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A prima vista, leggendo qua e là alcuni passaggi ("non possiamo sottovalutare la necessità di essere in grado di dare un concreto apporto, dove sia necessario - come già lo è stato in vari teatri di crisi - sul piano militare... Nessuna delle missioni europee e internazionali che sono risultate efficaci - dal Kossovo al Libano - per produrre effetti di stabilizzazione e di salvaguardia della pace, sarebbe stata possibile senza il supporto delle Forze Armate dei nostri paesi....Dobbiamo dunque procedere nella piena, consapevole valorizzazione delle Forze Armate che continuano a fare onore all'Italia"), il sospetto poteva essere  che qualche collaboratore distratto avesse per errore inserito nel sermone del Presidente per il 25 aprile un passaggio scritto per la ricorrenza del 4 novembre. E NotizieInRete, da sempre attenta alla celebrazione della Liberazione (1 - 2 - 3), non poteva che rimanere incuriosita.

Niente di tutto questo, invece, non è colpa di uno staffista maldestro, queste parole non sono a caso.

Seguiamo il discorso. Dopo le parole di rito, il nostro pur sempre moderato Presidente si concede un attacco che quasi sembra inneggiare alla lotta armata ("La Resistenza, ... fu nel suo insieme un grande moto civile e ideale, ... Ma fu innanzitutto - non sembri superfluo sottolinearlo - popolo in armi")

 Ma niente paura, anche in questo caso non si tratta di un refuso inserito da un altro collaboratore che ha riciclato in modo disattento un pezzo sul 25 aprile scritto in gioventù per Lotta Continua: perché il filo logico non va a parare sulla ribellione armata all'ordine costituito, ma, appunto - con un collegamento che farebbe invidia ad un curato di campagna d'altri tempi - all'importanza delle nostre Forze Armate.

Il Presidente indugia quindi su un inciso dedicato ai marò ("E desidero non far mancare una parola per come fanno onore all'Italia i nostri due Marò a lungo ingiustamente trattenuti lontano dalle loro famiglie e dalla loro Patria"); vicenda sicuramente spiacevole e in cui lo Stato indiano sta operando in modo censurabile, di cui però non è chiaro il legame con il 25 aprile: che i pescatori inveissero e gridassero con atteggiamento tipico dei pirati (versione italiana) o che la loro barca si sia avvicinata alla nostra petroliera muovendosi alla deriva perché l'equipaggio dormiva dopo una notte di pesca (versione indiana) si sta parlando di un tragico incidente in cui sono rimasti uccisi due poveracci innocenti, non di un coraggioso assalto ad una colonna di blindati nazifascisti.

Ma veniamo al punto, dove vuole andare a parare il Presidente? La risposta sta nella chiusura finale, nell'apice a cui - ora lo si capisce - tutto il discorso sin dall'inizio andava a tendere: "Dobbiamo procedere in un serio impegno di rinnovamento e di riforma dello strumento militare, razionalizzando le nostre strutture e i nostri mezzi, come si è iniziato a fare con la legge in corso di attuazione, e sollecitando il massimo avanzamento di processi di integrazione al livello europeo. Potremo così soddisfare esigenze di rigore e di crescente produttività nella spesa per la Difesa, senza indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo e perfino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni demagogiche antimilitariste." E qui, sempre in tema di copia - incolla, verrebbe da pensare ad un riutilizzo di qualche vecchia esternazione del predecessore Cossiga, se non fosse che nemmeno lui forse si era spinto a tanto.

Il Presidente ce l'ha con chi mette in questione l'acquisto degli F35.Utilizza in modo increscioso uno dei palcoscenici istituzionali più sacri di un Paese, quello della ricorrenza in cui Esso celebra la sua rinascita dalla guerra e dalla dittatura, per affermare proprie posizioni che, nello specifico, divergono radicalmente da quelle espresse da una parte significativa del terzo settore. Ma non dovrebbe essere Presidente anche nostro?

Davvero pensa il Presidente che chi 70 anni fa perse o rischiò la vita per costruire una nuova Italia - e che pochi anni dopo scrisse l'articolo 11 della Costituzione - oggi vorrebbe destinare le poche risorse di un Paese stremato dalla crisi a comprare aeroplani da guerra invece che per rilanciare il Paese o per assicurare ai cittadini i diritti fondamentali ancora negati? Sicuro che nessuno degli eroi della Resistenza da lui ricordati oggi sia (o sarebbe, se in vita) un demagogo antimilitarista?

E ancora: perché non parlare chiaro? Nella retorica attuale, purtroppo, i linguaggi allusivi ("senza indulgere in decisioni sommarie" - quali? - "che possono riflettere incomprensioni di fondo" - quali? - ecc.), che dovrebbero appartenere a ben altre culture, sono utilizzati come segno distintivo di autorevolezza. Si sentono un po' tutti come il Papa (il quale, peraltro, di solito parla invece chiarissimo).

Di per sé nulla di strano che il Presidente ritenga auspicabile l'acquisto in questione, tanto più che se qui siamo è perché esso è stato ritenuto tale da precedenti Governi di diverso colore politico; ciò che è stonato è che una figura di garanzia di tutti si spenda con un intervento pesantemente di parte in un dibattito invece oggi assai acceso, che lo faccia tirando in ballo la lotta per la Liberazione e che lo faccia da un palco istituzionale di tale solennità.

La scelta di cui si sta parlando richiederebbe al contrario da una parte ben altro atteggiamento rispetto a quello (purtroppo pervicacemente) adottato sulla questione dal Presidente Napolitano; dall'altra invece che le forze politiche dicessero chiaramente cosa si propongono di fare, ottenendo poi consenso e dissenso da parte degli elettori ed essendo giudicati sulla effettiva fedeltà a quando proclamato in campagna elettorale.

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