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NotizieInRete 173 - 10 giugno 2010 - Newsletter del Consorzio Nazionale Idee in Rete

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Lo statuto e Il regolamento

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Notizie dalla rete

- 11-06-2010 - Pordenone: performance di dancability realizzata dalla cooperativa FAI

- 10-06-2010 - Corso a Catania su disturbi apprendimento

- 08-06-2010 - Idea Agenzia per il Lavoro: firmata la convenzione per il progetto Orient Express

- 07-06-2010 - Progetto per inserimento disabili a Noto

- 06-06-2010 - ASVI, chiusura del master e nuove proposte formative


Prossimo numero 20 giugno.

Si segnala che sul sito di Idee in Rete è presente la documentazione completa dei lavori dell'Assemblea dei Soci del 28 maggio (vedi anche lo Speciale Assemblea).

Report XV Rapporto congiunturale di Confcooperative

Il  6 giugno Report si è nuovamente occupato, tra gli altri temi, di cooperative sociali. Il servizio, di cui sono consultabili sia il video che la trascrizione, critica il coinvolgimento delle cooperative sociali nella gestione dei servizi all'infanzia del Comune di Milano e riprende la vicenda delle esternalizzazioni delle ASL per servizi infermieristici a Roma, già trattata in precedenti puntate.

Sbaglia Report a stabilire un'equazione tra esternalizzazione - cooperative - decadimento dei livelli di servizio. I livelli di servizio non dipendono dal fatto che il prestatore sia pubblico o cooperativo (semmai vi sarebbero buoni motivi per sostenere, a parità di risorse, una maggiore efficienza cooperativa), ma dalle risorse che sono messe in campo. Se il welfare si restringe, ciò non avviene perchè ci sono le coopertive (anzi!), ma perchè vi sono scelte allocative che vi destinano meno risorse.

Sbaglia o è parziale Report a stabilire un'equazione tra cooperazione e cattive condizioni di lavoro, dal momento numerosi e convergenti dati di ricerca mettono in luce un trattamento dei lavoratori sicuramente non peggiore rispetto ad imprese equivalenti nel settore privato; è vero invece che vi sono retribuzioni inferiori rispetto al settore pubblico a parità di mansione, ma si tratta di un confronto improponibile essendo quest'ultimo alimentato da tasse e deficit. Nè d'altra parte il settore pubblico uscirebbe premiato da una seria analisi comparativa sulle condizioni dei lavoratori che tenga conto dei fenomeni di precarizzazione, sicuramente assai diffusi anche alle dipendenze dirette della pubblica amministrazione.

Sbaglia Report ad affermare che gli affidamenti di servizi a cooperative costano di più perchè, a fronte delle minori retribuzioni agli operatori (vedi sopra) vengono arricchite sovrastrutture organizzative. Tutti i dati dimostrano al contrario margini operativi calanti per la cooperazione di servizi alla persona da oltre un decennio (pur con fatturati crescenti, il che dovrebbe favorire economie di scala). Aumentano le cooperative - in diversi territori e di diverse dimensioni - con bilanci privi di ogni remunerazione o che chiudono in perdita. Le imprese con sovrastrutture inefficienti sono naturalmente espulse dal mercato. E, a proposito di sovrastrutture (sedi, impiegati amministrativi, coordinatori, dirigenti, ecc.) i cui costi sono da ripartire, bisognerebbe informare Report che anche gli enti pubblici ne hanno. Tra l'altro, pensare che le cooperative non debbano averne significa immaginarle nel ruolo degradante di pura intermediazione di personale. Se invece vi è organizzazione, è normale che sia remunerata.

E' parziale Report nel non interrogarsi in modo più ampio sui modelli di welfare. La combinazione - data una certa quantità di risorse - tra standard di servizio, compartecipazione (economica e non) delle famiglie e numero di utenti serviti non può avere come risposta scontata: "gli standard più alti, tutti serviti, costi zero per le famiglie, costi bassi per l'amministrazione". Ciò non significa giustificare situazioni di decadimento della qualità o addirittura di rischio per gli utenti, ma affermare che si tratta di scelte problematiche e non scontate, dove le diverse istanze vanno bilanciate e che, dove possibile, vanno individuate soluzioni innovative che non rendano il gioco tra questi elementi a somma zero.

Sbaglia la cooperazione se inquadra automaticamente i casi di condizioni lavorative insoddisfacenti dei propri lavoratori alla stregua di libere e autonome scelte di investimento dei soci. Spesso non è così.

Sbaglia la cooperazione se trova comunque difendibile la partecipazione a gare pubbliche anche quando sono evidentemente intermediazioni di manodopera più o meno mascherato e/o sottocosto.

Una ricerca dell'IRES Piemonte, che ha esaminato duecento capitolati d'appalto, ha riscontrato che due terzi delle basi d'asta (basi d'asta! senza contare quindi i successivi ribassi) sono inadeguate o a rischio inadeguatezza (pag. 44) e che in un terzo dei casi i capitolati (capitolati! senza contare poi le effettive prassi) contengono elementi rilevanti di intermediazione di manodopera (pag. 56). In due terzi degli affidamenti, dunque, vi è solo da capire come sarà ripartito danno: sulla cooperativa che accetta di lavorare in perdita e rischia di fallire, sui lavoratori pagati meno del dovuto, sugli utenti che ricevono standard di servizio diversi da quelli richiesti. Ma, quello che è certo, è che da una parte o dall'altra il danno non potrà che scaricarsi, perchè esiste in origine.

Se ci interessa ripartire (tra ente che appalta sottocosto, la cooperativa che accetta di partecipare, sindacato che chiude un occhio salvo poi, se del caso, attaccare la cooperativa) le responsabilità di questa situazione e definire quindi di chi è attore, complice o vittima di questa situazione possiamo dire  che sono proporzionali alla forza contrattuale dei diversi soggetti.

Dal punto di vista delle soluzioni, l'unica via è di mettere da parte l'attuale deresponsabilizazione circa gli esiti delle proprie azioni e avviare un dibattito sul welfare locale che non accetti più il principio dello scaricamento del danno su un soggetto contrattualmente più debole. L'esito di questo confronto potrà essere l'aumento di risorse per il welfare, la richiesta di più soldi alle famiglie, la ridefinizione di standard o modelli di servizio, e così via, ma almeno sarà un esito trasparente e valutabile da un punto di vista politico e di tecnico. Oggi non è così.

E' stato un periodo particolarmente ricco di rapporti: dall'Istat, uscita con l'ormai tradizionale Italia in cifre ai costi di cittadinanza nelle città metropolitane, dal rapporto sul contrasto dell'illegalità ambientale al rapporto Aidwatch sugli aiuti allo sviluppo.

Nell'impossibilità di dar conto di tutti questi aspetti, alcuni dei quali rilanciati anche dagli organi di stampa nazionali, si sceglie di approfondire il XV° rapporto congiunturale di Confcooperative.

Si tratta di uno studio, realizzato quadrimestralmente, che registra valutazioni e aspettative dei cooperatori rispetto alla situazione economica.

In sintesi, il giudizio degli intervistati fa emergere elementi di sofferenza, ma anche la determinazione a perseguire le prospettive di sviluppo tenendo duro soprattutto sul fronte dell'occupazione, a costo di sacrificare i risultati di esercizio. La dinamica registrata sul fronte occupazionale vede 7 cooperatori su 10 mantenere stabili i livelli occupazionali; 1 su dieci segnalano un aumento dell’occupazione, mentre 2 su dieci dichiarato di aver contratto le risorse umane; guardando al futuro le previsioni sono comunque leggermente più positive: 6 cooperatori su 10 prevedono stabilità nell’occupazione e nei ricavi, 3 vedono una crescita in entrmabi, 1 vede un peggioramento su entrambi i fronti.

Come sottolineato dal Segretario generale Vincenzo Mannino nell'audizione al Senato, "le cooperative hanno reagito alla crisi salvaguardando l’occupazione, ma a scapito degli utili. È la prova che le nostre cooperative operano in coerenza con la missione mutualistica". Di qui un aspetto delicato da tenere in considerazione per dare fiato alla ripresa: «Il drastico assottigliamento degli utili – ricorda ancora Mannino – renderà più difficile la ripresa degli investimenti all’uscita dalla crisi. Gli utili sono per le cooperative infatti la leva principale di patrimonializzazione attraverso l’accantonamento delle risorse indivisibili».

Tra gli elementi di negativi emergono il proliferare di cooperative spurie dedite al dumping contrattuale, il ritardo dei pagamenti sia da parte di clienti pubblici che privati, le restrizioni del credito.

In generale i diversi indicatori utilizzati denotano, dopo la caduta sino alla prima parte del 2009, una stabilizzazione su livelli non ancora soddisfacenti, ma comunque superiori rispetto alla fase peggiore della crisi.

Nel settore sociale gli aspetti comparativamente più problematici sembrano essere legati peggioramento della liquidità; il Presidente Marino sottolinea come sia "positivo il saldo associato alla forza lavoro nella cooperazione sociale dove, tuttavia, aumenta la percezione di un peggioramento del posizionamento competitivo delle cooperative determinato dal ritardato pagamento della PA e dal dumping contrattuale".

 


NoColors su YouTube

Sono stati resi disponibili su YouTube alcuni video che raccontano il progetto NoColors di Palermo, finalizzato all'integrazione dei giovani immigrati, oltre che una galleria fotografica.

 

10 giugno - follie di (solo) di allora?

Settantanni fa l'Italia entrava in guerra. Vale la pena di dedicare alcuni minuti ad ascoltare il discorso con cui Mussolini lo annuncia. Per ricordarsi di quanto un misto di propaganda assillante, di paure e vittimismi evocati ad arte e senza sosta, di mobilitazione degli istinti più bassi e primitivi, di culto della personalità, possano portare dritto verso la tragedia.

Più che l'arroganza e l'idiozia dell'oratore, colpisce la reazione entusiastica della folla, che sarebbe un errore pensare come costretta o prezzolata. A tanto può portare una collettiva perdita della ragione, per questo è ancora più importante vigilare su alcune preoccupanti evoluzioni della nostra società. Una società - come allora - in cui albergano paure e spiriti di rivincita è la più esposta a derive pericolose.
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