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Le abbiamo vissute tutte, le ondate. Anche prima della crisi, già tante persone facevano fatica. Da metà anni duemila le Acli diffondevano dati (in aumento) sul “popolo della quarta settimana”, quelli a cui lo stipendio bastava per tre settimane e poi finiva. Poi la crisi e il numero di poveri assoluti che raddoppia, crescendo di oltre due milioni di unità.

E insieme, appunto, le ondate per trovare “di chi è la colpa”. Gli stranieri, a metà degli anni duemila, e su questo si facevano e si vincevano le campagne elettorali. Poi, con la crisi, per qualche anno i colpevoli sono diventate la finanza, le banche, gli speculatori, i politici. Poi da tre o quarttro anni di nuovo gli stranieri, tanto è vero che scrivendo due giorni fa degli insulti a Laura Boldrini le giustificazioni nei commenti erano “ma la gente sta male!”

Certo che la gente sta male! E chi lavora nel sociale ha un osservatorio diretto delle famiglie in cui viene a mancare il reddito, dei 4.5 milioni di poveri assoluti che non diminuiscono, degli 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, dei milioni di famiglie che quando un genitore diventa non autosufficiente non sanno veramente più cosa fare.

Cosa c’entrano in tutto ciò gli stranieri? Nulla. Nessuna evidenza, nessun ragionamento che una persona minimamente seria e documentata può sostenere per trovare un legame causale tra i due fenomeni, per dire cioé che gli stranieri causino – anche indirettamente, per le risorse assorbite per l’accoglienza – la sofferenza di tanti italiani, molte evidenze, soprattutto sul fronte previdenziale, per affermare il contrario.

https://www.inps.it/docallegatiNP/DatiEBilanci/rapportiannualiinps/Documents/Relazione_Presidente_XVI_30_6_17.pdf

Nessuna evidenza nemmeno sul fatto che l’Italia sia la destinazione principale di chi richiede asilo, che accolga – in assoluto e in proporzione – più di altri Paesi europei, nessuna evidenza che sia più lassista nel giudicare le richieste di protezione internazionale.

http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Asylum_quarterly_report

Ma la politica, qualche volta è una brutta bestia. Si può non citare un dato, non articolare un ragionamento vagamente fondato, non è quello l’importante. È importate intercettare umori e paure, cavalcarli a fini elettorali. E allora se “la gente sta male”, come scrivono tanti su Facebook, non è causato da 40-50 miliardi di crescita economica in meno all’anno rispetto al resto d’Europa, di un differenziale fiscale che pesa tra costo del lavoro e stipendi del 25% più alto rispetto all’Europa, del fatto che (forse) solo oggi l’Italia stia iniziando ad avere una politica di contrasto della povertà, ultimo tra tutti i paesi europei e nemmeno dai 110 miliardi di evasione fiscale.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-05/corte-conti-tasse-imprese-italiane-25-punti-sopra-media-ue-105901.shtml?uuid=AE6d3pz

http://www.repubblica.it/economia/2017/03/29/news/tasse_e_contributi_l_evasione_italiana_vale_110_miliardi_l_anno-161702356/

Già, tutti questi sono numeri, sono un po’ freddi, richiedono di ragionare, di spendere una decina di minuti a leggere qualche articolo. “Ci sono i negri che si prendono i nostri soldi” è molto più immediato, una faccia nera nel nostro quartiere si vede, si riconosce, il “cuneo fiscale” (Prodi ci perse quasi un’elezione, usando questa espressione nel faccia a faccia finale, mentre Berlusconi molto più astutamente diceva “aboliamo l’ICI!”) non lo vedi, apri solo la busta paga a fine mese e vedi che è bassa; e, anche se oggettivamente non sta in piedi, è più facile dire che è colpa di tutte le spese per accogliere i rifugiati, piuttosto che un’analisi minimamente più fondata.  Poi, il sistema dei servizi, ancora incapace di strutturare l’accoglienza ci mette del suo, concentrando magari 20 persone in un albergo a corto di clienti in paesino di vallata montana con 500 abitanti e lasciandoli lì, senza nessuna attività per molti mesi, ma questo è un discorso che affronteremo in seguito.

Il tema fondamentale, la responsabilità della politica, di troppe e trasversali forze politiche, è quella di avere abdicato al proprio ruolo. Candidarsi ad essere classe dirigente significa – esprimendo magari visioni del mondo profondamente diverse – vincolarsi a ragionamenti seri e documentati e non a inseguire – e alimentare - gli umori più bassi che si respirano al bar dello sport.

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