex tossicodipendenti, nuove povertà, ecc.) segnalati direttamente dai responsabili delle organizzazioni intervistate. Si tratta un importante strumento informativo, in quanto banca dati qualitativa “costruita dal basso” a partire dalle dirette indicazioni dei protagonisti delle attività, utile per successive applicazioni  su misurazione di impatto e verifica dei benefici prodotti sulla comunità. 

Il Panel Isnet è costituito da 400 cooperative sociali e 100 imprese sociali ex Lege – Clicca qui per avere maggiori informazioni sul campione e sulla metodologia dell’indagine.

L'impatto sociale per le imprese che fanno social procurement

Nel 66,7% dei casi le persone interpellate,  giudicano “molto” importante che gli indicatori di impatto vengano considerati in una valutazione di social procurement.

Non a caso, sono in prevalenza i rappresentanti delle aziende profit a scegliere questa opzione. Oggi infatti, le resistenze maggiori al social procurement sono riconducibili ad un preconcetto sull’efficienza del terzo settore; le imprese profit pensano che le organizzazioni non profit non siano sempre all’altezza di soddisfare le richieste. Un’evidenza sull’impatto sociale generato delle forniture sociali, può accompagnare positivamente percorsi di consapevolezza.

L’indicatore rappresenta un dato di sentiment a partire dalle valutazioni di un pubblico già sensibile al tema del social procurement, suddiviso tra responsabili di organizzazioni non profit e responsabili acquisti e CSR manager di aziende profit del centro nord Italia.

Social procurement: le collaborazioni tra profit e non profit

il 10 febbraio Isnet ha presentato a Milano un'idagine realizzata insieme a Right Hub sul social procurement. Qui trovi una sintesi di alcuni dati.

Uno degli esiti più interessanti dell'indagine è che in nove casi su dieci - l’88,1% delle imprese profit intervistate da Isnet - c’è disponibilità a valutare candidature per gli acquisti sociali. La percentuale aumenta fino al 97% nel caso di imprese profit che hanno già in essere dei rapporti di fornitura con le cooperative sociali (il 27,5 del campione).  Una buona notizia per stimolare i processi di diversificazione già in atto in molte organizzazioni e aumentare il numero delle best practice, ad oggi ancora poco diffuse rispetto alle effettive potenzialità.

Le interviste ai responsabili acquisti e csr manager sono state realizzate nel mese di dicembre 2015, attraverso  un questionario strutturato, somministrato con tecnica CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing). Il campione di 109 aziende è costituito prevalentemente (65,1% degli intervistati) di aziende di grandi dimensioni con più di 250 dipendenti, con sede legale nel Nord Italia e più unità locali diffuse su tutto il territorio nazionale.

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