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Dicono i ben informati che le 238 domande presentate entro il 15 febbraio scorso dagli enti locali per i 10 mila nuovi posti Sprar abbiano generato disponibilità degli enti stessi per soli 6 mila posti. Per gli altri 4 mila i soldi ci sono, i comuni no. Questo esito, se confermato, non stupirebbe più di tanto, se si considerano i molti casi, raccontati da cooperatori, in cui comuni sensibilizzati sull'opportunità di partecipare al bando hanno chiarito di non volerlo fare, ad esempio perché essendo le elezioni amministrative imminenti il fatto di essersi attivati per accogliere i richiedenti asilo era considerato come un fattore di penalizzazione; senza contare i casi in cui viene espressa una posizione politica pregiudizialmente ostile all'accoglienza.

Non sappiamo, ad oggi, se questa notizia sarà confermata o meno e, nel caso, come intenda provvedere il Ministero dell'Interno. Ma alcune considerazioni le possiamo fare.

Se l'asilo è un diritto - è così è, in vigenza dell'articolo 10 della Costituzione - è singolare che la risposta ad un'esigenza di asilo sia un bando ad adesione volontaria da parte dei comuni; insomma, se una persona si sente male non si fa un bando per vedere se casomai qualcuno vuole curarla, ma va ad un ospedale e si fa ricoverare; se un minore è abusato non si verifica se per caso vi è qualcuno pronto ad accoglierlo, ma il giudice dispone che si provveda alla sua accoglienza. E così via.

In certi casi lo Stato deve fare lo Stato. E l'art. 117 della Costituzione, lettera A), gli affida competenza esclusiva in materia di asilo. Non è questione di simpatie politiche dell'uno o dell'altro sindaco, ma di obblighi precisi che sussistono in capo alle Istituzioni. Se vi sono 10 mila persone da accogliere questo significa una persona accolta ogni 6 mila abitanti, senza esclusioni, equamente ripartite nel Paese. Eventuali ragionamenti ulteriori, specifiche volontà o vocazioni territoriali all'accoglienza possono essere considerate, ma sono un passaggio successivo, un possibile criterio di alterazione della distribuzione, non certo il punto di partenza. I comuni non dovrebbero scegliere se partecipare al bando, ma organizzarsi singolarmente o in modo associato per assolvere alla propria parte di dovere, senza che considerazioni politiche di sorta nemmeno entrino a far parte del dibattito.

La politica, per sua natura, calcola; le Istituzioni, per loro natura, devono essere responsabili.

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