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In questi anni NotizieInRete ha sempre ricordato il 25 aprile, come momento di rinascita civile e politica del nostro Paese; l'anno scorso ci dedicammo alla libertà riconquistata, ricordando il celebre discorso di Calamandrei (video  1 - 2 - 3) sulla Costituzione.

Quest'anno - lo facciamo oggi, perché per le festività pasquali il prossimo numero slitta tra 15 giorni -  proponiamo invece una riflessione sulla libertà perduta.

Quando la libertà può dirsi perduta, quando l'Italia perse la sua libertà condannandosi ad un ventennio buio culminato in tragedia?

Sicuramente da un punto di vista storico sono corrette molte risposte - la marcia su Roma, del 28 ottobre 22, potrebbe essere la più naturale, o le date delle "leggi fascistissime" adottate tra il 1925 e il 1926, ad esempio.

La libertà è perduta, si potrebbe rispondere, quando può essere attaccata pubblicamente senza che ne derivi scandalo o reazione. Quando il cammino verso il totalitarismo termina di essere avversato e di creare indignazione, ma viene giustificato come frutto di necessità superiori o della mandato del popolo laborioso che chiede ordine e sicurezza.

 

Dopo le tensioni seguite al delitto Matteotti e la risposta dell'opposizione con la secessione dell'Aventino, il 3 gennaio 1925 Mussolina pronuncia un celebre discorso alla Camera, sotto riprodotto in sintesi. Stili e argomentazioni vanno letti con attenzione, perché la tentazione di ritenere la libertà un accessorio futile è sempre presente. Poche ore dopopartirono le disposizioni ai prefetti che determinarono, in capo a pochi giorni, la chiusura di circoli e associazioni, arresti degli degli oppositori politici, limitazioni alla libertà di stampa con ripetuti sequestri delle testate di opposizione. Le reazioni dell'opposizione sono deboli e divise. Le istituzioni che dovrebbero garantire la democrazia non reagiscono. Il Re è probabilmente contento. L'Italia ha digerito il fatto che la libertà si può perdere, che chi la reprime è un uomo della Provvidenza.  Nei successivi due anni si compì la definitiva trasformazione dell'ordinamento dello stato in senso totalitario (le già citate "leggi fascistissime". Questo il discorso di Mussolini.


"… Fu alla fine di quel mese, di quel mese che è segnato profondamente nella mia vita, che io dissi: "voglio che ci sia la pace per il popolo italiano"; e volevo stabilire la normalità della vita politica.

Ma come si è risposto a questo mio principio? Prima di tutto, con la secessione dell'Aventino, secessione anticostituzionale, nettamente rivoluzionaria. Poi con una campagna giornalistica durata nei mesi di giugno, luglio, agosto, campagna immonda e miserabile che ci ha disonorato per tre mesi.

 Le più fantastiche, le più raccapriccianti, le più macabre menzogne sono state affermate diffusamente su tutti i giornali! … Si facevano inquisizioni anche di quel che succede sotto terra: si inventava, si sapeva di mentire, ma si mentiva.

E io sono stato tranquillo, calmo, in mezzo a questa bufera, che sarà ricordata da coloro che verranno dopo di noi con un senso di intima vergogna. Tuttavia io continuo nel mio sforzo di normalizzazione e di normalità. Reprimo l'illegalismo. … Si risponde con una accentuazione della campagna. Si dice: il fascismo è un'orda di barbari accampati nella nazione; è un movimento di banditi e di predoni! Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la triste storia delle questioni morali in Italia.

… Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto [delitto Matteotti].

Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa!  Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! 

Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi.

In questi ultimi giorni non solo i fascisti, ma molti cittadini si domandavano: c'è un Governo? Ci sono degli uomini o ci sono dei fantocci? … Un popolo non rispetta un Governo che si lascia vilipendere! Il popolo vuole specchiata la sua dignità nella dignità del Governo, e il popolo, prima ancora che lo dicessi io, ha detto: Basta! La misura è colma!... [segue descrizione dei disordini seguiti dei mesi precedenti, che Mussolini lega alla “sedizione” dell’Aventino]… Allora viene il momento in cui si dice basta! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c'è stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai.

Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il fascismo, Governo e Partito, sono in piena efficienza.

Signori!

il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione dell'Aventino. L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa.

Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l'amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario.

Voi state certi che nelle quarantott'ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l'area. Tutti sappiamo che ciò che ho in animo non è capriccio di persona, non è libidine di Governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la patria.

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