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Si è concluso il 21 novembre 2015 a Genova il progetto Haven in Harbour, promosso dal Consorzio Agorà di Genova (capofila) insieme ad Idee in Rete, Federazione Stella Maris e Centro Studi Medì.

L’intervento è stato finanziato dal programma comunitario “Prevention of and Fight against Crime” ed ha previsto azioni di sensibilizzazione, formazione e creazione di rete presso i porti di Genova (Consorzio Agorà), Trieste (Consorzio Interland), Bari (cooperativa Di Benedetto) e Siracusa (Consorzio Mediterraneo Solidale), finalizzate a far evolvere il modo con cui i soggetti coinvolti si approcciano al fenomeno della tratta di esseri umani.

L’intuizione del progetto è stata quella di lavorare alla creazione di legami tra gli operatori sociali che operano sul fronte dell’accoglienza – stimolati a creare nuove connessioni tra loro e con le istituzioni del territorio - e gli operatori marittimi e portuali, che vengono informati e sensibilizzati per riconoscere le situazioni che possono nascondere fenomeni di tratta e su come in tal caso attivare la rete sociale del territorio e rapportarsi con essa.

Durante lo sviluppo dei lavoro è stato inoltre possibile approfondire altri temi connessi, come la relazione tra fenomeno della tratta e domande di asilo talvolta governate dalle stesse reti criminali che gestiscono la tratta per assicurare la permanenza delle vittime sul territorio italiano.

Il progetto ha previsto, in ciascuna delle quattro sedi, dei momenti formativi sia specifici per ciascuna delle due componenti – sociale e portuale – sia delle occasioni di confronto comune.

Secondo Simona Binello, coordinatrice del progetto e protagonista degli interventi su Genova “il progetto ha radici solide e profonde perché nasce dal basso ed è la dimostrazione che ci possono essere dei frutti concreti coltivati insieme le persone giorno dopo giorno. Crediamo che Haven in Harbour abbia davvero contribuito a rendere i porti luogo di rifugio ed effettivamente a in particolare a Siracusa e Bari i portuali hanno portato casi di potenziali vittime e applicato gli schemi di lavoro definiti durante il progetto. Siamo certi che guarderanno con occhi nuovi ogni nuovo sbarco.”

Il cuore del progetto è proprio questo, la capacità di contaminare ambienti diversi, di non limitarsi a parlare a chi è già coinvolto ma di includere nuove sensibilità e nuovi soggetti, anche provenienti da esperienze distanti. Continua Simona Binello: “Haven in Harbour rappresenta per noi non un punto di arrivo ma di partenza. Continueremo a lavorare sulla sensibilizzazione anche in contesti notoriamente più inclini al controllo che all'accoglienza certi che sia una chiave importante per sviluppare e diffondere l’attenzione ai diritti umani”


 

L'intervista a Simona Binello, responsabile del progetto (dal minuto 6:40)

 

Il servizio del TG3, a partire dal minuto 4:10

 

   

 

Genova

La partecipazione su Genova è stata molto ricca sia per il mondo portuale che per quello dei sociale. Hanno preso parte ai lavori, per il sistema portuale, gli operatori del porto e delle dogana, della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza. Per l’area sociale gli operatori di numerose organizzazioni di terzo settore, il comune e la provincia. Il progetto ha consolidato collaborazioni operative che hanno consentito di trattare alcuni casi in modo integrato e quindi di inserire le persone nei progetti più adatti. Una ulteriore evoluzione è stata l'apertura di un primo servizio sperimentale di accoglienza per maschi vittime di tratta, questione emersa proprio a seguito degli stimoli emersi nel progetto. Importante anche la partecipazione degli studenti del dell’Istituto Nautico: lavorare con i futuri ufficiali contribuisce a creare una nuova generazioni più sensibili a questo tema.

Bari

In Puglia il progetto ha suscitato un forte interesse. Da parte degli operatori sociali vi è stata una partecipazione numerosa ed eterogenea, 45 persone provenienti dal mondo cooperativo, associativo e dall’Università che ha coinvolto i propri studenti, con una valutazione di un grande impatto di cambiamento indotto dal progetto, sia rispetto alle reciproche relazioni, sia soprattutto nell’accostarsi al mondo del “porto” che per molti risultava chiuso e inaccessibile. E la stessa soddisfazione è stata espressa dagli operatori del porto. Come afferma il Comandante della capitaneria di Porto di Bari, “la realizzazione del progetto ha creato tra gli operatori marittimi e portuali consapevolezza e reciproca conoscenza e farà sviluppare una sinergia operativa per affrontare, in maniera efficace, le violazioni dei diritti umani. Ha consentito al personale del Corpo delle capitanerie di porto di approfondire la normativa e le problematiche legate alla tratta e all’asilo”.

Tra gli esiti proposti la creazione di una mailing list con gli operatori – sociali e portuali - formati nell’ambito del progetto con la funzione di scambio di esperienze e di opinioni tra gli operatori sociali e portuali, comprese le Forze di polizia e di confronto circa le attività di accoglienza e di contrasto della tratta. Di qui si parte, con l’obiettivo di giungere a formalizzare un protocollo d’intesa per fronteggiare in maniera sempre più efficace ed efficiente le violazioni dei diritti umani legate al fenomeno delle migrazioni.

Trieste

Più travagliato il corso del progetto a Trieste, dove l’analisi della situazione territoriale – con ingressi che avvengono principalmente dal confine di terra anziché dal porto – ha portato ad una ridefinizione dell’intervento, concentrandosi infine su un target diverso, quello degli operatori sociali impegnati in progetti di bassa soglia, avendo riscontrato che le persone senza dimora che per la maggior parte provengono dall'area dell'Europa Balcanica e dall'Est Europa rappresentano un un potenziale bacino di vittime di tratta e sfruttamento e sui legami con gli operatori impegnati in progetti di  sviluppo di comunità che possono essere veicoli di informazioni e sensibilizzazione per l'intera cittadinanza.

Al tempo stesso il progetto ha sofferto di una serie di resistenze connesse ad antichi vizi di chi opera nel sociale anteponendo la propria autoaffermazione all’interesse generale e che si è sostanziato nell’ostilità da parte di alcune importanti organizzazioni – peraltro riconosciute per l’eccellenza dei propri interventi – che hanno visto nel progetto non un’opportunità di creare nuove reti ma una minaccia per il proprio ruolo. Sono le tristi piccolezze di parte del terzo settore italiano.

Siracusa

Il corso per operatori sociali ha avuto una partecipazione di 35 persone: 23 appartenenti ad organizzazioni di terzo settore che rappresentano le esperienze storiche più significative nel settore dell’immigrazione, sia nei servizi di accoglienza che in quelli informativi e 12 assistenti sociali operanti in 6 comuni della provincia di Siracusa. Il corso ha rafforzato i nodi della rete stimolando una riflessione su come migliorare, sistematizzare, e professionalizzare l’approccio al fenomeno della tratta.

Il corso per operatori portuali, ha avuto una partecipazione di 15 persone, tra cui anche operatori privati quali ormeggiatori, barcaioli, studenti dell’Istituto Nautico e qualche rappresentante della polizia doganale; più difficile il coinvolgimento delle forze armate impegnate a gestire emergenza degli sbarchi.

 


Agorà, promotore del progetto Haven in Harbour, partecipa al Tavolo europeo di concertazione contro il traffico di esseri umani, che raggruppa un centinaio di enti di tutti i paesi europei. Il Tavolo nel 2014 ha organizzato alcuni incontri internazionali per promuovere la condivisione di pratiche sul tema.

  • favorire un confronto con la società civile sulle priorità politiche dell’Unione in questo ambito di azione

  • supportare l’Unione Europea nel processo di implementazione delle politiche comuni

  • sostenere le iniziative della Commissione rivolte agli stati membri per l’adeguamento e armonizzazione delle normative comunitarie in materia

  • incoraggiare lo scambio, la cooperazione e il partenariato tra le diverse ONG che operano nel settore creando un forum e attività di coordinamento

  • aiutare l'Unione Europea ad avere maggiore consapevolezza delle situazioni problematiche vissute dalla società civile e dalle vittime della tratta


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