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Non è usuale, per la cooperazione, dedicare riflessioni alla data del 25 aprile. NotizieInRete è solo una newsletter operativa, ma con la consapevolezza che l'operatività non deve farci perdere l'attenzione per alcune trasformazioni che stanno attraversando la nostra società. In questi mesi si è pertanto scelto di parlare di pogrom di nomadi, dei ripetuti richiami di istituzioni internazionali preoccupati del dilagare, nella cultura e nella politica del paese, di posizioni razziste o xenofobe, dinormative sui migranti, di white christmas. Sono alcuni - ma non i soli - segnali del pericolo che un patto originario rischia di decomporsi. E' il patto sancito dalla Costituzione ad essere a rischio, prima ancora che per il tentativo dell'una o dell'altra forza politica di forzarne specifiche norme, per il diffondersi nella società e nella cultura di valori lontani dai "doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" e dal proposito di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" costituzionali.

Per alcuni anni, e in particolare nel 2009, è parso che il tema all'ordine del giorno fosse la necessità di "ripensare" il 25 aprile in chiave meno parziale e il "rispetto di chi stava dall'altra parte"; in questo modo contrabbandando con la legittima pietà e rispetto per tutti i caduti una visione sbiadita deivalori costituzionali - quelli sì, patrimonio di tutti - che trovano origine in quei momenti storici (è un classico da tutti conosciuto, ma sempre da rileggere il celebre discorso di Calamandrei del 1955).

Fa certo piacere leggere l'intervento, a tratti appassionato, del Presidente della Repubblica promunciato a Milano il 24 marzo; ma soprattutto fa bene la lettera dell'imprenditore di Adro - rimasto anonimo - che ha scelto di pagare la mensa per i bambini che ne erano stati esclusi. Tanto per ricordare le piccole resistenze all'imbarbarimento che ciascuno di noi oggi può fare.


A proposito, ricordare la riconquista della libertà significa anche ricordare la rinascita della cooperazione: Confcooperative, sciolta dal fascismo, si ricostituisce pochi giorni dopo la liberazione; tre anni dopo la Costituzione all'art. 45 "riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata".  

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