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Vi sono diversi motivi per i quali può essere interessante parlare di Welfare in progress, l'iniziativa promossa da Federsolidarietà e Federazione Sanità presso la Camera dei Deputati. L'idea - sinergie tra le grandi reti di Confcooperative, tra cui Idee in Rete, per costruire una proposta per il welfare del Paese - è sicuramente stimolante, ma di questo tratteremo più avanti. Così come tralasciamo considerazioni su alcuni degli interventi istituzionali ascoltati nell'occasione, francamente un po' sconcertanti. La "notizia del giorno" a nostro avviso è un'altra. Già ci si era interrogati alcune settimane fa sull'esatto significato della delega contenuta nel "DDL povertà" dove si fa riferimento alla necessità di procedere al "riordino della normativa in materia di sistema degli interventi e dei servizi sociali". Ci si chiedeva in sostanza se ciò fosse da intendersi limitatamente alle disposizioni connesse appunto al tema della povertà o se fosse nell'intendimento del Governo mettere mano in modo più radicale all'impianto della 328/2000. Bene, dall'intervento del generale per l'inclusione e le politiche sociali presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Raffaele Tangorra, l'intento a cui sta lavorando il Governo è il secondo. Da una parte vi è stata la scelta della scorsa legge di stabilità di rendere "strutturali" il Fondo per le politiche sociali e il fondo per le non autosufficienze, con stanziamenti quindi non "per l'anno 2016" ma "a partire dall'anno 2016", cosa che può consentire una programmazione di medio termine dei servizi. Dall'altro l'impianto della riforma costituzionale che pone in capo allo Stato la competenza sulle politiche sociali. Ciò rende possibile lavorare alla definizione - a partire dalla povertà, ma in realtà per l'intero complesso dei servizi - di un sistema che preveda da una parte risorse uniformi e non residuali da parte dello Stato, dall'altra un sistema di prestazioni sociali minime uniformi. Insomma, una riapertura effettiva del tema dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, rimasto incompiuto dalla 328/2000 ad oggi. Certo qualche osservazione sul fatto di introdurre un'evoluzione di tale portata attraverso due righe di delega si potrebbe fare, ma il fatto che si riapra lo spazio per questo tipo di evoluzione del nostro welfare è un fatto positivo di grande rilievo che potrebbe rappresentare, ora che va a chiudersi il percorso legislativo della riforma del terzo settore, il tema principale delle politiche sociali del 2016 - 2017. 

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