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Dunque con il passare dei giorni la vicenda della bambina londinese data in affidamento ad una famiglia che proponeva stili di vita ispirati ad una visione integralista dell’Islam assume contorni un po’ più definiti. Una “mezza bufala”, si potrebbe dire, in quanto si tratta di una pseudo informazione che prende spunto da alcuni fatti con una dose di realtà (pochi e mal spiegati), altri li omette e confeziona il tutto in modo da fare assumere alla questione un significato tendenzioso.


Vedi qui la vicenda ricostruita dopo alcuni giorni con maggiore accuratezza: 1 - 2


Questo viene fatto da un media serio come il Times e ci invita a considerare, accanto alla questione delle bufale esplicite - ad esempio il campionario di idiozie che si trova in rete sui favoritismi e le ingiustizie a favore dei migranti subito condivise da migliaia di webetisti [i web-ebeti razzisti] - un altro elemento insidioso dell’informazione che riguarda il sociale.

Basta poco, una parola, un termine – un giornalista lo sa senz’altro fare – per travisare il significato delle questioni.

Facciamo un esempio: se un giornale scrive

nella nostra città le cooperative rosse [o “bianche”] intascano complessivamente oltre un milione di euro di soldi pubblici per ospitare dei minori

 sta magari riferendo un fatto originato da una  risultanza oggettiva da bilancio comunale; ma introduce alcuni elementi che conducono a travisare il senso della notizia.

 1) L'uso di “intascano” induce a pensare a lucro, guadagno indebito, opportunismo molto più di “ricevono un corrispettivo” o altri termini più neutri. Chi ha “intascato” è già relegato in posizione di difesa, dovrà giustificare la correttezza del proprio lavoro, un po’ come se chiunque riceve uno stipendio dovesse dimostrare, fino a prova contraria, di non averlo rubato facendo nulla dal mattino alla sera.

 2) “Complessivamente”: mettere il numero totale impressiona il lettore non specialistico, è un numero grande che viene dato in pasto all’emotività senza spiegarne l’origine, così da rafforzare la sensazione che sia “tutto un magna magna”, mentre generalmente si tratta di rette standard costruite su costi noti e pubblici moltiplicate per il numero di minori accolti.

 3) “Rosse” [o “bianche”, o altrimenti qualificate] induce a pensare che tali soggetti lucrino (intascano) tanto (un milione) per prossimità politica agli amministratori locali. Che, ovviamente, può essere vero e nel qual caso è uno scandalo da denunciare, ma generalmente è alluso senza alcun elemento che lo corrobori (e spesso senza ben sapere cosa dia il patentino di “rossa” o “bianca” o altro alla cooperativa in questione).

 4) “di soldi pubblici”, tanto per rafforzare l’allusione scandalistica, l'ingiusto profitto a discapito dei cittadini onesti che pagano le tasse. Perché, chi dovrebbe pagare operatori, vitto, alloggio e struttura? I minori stessi accolti rompendo il porcellino? Le loro famiglie spesso disperate? Ma riaffermare così “soldi pubblici” induce a pensare che ciò non sia ragionevole normalità, ma un elemento scandaloso di una trama che l’arguto e coraggioso articolista sta disvelando.

 5) Per “ospitare minori”, tanto per alludere al fatto che 1) in fondo sono ragazzini, cosa ci vuole? Io quando ospito un compagno di mio figlio gli cucino un piatto di pasta gratis! E 2) che in fondo sono ragazzini, non li si si potrebbe tenere a casa loro, per risparmiare basterebbe dare qualche soldino di quel milione alle loro famiglie. Certo sarebbe diverso se si dessero al lettore elementi quali il fatto che si tratta di ragazzini abusati sessualmente entro il nucleo familiare o i cui genitori sono dediti al consumo di svariate sostanza magari in presenza della prole o ad attività illecite assortite che li hanno condotti in viaggio premio verso le patrie galere o in altre condizioni che determinano un abbandono dei ragazzi; e che, ovviamente, nessun minore viene sottratto ai genitori perché indigenti. Basta non dire nulla di ciò e il lettore nomale pensa che per innata cattiveria un assistente sociale abbia sottratto un bambino ad una povera mamma.

Facciamo i conti. 133 caratteri. Un tweet. Il giornalista ci ha messo 133 caratteri per instillare nella mente di migliaia di lettori moltissime convinzioni distorte. Ce ne sono voluti 2662 per un sintetico e forse insoddisfacente smontaggio della notizia, probabilmente pochi sono arrivati alla fine a leggerli. Per questo le mezze bufale sono più pericolose di quelle intere.

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