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Scusate se vi racconto una storia locale, ma ha caratteristiche tali da rivestire un qualche interesse anche oltre i confini sabaudi.

Roberto Rosso è un signore distinto di stirpe democristiana poi approdato a vari lidi del centro destra ora candidato a sindaco di Torino; non è uno zotico esagitato, un Borghezio che grida ai comizi “marocchini di merda” sgolandosi fino a che quasi gli tremano le orecchie, quando parla sembra una persona normale.

Roberto Rosso ha riempito la città di manifesti che recitano “+ Sicurezza = + Sviluppo. Ospedali, asili, case popolari: precedenza agli italiani”.

Ora, su una questione sensibile come le politiche migratorie è normale che vi siano visioni differenti; è non vi è nulla di strano che vi sia una “destra” più cauta nell’estendere il godimento di determinati diritti – pensiamo ora al dibattito sulla riforma della cittadinanza – e altre posizioni più aperte.

Tralasciamo anche altre considerazioni, pur non del tutto irrilevanti, ma che sono pur sempre nel dominio delle sensibilità politiche: sembra un po’ strano pensare che la partita dello sviluppo di Torino, sempre più orfana della Fiat e da vent’anni incamminata su vocazioni diverse, si giochi su temi del genere o – per riprendere un altro manifesto - sui campi rom, ma il mondo è bello perché è vario e la democrazia è fatta anche di opinioni originali espresse in libertà.

Il problema è un altro. Questi manifesti sono doppiamente razzisti. E il razzismo non ha nulla a che fare con una politica migratoria prudente. Il razzismo è un’aberrazione disgustosa a fronte della quale il mondo politico dovrebbe insorgere immediatamente e coralmente, come quando qualcuno dice una volgarità sessista o rilancia uno stereotipo sugli ebrei.

Quei manifesti sono doppiamente e gravemente razzisti: nelle premesse e nelle proposte.

Nelle premesse, perché identificano l’aspetto etnico con quello della sicurezza. Cosa c’entra l’associare una politica di accesso a taluni servizi con la sicurezza – che, nella difficile impresa di ricostruire un ragionamento confuso, è a sua volta driver di sviluppo? A cosa si allude dicendo che si sarebbe più sicuri – e quindi economicamente più floridi – se si limitasse l’accesso di residenti non italiani a ospedali, asili e case popolari? Forse al fatto che essendo i non italiani intimamente delinquenti più li si discrimina e più li si esclude meno reati ci saranno? Comunque sia, l’equazione stranieri = delinquenza = insicurezza, enunciata senza ulteriori specificazioni, è una categoria di pensiero esplicitamente razzista.

Ma il razzismo è ancora più evidente nelle conseguenze. Cosa significa “precedenza agli italiani” negli ospedali? Che al pronto soccorso l’ordine di visita dei pazienti è codice rosso, codice giallo, codice verde, codice bianco e codice ne(g)ro? Con gestione al triage di file separate per razza? O che persone regolarmente residenti, che pagano entrambe tasse e contributi al sistema sanitario regionale e che hanno bisogno della stessa prestazione – una visita oculistica o un intervento chirurgico – vengono poste su due liste separate ove la seconda, quella ne(g)ra ovviamente, è presa in considerazione solo quando la prima è esaurita? E dopo ospedali, asili e casa il candidato Rosso non ha nulla in mente rispetto all’accesso segregato agli autobus? Si sa che in certi orari sono piuttosto pieni e se non c’è posto per tutti si potrebbero invitare i non italiani a scendere, no?

Magari è solo una sparata elettorale, magari se eletto Rosso non trasformerebbe Torino nel Sud Africa anni cinquanta. Ma il solo fatto che queste cose possano essere pensate e sdoganate nella comunicazione pubblica è un gravissimo segno di inciviltà, con aggravante di essere dette da un candidato che si presenta come moderato. E detto tra noi, non è che le altre forze politiche si siano stracciate le vesti…

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