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In effetti me lo stavo chiedendo, cosa dicono quegli amministratori locali che per dovere istituzionale debbono tenere il discorso del 25 aprile, ma che il 24 e il 26 (e i giorni più o meno adiacenti) ringhiano contro gli immigrati.

Bene, sono stato accontentato. Dopo che i bambini della scuola elementare avevano finito di declamare stralci del discorso di Calamandrei sulla Costituzione, dopo inno nazionale e introduzione dell’ANPI che commemora i partigiani del paese, tocca al Sindaco tenere discorso.

Il ragionamento è più o meno questo: ricordare i partigiani caduti è un modo per rafforzare la nostra identità, sono i nostri morti, la nostra storia locale di cui andiamo orgogliosi (e vabbè, escamotage furbetto, penso, ma ci può stare, anche se presumibilmente qualcuno dei caduti abbracciava orizzonti internazionalisti); oggi, inoltre, dobbiamo avere la capacità di sentirci tutti uniti, superare le divisioni (sarà un invito alla riconciliazione nazionale? Ci può stare anche questo, anche se non sembra proprio più un clima di caccia al fascista; adesso magari virerà su Pansa e “Il sangue dei vinti”? … SBAGLIATO! No, non è lì che il sermoncino vuole andare a parare!). Ecco, ora ci arriva: cos’è che ci divide? Qual è la minaccia di fronte a cui l’Italia tutta deve destarsi e cingersi d’elmo la testa e pugnare? Ora forse si rende conto che la sta dicendo un po’ grossa e fa uno strano giro di parole, ma - penso di avere ben compreso - il concetto è quello: la nostra generazione in luogo della Wehrmacht è chiamata a contrastare altre orde di invasori. Lascio alla vostra immaginazione quali. Sì, ecco il significato del 25 aprile: come ieri ai nazisti, oggi tocca opporsi ai negri invasori che insidiano la nostra identità culturale, il nostro essere popolo e comunità. E se ho colto bene il filo del ragionamento, io – noi – invece siamo gli eredi diretti della Xa MAS a Salò. Perché? Come, perché: facile! In fondo l’orda barbara sta entrando dentro i sacri confini grazie a dei perfidi collaborazionisti che per guadagnarci dei soldi o per altri non meglio individuati interessi di potere li fanno entrare a frotte.

Sono un po’ confuso ma comprendo quanto basta per astenermi dall’applaudire, o meglio, da riservare tutti gli applausi a ragazzi che leggono “Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione

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