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Ho partecipato alla prima giornata di sharitaly 2016 edizione che quest'anno ha scelto il titolo “Impatto sharing”. Interessantissimo appuntamento capace di fare il punto su quello che c'è e su quali tendenze e prospettive si intravedono. Un grande lavoro di Marta Mainieri e Ivana Pais alle quali va un grande plauso per il “servizio” che stanno facendo alla materia e a molti di noi.

Quest'anno uno spazio ad hoc è stato dato anche al welfare. O per meglio dire al rapporto fra welfare e economia della collaborazione. E avendo io partecipato al panel che si intitolava “sharing welfare: disuguaglianze sociali e territoriali” vi riporto le considerazioni che ho fatto in chiusura. Considerazioni personali e quindi parzialissime..ma secondo me da qui una possibile ripartenza.


 

….Ma alla fine con la sharing e il welfare collaborativo di cosa parliamo in termini di cose da fare?

Forse di 3 semplici cose.

1 - alzare il livello potenziale di chi può contribuire. Ovvero cercare forme nuove e più dentro i nostri contesti che “ingaggino” nuovi compagni di viaggio (dal panettiere al fab lab, dall'economia civile al nuovo Ente pubblico ecosistema favorevole).

2 - sviluppare processi che escano dall'unidirezionale percorso “aiutato-chi aiuta” per sconfinare verso modelli di aiuto e di servizio che circolino e che sviluppino processi circolari, virtuosi che mettano nel mezzo persone, cittadini, economie senza il necessario passaggio o  di tipo Ente pubblico/utente o di tipo  ente erogatore/assistito.

3 - spostarsi, assumere una nuova postura quindi. Cioè modificare il nostro punto di operatività da dentro i servizi a “nel mezzo alla comunità” per puntare al massimo all'utilizzo (perdonate il termine utilizzo) del bene relazionale.

In questi 3 punti forse si nasconde il nostro vero interesse per la modifica di un welfare che sente anche dalle spinte benevole della sharing economy, punti su cui agganciarsi e su cui rigenerarsi.Ma  se così è allora dobbiamo fare “solo” (si fa per dire) 3 azioni/movimenti e poi parallelamente un quarto atto che è quasi una cornice.Le 3 azioni/movimenti sono:

- traduzione e consapevolezza. Il nostro mondo, i nostri operatori, i nostri dirigenti...hanno ancora bisogno di capire bene cosa è questa narrazione e pratica sharing. Ma hanno bisogno di capirla attraverso passaggi leggeri da dentro le azioni tradizionali.

- sharing come strumento. Le piattaforme, i nuovi contesti lavorativi, le forme open, ecc...sono strumenti (“solo” strumenti) da inserire nel kit già esistente.

- mettere insieme tutti i sistemi collaborativi. La pratica sociali di cooperative, di associazioni, ecc. è ricca di “fatti collaborativi”. Quella parte va recuperata e reinserita in un unico contenitore che da oggi e soprattutto da domani sia alimentato anche dalle pratiche delle nuova economia sharing.

E il quarto atto, parallelo ma necessario per dare compimento al tutto, è l'acquisizione di un lessico nostro di una nuova narrazione che se vede l'utilità di parlare di piattaforme (off line o on line) lo fa altrimenti....anche no.

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