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Italia in cui si stabilizza la sfiducia e in cui ciascuno gioca per sé, in cui le regole sono strumenti da torcere a proprio vantaggio, verrebbe da dire guardando alcuni dei dati apparsi sui maggiori organi di stampa in questa settimana.

Secondo l'inchiesta Demos, la fiducia nelle istituzioni, pur avendo arrestato la caduta libera degli anni scorsi resta bassa: meno di un quinto degli italiani accordano fiducia a partiti, parlamento, sindacati, banche a allo Stato in quanto tale; la Presidenza della repubblica, dopo il calo verticale di fiducia dell'era Napolitano resta comunque sotto il 50%. Svetta solitario, come unico riferimento morale largamente condiviso e in aumento fortissimo rispetto al predecessore Papa Francesco (82% di italiani che gli accordano fiducia, molti di più dei cattolici, e il 31% in più rispetto al papa precedente).

Scenario da fine impero, in cui quasi la metà dei cittadini - in forte aumento rispetto ad un anno fa - afferma "Oggi è inutile fare progetti impegnativi per sé o per la propria famiglia, perché il futuro è incerto e carico di rischi", in cui diminuisce la fiducia e aumenta la convinzione che "gli altri, se si presentasse l'occasione, approfitterebbero della mia buona fede".

 

E allora, se tanto tutti fanno così, perché non approfittarne?

Questo sembrano dire i dati di un'inchiesta di Repubblica sugli "imboscati", coloro che ottengono esenzioni che permettono di non svolgere le attività per le quali sono stati assunti; e così, soprattutto in alcune aree del Paese, ecco i netturbini esentati dallo spazzare, OSS e infermieri che non possono lavorare con i pazienti e poi personale che non può lavorare ai videoterminali, non può fare la notte in strutture che lavorano h24 (saranno contenti i colleghi!) o che gode di altre esenzioni.

Un successo delle lotte sindacali, verrebbe da dire, proprio nei giorni in cui il maggiore sindacato italiano mette in mostra comportamenti non proprio coerenti sulla questione voucher.

E invece di riflettere sulle proprie responsabilità l'italiano medio guarda altrove; aumentano del 43% rispetto ad un anno fa coloro che ritengono che "gli immigrati sono un pericolo per l'ordine pubblico e la sicurezza delle persone". Non vi è da stupirsene troppo, visto che maggioranza e opposizioni, oltre a riaffermare la normativa già esistente come fosse una grande novità ("bisogna accogliere chi ha diritto di asilo, espellere chi non ha diritto"), legano in modo implicito o esplicito le politiche migratorie alla questione terrorismo; come se, qualora un terrorista fanatico  entrasse in Italia spacciandosi per turista, si derivasse la necessità di abolire il turismo.

Un quadro un po' mortificante, nel quale però vogliamo sforzarci di vedere gli elementi positivi.

Molti italiani saranno pure inclini a cercare una scappatoia opportunistica individuale o a incolpare altri delle proprie disgrazie, ma cresce anche la quota di coloro che sentono la voglia e il bisogno di partecipare.

La stessa indagine Demos evidenzia infatti una tenuta delle forme di partecipazione sociale (far parte di associazioni di volontariato, culturali, sportive o di associazioni di categoria), una crescita delle forme di partecipazione politica (anche legate a partiti, ma soprattutto "iniziative collegate ai problemi del quartiere o della città" o "iniziative collegate ai problemi dell'ambiente o del territorio") e soprattutto la crescita delle "nuove forme di partecipazione" dalle discussioni politiche via internet al consumo consapevole, tanto nello scegliere prodotti per motivi etici o ecologici, quanto nel boicottarne altri: il "voto con il portafoglio", come direbbe Becchetti.

Insomma, pezzi d'Italia menefreghista e opportunista e pezzi (altri o gli stessi? Chissà... La realtà a volte è complessa...) di Italia che partecipa e si spende in prima persona; e che portano, questi ultimi, a guardare al futuro anche con un po' di ottimismo.

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