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In piena estate la Riforma del terzo settore sembra davvero arrivata alla sua definizione non solo d'impianto ma anche di struttura.

Se da un lato i decreti mettono gambe alla riforma dall'altro ci dicono molto anche dal punto di vista dell'orizzonte e quindi dell'impianto culturale che questa nuova prova richiesta al mondo del noprofit, stimola e richiede.

Parlando in un certo modo di crowdfunding, di reti associative, di convenzioni, di fondi, di social bonus si disegna una dimensione più collaborativa tra i vari attori, più orizzontale e meno “dipendente” dal Pubblico ma fatta da più pubblici potenziali.

E si chiede di credere e puntare su due fattori strategici fondamentali: il massimo coinvolgimento dei beneficiari e la partecipazione attiva all'amministrazione territoriale.

Traiettorie queste che ben si sposano con il filone che spinge per un'idea di bene comune da pensare, gestire e sviluppare in forma collaborativa

A una lettura più approfondita dei decreti si ha la chiara sensazione che l'impianto culturale è di fatto completamente mutato da logiche passate e schemi di relazione tradizionali.

Le dimensioni che la riforma disegna sono rivoluzioni “sharing” potremmo azzardare a dire.

Siamo di fronte infatti a nuovi modelli che si svilupperanno attraverso 5 dimensioni di senso:

  • l'orizzontalità: un sistema che tende a sviluppare al massimo i rapporti relazionali in una dimensione di ecosistema favorevole. Il nuovo 5x1000, l'impresa sociale e il coinvolgimento dei propri lavoratori, l'impianto delle convenzioni...
  • l'ibrido: una “famiglia” che già nella sua nuova definizione unisce e mette insieme potenzialmente soggetti diversi ma accomunati da stesse logiche di vita nella comunità. La definizione di ETS, l'Impresa sociale, la fondazione....
  • lo sconfinamento: Una rete di soggetti a cui viene richiesto maggiore capacità di penetrazione nei contesti e maggiori responsabilità di comunità. Le reti associative, i CSV, allargamento del concetto di svantaggio...
  • il civismo: Una riforma che incide su un potenziale molto più vasto. I titoli di solidarietà, i social bonus, la nuova dimensione del volontariato....
  • l'innovazione sociale: Regole, norme, possibilità che raccontano che il successo si ha se si lavora su un nuovo modo di affrontare il problema oltre la correlazione stretta e condizionante Pubblico/Privato. Ancora l'Impresa sociale, il crowdfunding, le radio e i beni immobili....

Si apre davvero una nuova dimensione sfidante dove le nuove istanze chiedono un mutualismo più orientato all’impatto sociale, capace di trasformare l’energia dei giovani e le istanze della cittadinanza attiva in nuove governance orizzontali e disintermediate a base territoriale capaci di lavorare con l’inclusione come leva dell’innovazione nei territori

 

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