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La storia è abbastanza nota. Si tratta di una famiglia di extracomunitari, una di quelle che non riesce a stare fuori dai guai. Pur assai anziano, a causa di un innalzamento dell’età pensionabile, lui, un falegname, aveva dovuto lavorare all’estero parecchi anni e solo da pochi mesi era tornato in patria. Ed erano iniziati i problemi. 

Benchè i potenti di allora fossero dediti a baccanali e amassero le danze dei sette veli fatte da giovani ragazze, le leggi si ergevano a strenua difesa della famiglia; bene, con alcuni semplici calcoli, vi fu chi mise in dubbio la virtù di sua moglie, che risultava in stato interessante. A chi gli chiedeva perché non la ripudiasse rispondeva con una strana storia farneticante. Probabilmente era pazzo, sempre che questo suo insistere sui “sogni” non rivelasse una doppia diagnosi. Insomma, le alternative erano lapidare lei e fare un TSO a lui, oppure calare un velo pietoso e lasciar stare. Si concluse che in fondo si trattava di due poveracci, per cui con un residuo senso di umanità si scelse di far finta di niente, sperando che da quel punto in avanti rigassero dritto.

Non era finita. La maggior potenza planetaria del tempo adottava una politica imperialista nei confronti del medio oriente e inolte i cittadini erano vittima di imposizioni burocratiche che li obbligavano a vagare da una parte all’altra per essere a posto con i documenti. Fatto sta che i giorni si compirono mentre la famigliola era fuori dalla propria terra. Tra un cartello “non si affitta a galilei, samaritani e fenici” e varie diffidenze degli abitanti locali verso gli stranieri, anche trovare un misero riparo fu, a quanto sembra, una vera avventura. La storia non ci dice precisamente se ciò avvenne grazie ad un’occupazione abusiva, se si trattò di locazione con canoni che gridano vendetta, come talvolta avveniva nei confronti degli stranieri, o di atto di solidarietà di qualche eccentrico; va detto, ad onore della popolazione locale, che, forse per naturale tenerezza nei confronti dei neonati, qualche pacco alimentare venne offerto in dono dagli abitanti del luogo poco dopo la nascita del piccolo.

I guai continuavano. Per non meglio precisate esigenze di ordine pubblico, pochi mesi dopo vennero disposte misure inumane che colpivano direttamente i bambini più piccoli in modo indiscriminato. Come avvenne la “soffiata” non è ben chiaro – il falegname tirava di nuovo in ballo storie farneticanti – fatto sta che la famigliola di extracomunitari riuscì a partire in fretta e furia prima che accadesse il peggio.

Al confine non fu facile. Oltreconfine stavano discutendo una legge che respingesse alle frontiere chi tentava di entrarvi. Certo, visto il motivo dell'espatrio, vi erano tutti gli estremi per ottenere lo status di rifugiati, ma se la nostra famigliola fosse stata respinta indietro, con ogni probabilità sarebbe finita molto male. Del caso si discusse a lungo, anche perché Oltreconfine i compaesani della famigliola avevano lasciato un pessimo ricordo. C’era chi sosteneva che il Re Erode forse era un po’ eccentrico, ma che comunque vi era un accordo con lui per rispedire indietro tutti quei pezzenti. D’altra parte vi fu la ferma opposizione di alcune associazioni umanitarie e alla fine, grazie al fatto di essere un buon artigiano, il falegname riuscì ad ottenere un permesso di soggiorno e, almeno per un po’, le cose filarono lisce.

Sul fatto che in quella famiglia non sapessero tenersi lontano dai guai vi sarebbe molto da scrivere, tanto è vero che sia il bambino sia suo cugino fecero una brutta fine. Predicatori estremisti, secondo i documenti delle autorità. Ma questa è un’altra storia.

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