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Idee in Rete è stata partner dal maggio 2014 al guigno 2015 di un progetto FEI con capofila Solco Rete di Imprese Sociali Siciliane e il partenariato di Fondazione Ebbene, che ha sperimentato su un gruppo specifico di destinatari la possibilità di estendere il modello Ebbene a contesti regionali diversi dalla Sicilia.

Sono qui pubblicati i materiali conclusivi del progetto che ha riguardato, oltre alla Sicilia, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Campania, Puglia e Calabria.

I materiali ora pubblicati costituiscono una sintesi delle elaborazioni progettuali, dalla codificazione del modello di centro di prossimità alla valutazione della sperimentazione, all'individuazione dei punti di forza e di criticità utili per un benchmarking dei centri.

Il progetto si è dato sicuramente un obiettivo molto elevato, che non è limitato alla realizzazione di quanto contrattualmente previsto, ma mira a verificare la possibilità di diffondere un diverso modo di operare nel territorio, basato sul coinvolgimento dei diversi attori in ottica di prossimità, oggi sul tema dei migranti, domani su un più ampio spettro di bisogni anche di altri cittadini.

Si tratta sicuramente di un progetto ambizioso, perché chiama in causa:

  • una diversa percezione da parte delle cooperative del proprio ruolo sociale, meno legato alla prestazione di servizi e più all'attivazione di risorse della comunità;

  • una diversa capacità del terzo settore di fare sistema, di superare le gelosie per i propri posizionamenti - spesso emerse nel corso del progetto - di aprirsi a collaborazioni reciproche nell'interesse dei cittadini;

  • una disponibilità da parte delle amministrazioni locali a vedere in modo diverso il proprio ruolo, non come appaltatori di servizi, ma come rafforzatori delle dinamiche di prossimità esistenti.

Proprio per questo una vera valutazione del progetto - al di là dell'adempimento, che è stato pienamente conseguito, di quanto previsto con riferimento al periodo progettuale - riguarderà la effettiva diffusione e consolidamento di questo modello nella nostra rete.

Certo un anno - scarso, perché comprensivo della fase formativa iniziale - è poco per avere un quadro complessivo, in molti casi le dinamiche territoriali sono agli inizi, ma un primo risultato positivo di medio periodo sta nella percezione da parte delle cooperative coinvolte nelle diverse regioni dell'innovatività del progetto; molte hanno manifestato la volontà di continuare nelle azioni progettuali anche dopo la fine del finanziamento, scelta impegnativa tanto più se si considera che le azioni di prossimità non hanno un "mercato" pubblico o privato definito, ma si alimentano principalmente dalla capacità di suscitare e di catalizzare energie del territorio. Certo questo implica uno sforzo, sottolineato da tutti i partecipanti, di ripensare il modello iniziale a seconda dei bisogni e del sistema di servizi presente in ciascun territorio.

E di qui anche gli interrogativi che il progetto lascia come esito. I centri di prossimità sono sportelli in cui i cittadini possono accedere al sistema dei servizi del territorio, dove convergono risorse di solidarietà diverse, dai pacchi alimentari ai servizi alla persona, dal microcredito ai servizi per l'impiego, dall'assistenza legale ai servizi di patronato, agli acquisti comuni e così via.

Ma, nel modello Ebbene, i centri di prossimità non sono sportelli di servizio, ma luoghi dove si organizza la solidarietà del territorio e quindi hanno come complemento i "luoghi di prossimità": una piazza, un bene confiscato, un terreno, un'iniziativa in cui i cittadini possono impegnarsi in prima persona. E le "Fidelity card" della Fondazione Ebbene non sono tessere di scontistica, ma segno di partecipazione ad un sistema in cui ciascuno può dare e ricevere al tempo stesso. Ecco, dinamiche di questo genere in alcuni territori erano già sviluppate, ma dove non lo erano richiederanno sicuramente tempi più lunghi che l'anno di progetto; ma in questo caso è già importante che ciò sia stato percepito e sia diventato uno degli obiettivi delle cooperative coinvolte.

Accanto a ciò va ricordato come il progetto abbia  permesso di far conoscere il “modello Èbbene” a livello non solo nazionale ma anche internazionale. Ed è proprio da questa comunicazione al di là dei confini italiani che il 29 luglio è stato firmato un protocollo d’intesa tra il Consorzio Sol.Co – Reti d’Impresa Sociale Siciliane, la Fondazione Èbbene e il Consorzio Nazionale Idee in Rete con International Organization for Migration (IOM) di Bratislava – Slovacchia. Una firma importante che implica una collaborazione, uno scambio di “buone prassi” a servizio dei cittadini.

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