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Non è più tempo di politiche repressive, occorre riconoscere maggior peso alla progettualità dei migranti dando spazio al Ritorno Volontario Assistito e rendendo questo strumento parte integrante delle politiche migratorie, fatte di accoglienza, integrazione e qualche volta di ritorno; e pensare a chi ritorna come ad una preziosa opportunità di costruire legami economici, sociali e culturali tra l'Italia e il Paese d'origine: questi i due messaggi emersi nel workshop Ritorno Volontario Assistito, politiche migratorie e co-sviluppo proposto dalla Rete RIRVA a Roma il 9 aprile scorso presso la Camera dei Deputati.

“Quando RIRVA iniziava nel 2009, entravano in Italia 527 mila stranieri, il 50% in più rispetto ai 351 mila immigrati del 2012 e lasciavano l’Italia meno di 13 mila stranieri, oggi diventati oltre 38 mila con un aumento del 250%.”Gianfranco Marocchi, Presidente di Idee in Rete, capofila progetto Rete RIRVA introduce il convegno sul Ritorno Volontario Assistito così: “Non possiamo pensare che un fenomeno che riguarda 38 mila persone venga lasciato al semplice adempimento di politiche comunitarie basato sulle risorse messe a disposizione. Dobbiamo far diventare il ritorno volontario parte della politica migratoria del nostro Paese”


Il Senatore Maurizio Sacconi, nell'apprezzare i risultati del progetto ha sottolineato la necessità di governare i flussi migratori sia in entrata che in uscita, senza limitarsi a subire i fenomeni che avvengono e cercando di sviluppare a questo proposito adeguate relazioni con i Paesi d'origine.Il Prefetto Riccardo Compagnucci, Vice Capo Dipartimento vicario del Ministero dell’Interno è categorico sul ritardo che caratterizza le politiche migratorie europee e quelle italiane in particolare: “Nelle politiche di settore siamo indietro di almeno quattro anni, e soprattutto mi chiedo come si può gestire il fenomeno complesso e mutevole delle migrazioni con un’infinità di normative composte da centinaia di pagine? Basterebbero 20 pagine di diritti e doveri dei migranti e regolamentazioni amministrative condivise e applicate”. Eplaude all’eccellenza della Rete RIRVA per il suo radicamento territoriale annunciando la volontà del Ministero dell’Interno a proseguire: “Al 98% andremo avanti, la volontà del Ministero è quella di continuare con questo progetto”.

L’importanza di creare sinergie tra i diversi operatori della misura, di continuare a garantire capillarmente informazione e orientamento ai migranti, di governare il fenomeno con più lungimiranza, di fare accordi con i paesi terzi in ottica di co - sviluppo, come ribadito anche da Roberto Barbieri, Direttore di Oxfam Italia.

RIRVA, ricorda Carla Olivieri, responsabile del progetto, è un “esempio significativo di Rete pubblico/privato di livello nazionale, partecipata attivamente da 340 enti operanti nel settore dei migranti, frutto di 5 anni di lavoro a fronte di un investimento contenuto ma con grandi risultati, che hanno accompagnato l'aumento dai 228 della prima annualità (2009-2010) ai quasi 2.000 previsti a giugno 2014. Spesso si parla di valorizzare le reti: speriamo che questa ne sia l’occasione, senza sprecare risorse nel crearne di nuove”.

Il senatore Gianpiero Dalla Zuanna ha sottolineato come oggi in Italia prevalga un approccio repressivo, che ha avuto una forte risonanza mediatica ma pochi effetti nella pratica. “Abbiamo oggi circa 300 mila stranieri irregolari, pari a circa il 6% del totale. Per una piena e dignitosa applicazione delle misura andrebbe considerata la possibilità di introdurre una sorta di mobilità circolare tra il paese di immigrazione e quello di origine per permettere ai migranti di vivere nel posto che, a seconda del momento, offre migliori opportunità”.

Importante intervento anche da parte di Mohammed Saadi, presidente nazionale dell'Anolf, che coordina anche il gruppo di lavoro del Forum del Terzo Settore sul tema dei migranti e che, manifestando la piena sintonia con i le proposte della rete, ha posto le basi per future importanti collaborazioni.

E’ importante ricordare inoltre che la condizione di rifugiato è strettamente collegata alla situazione del paese d’origine” - così Christopher Hein, Direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) - “ed è quindi necessario allargare il target dei beneficiari ammessi alla misura includendo anche i migranti con permesso di soggiorno in corso di validità, e garantire la sostenibilità dello strumento agevolando la reintegrazione nel paese di origine coinvolgendo anche gli stessi paesi di ritorno”.

Giulia Falzoi, dell'OIM, ha evidenziato l'importanza dell'azione di reintegrazione successiva al ritorno: "La maggior parte delle micro-imprese create si sono dimostrate sostenibili nei primi mesi dopo il ritorno, e le condizioni di vita sono migliorate nei mesi successivi al ritorno (casa, lavoro, salute). Inoltre, pochissimi dichiarano di pensare ancora a migrare. Inquesto senso, possiamo affermare che l’assistenza alla reintegrazione è un fattore chiave nella ricostruzione di una vita dopo una permanenza all’estero e che tale misura deve essere incoraggiata e rafforzata."

Franca Bonin, del Consiglio nazionale Ordine Assistenti Sociali, ha sottolineato come “Il Ritorno Volontario Assistito non è solo una nuova migrazione o una migrazione al contrario ma porta con sé la necessità di un processo di adattamento psicologico e culturale in grado di elaborare i cambiamenti. Il lavoro della Rete sul territorio, e degli assistenti sociali in particolare è proprio quello di garantire un ascolto e di indicare il RVA come sbocco possibile nel progetto di vita personale”.

 Oliviero Forti, della Caritas Italiana, evidenzia come a conclusione dei 5 anni di attività, “sia necessario non depotenziare questo importante strumento di politica migratoria e soprattutto sistematizzare gli interventi all'interno di un quadro più chiaro. Le 10 idee e proposte formulate dagli enti che compongono la Partnership della Rete RIRVA costituiscono il decalogo da cui ripartire per una corretta definizione delle azioni a sostegno del RVA in Italia”.

Gianpaolo Cantini, Direttore Generale della DGCS - Ministero dell’Esteri condivide le proposte della rete, in particolare l’esigenza di un tavolo interistituzionale, e ribadisce la propria disponibilità ed apertura, anche ragionando con altre organizzazioni, per elaborare linee guida sul tema migrazioni e sviluppo. Cantini ribadisce l’interesse e la volontà di portare con maggiore vigore questa tematica “in sede europea in occasione del Semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo”, evidenziandone non tanto gli aspetti legati alla sicurezza, ma la grande opportunità che ne deriva per “rafforzare politiche di cooperazione italiana e di relazioni di collaborazione con Paesi Terzi”.

 "Si tratta anche", evidenzia Franco Marzocchi di Solidarete, "di capire di quali modelli di sviluppo si sta parlando: se si punta su uno sviluppo fatto di piccole imprese partecipate dai cittadini, anche in forma cooperativa, allora una strategia di coinvolgimento dei migranti che ritornano può essere vincente".

Sulla stessa lunghezza d'onda le riflessioni di Andrea Stocchiero, del Focsiv:  "Il ritorno assistito non può essere concepito come una misura a sé stante, avulsa dal contesto, e funzionale al controllo delle frontiere e quasi sinonimo di respingimenti, ma deve essere parte coerente di un quadro più complessivo rivolto al co-sviluppo. Nel quale interagiscono obiettivi e interessi di diversi attori, in primis il migrante e la sua famiglia, quindi la comunità locale, il paese di emigrazione e quello di origine"

E' toccato quindi a Marco Baldini, cooperativa GEA, presentare le 10 proposte con cui la Rete RIRVA intende promuovere il cambiamento di prospettive sul Ritorno Volontario Assistito; è possibile sottoscrivere le proposte a questo indirizzo fino al 30 maggio.

In sede di conclusioni il Senatore Stefano Lepri invita tutti a riflettere su come RIRVA abbia svelato la irragionevolezza di guardare al Ritorno Assistito in termini repressivi mentre è portato a creare legami e collaborazioni progettuali e imprenditoriali con il Sud del Mediterraneo, coerentemente con gli orientamenti espressi dal Presidente del Consiglio. “Si deve guardare con molta attenzione al fenomeno della vostra rete, e all’impegno che onorate, con una quantità di risorse davvero modesta e che, anche in tempi di spending review, meriterebbe un supporto maggiore da parte delle istituzioni proprio per la resa che assicura”. Chiude Lepri con una riflessione sulla necessità diripensare a modalità per erogare alcune facilitazioni che riconoscano i contributi previdenziali che cittadini dei paesi terzi stanno attualmente dando alle nostre casse e di cui perlopiù non usufruiscono.

Anche Nicola Savioli ha evidenziato gli aspetti previdenziali legati al Ritorno, mettendo in luce le incoerenze dell'attuale sistema.

“Che il progetto continui ! “ – chiude quindi l’onorevole Edoardo Patriarca – “Porteremo ai nostri colleghi parlamentari con orgoglio la vostra esperienza, che rappresenta un esempio di buona sussidiarietà a cui aggiungo una nota di speranza: si sta aprendo una stagione che speriamo possa superare l’irragionevolezza delle politiche repressive a favore di un approccio che intenda inquadrare questa e altre misure in un’ottica di cooperazione per crescere e maturare relazioni tra popoli."

Se questi sono i presupposti, riprendendo le parole introduttive diGianfranco Marocchi, presidente di Idee in Rete, capofila del progetto RIRVA, "le Istituzioni troveranno nel terzo settore italiano un interlocutore importante, magari talora critico ed esigente, ma sempre impegnato nella ricerca di soluzioni."

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