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Chiudiamo con questo post la carrellata dei 5 processi dove si nota che, grazie a spinte o intuizioni collaborative, migliorano gli interventi (in termini di benessere di comunità e/o in efficacia del servizio/intervento).
Dopo “dalla comunità verso il servizio”, “dal servizio verso la comunità” e “dall'idea sociale alla rigenerazione” eccoci qua su:
-“dall'intreccio fra attori diversi della comunità” e “dal bisogno individuale alla collaborazione collettiva”.

Dall'intreccio fra attori diversi della comunità.
Uno spazio di assoluta importanza è proprio quello dove si intrecciano processi collaborativi tra mondi diversi (cittadini singoli, aziende profit, no profit, pubblico, ecc) non semplicemente per fare profitto ma per rispondere a problematiche sociali e quindi contribuire a migliorare il benessere della comunità in cui si trovano. E' un luogo che ha bisogno di strumenti attori e anche una sensibilità da portare (che gli attori coinvolti sposano completamente).
Un esempio che costituisce un sistema perfettibile ma molto efficace è la cooperativa di comunità di Melpignano.
Melpignano è un piccolo comune vdi 2.300 abitanti. L'intuizione parte dal Sindaco che si chiede perché non mettere insieme i cittadini, le maestranze della comunità, i tecnici che si occupano di energie rinnovabili, gli installatori di impianti fotovoltaici, l’amministrazione di una comunità e creare una Cooperativa di comunità che utilizzi gli stessi proventi proventi delle rinnovabili per finanziare la Cooperativa di comunità. Ed è così che il 18 luglio 2011, i primi 71 soci fondatori (cittadini di Melpignano e soggetti vari che oggi sono diventati circa 130) sottoscrivono lo statuto della cooperativa.
La prima azione, è appunto l’installazione dei tetti fotovoltaici sulle case dei soci, grazie ai quali oggi i cittadini hanno l’energia gratis. Con un investimento di 400mila euro vengono realizzati i primi 34 impianti, di cui 29 di proprietà della Cooperativa e 5 venduti ai soci.
E ad oggi l'esperienza continua anche con altri progetti come quello sull'acqua.
Una storia che a raccontarla sembra banale ma che ha dentro se tutta la fatica dell'aver coinvolto la comunità e poi la forza generata dall'incrocio di interessi e storie di tanti che in quella comunità hanno trovato il contenitore naturale in grado di produrre contemporaneamente una soluzione e il miglioramento della propria comunità.

Dal bisogno individuale alla collaborazione collettiva.
Questo contesto è senz'altro il più vasto in termini di potenzialità, di esempi da fare e di prospettive. Si esprime nella capacità, non solo di comprendere e far convergere i singoli problemi individuali in un unico contenitore, ma di portare questo insieme all'interno di strumenti che poi facciano davvero funzionare il movimento collettivo auspicato. Non sono spazi che si reggono con la semplice partecipazione ma hanno bisogno della costruzione di stabile collaborazione.
L'intuizione di Matro Pilastro a Bologna nell'omonimo quartiere Pilastro ne è un perfetto esempio.
Manutenzione del verde, traslochi e imbiancature, sostegno agli anziani e alle persone fragili. Sono alcuni dei servizi offerti da "Mastro Pilastro" cooperativa di comunità nata da un lungo lavoro di mediazione svolto nella zona del Pilastro dalla cooperativa sociale Camelot, in collaborazione con il Comune di Bologna per l'inserimento al lavoro di giovani disoccupati dello stesso quartiere.

Visto l'alto tasso di disoccupazione in questo territorio, in particolare tra i giovani, Camelot ha realizzato una ricognizione che ha portato alla costruzione di una banca dati con oltre 350 curriculum e alla stesura di diversi bilanci di competenze di persone disoccupate o alla ricerca del primo impiego. 

Una filiera non nuova nel suo processo ma in realtà assolutamente innovativa perchè fatta all'interno di un quartiere molto particolare (difficoltà economiche di molte famiglie, disagio giovanile, ecc.) e con le stesse persone del quartiere in un rapporto orizzontale di collaborazione finalizzata sia alla soluzione di problemi individuali sia al miglioramento generale della comunità di riferimento.
Una azione efficace, riuscita grazie alla dimensione collaborativa che nel tempo si è sviluppata fra i cittadini di quel contesto diventando un modus operandi stabile in un quartiere che da debole si fa giorno dopo giorno più forte.
Bene, siamo arrivati alla conclusione della presentazione sintetica dei 5 processi. Come ci dicevamo in un post di un paio di mesi fa, non sono ecosistemi che trasformano le organizzazioni che si assumono il rischio (spesso imprenditoriale) di aggiungere una modalità sperimentale. Non trasformano e neanche lo vogliono. Questi ecosistemi non sono neanche pezzi di sharing ma da quella narrazione traggono in taluni casi la cultura in altri gli strumenti.
Per questo, capire meglio come si muovono e perchè, diventa non un esercizio tendente a trovare regole ma un orientamento fondamentale per promuoverne altri, riconoscerli (perchè già esistenti ma non consapevoli) o semplicemente implementarli.

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