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Difficile dire quale delle tante immagini di questi giorni intensi rimanga maggiormente nella memoria. Certo, quelle delle masse di disperati che per mare e per terra si muovono alla ricerca di salvezza. E poi le affermazioni odiose della peggiore politica italiana contro la "invasione di clandestini", culminate nei commenti farneticanti seguiti all'efferato omicidio per il quale è indiziato un ospite del CARA di Mineo (e pochi che vadano controcorrente e ci mettono la faccia per ristabilire un po' di sensatezza). E poi, pochi giorni dopo, la foto del piccolo Aylan che imprime un svolta addirittura alla politiche europee  auspicata da mesi e sino ad ora sempre negata, sino alla sospensione dell'ormai antistorico accordo di Dublino. Ma tutto questo è quanto questi tempi ci hanno abituato, con, nel male e nel bene, ondate emotive che governano le scelte delle maggiori istituzioni.

Ma una cosa no, sinceramente non l'avremmo prevista, con la nostra mentalità: quelle tante scritte di benvenuto comparse in questi giorni in Germania. Intendiamoci, anche in Italia ci sono stati tanti casi di soccorso spontaneo da parte dei cittadini sulle coste, accanto alle manifestazioni di intolleranza. Ma le scritte "welcome", tanto diverse dalla anonima e ripugnante "black man go home" di una valle piemontese, fatte proprie non solo da operatori e difensori dei diritti, ma da gente comune, nelle piazze e negli stadi tedeschi evidenziano un capitale sociale, una coscienza civile diffusa, qui veramente difficile da immaginare. E, nel dramma, è una speranza che nelle nostre società possano diffondersi tesori nascosti. 

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