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Con giugno 2015 si chiude il primo ciclo di programmazione del Fondo Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori che, in Italia, ha coinciso con la costruzione di un sistema per l’attuazione del Ritorno Volontario Assistito (RVA). Il convegno conclusivo del progetto RIRVA ha offerto la possibilità di alcuni bilanci.

Aspetti positivi: il ritorno volontario si è via via affermato, nel corso del tempo, come una valida opzione rispetto al rimpatrio forzato; e attorno a ciò è nata una rete, fatta in gran parte di impegno volontario da parte di oltre 300 organizzazioni che operano a favore dei migranti, che nel corso degli anni si è stabilizzata ed ha imparato ad operare in modo efficace.

Criticitàil nostro Paese non ha mai avuto una politica proprio sul ritorno, si è limitato a recepire, in modo più o meno puntuale, le indicazioni comunitarie in merito. Altri paesi hanno operato diversamente, promovendo misure proprie e utilizzando le risorse comunitarie in modo complementare.

Un esempio: i finanziamenti comunitari riguardano gli irregolari, mentre è consapevolezza comune che da almeno due anni molti tra coloro che vorrebbero tornare sono soggiornanti di lungo periodo che hanno perduto il lavoro e che sono destinati, in assenza di aiuto, ad ingrossare le file degli assistiti, con con un esito personale degradante e con un risvolto di maggior spesa pubblica rispetto a quella che si determinerebbe con apposite iniziative di sostegno al ritorno in patria. Nel corso del convegno conclusivo ad esempio si è ascoltatal'esperienza spagnola che, grazie  questa capacità di lettura, ha realizzato numeri molto più alti di ritorni volontari rispetto all'Italia.

Ancora indietro anche il dibattito sul rapporto tra ritorno e co-sviluppo, su cui pure RIRVA ha posto l'accento in questi ultimi due anni.

E infine, una nota sul futuro della rete RIRVA. In sintesi: l'attuale ciclo di programmazione è terminato; nuove eventuali iniziative contenute in una proposta di programma redatto alcuni mesi orsono da parte del Ministero dell'interno sono in fase di valutazione da parte della Commissione Europea. Una volta eventualmente approvate nell'attuale formulazione, affideranno la prosecuzione delle azioni di promozione del ritorno volontario ad un Tavolo istituzionale partecipato dalle Regioni. In questo processo, di cui non è dato conoscere i tempi, vi è un aspetto in fondo poco rilevante, che è il ruolo di chi oggi gestisce, con risorse minime, la rete; e ve ne è un altro invece di grande importanza, che è il concreto rischio che i meccanismi di relazione costruiti in sei anni tra trecento soggetti in tutte le regioni italiane, nonché i punti di riferimento come il numero verde, cadano nel corso dei mesi in desuetudine. Chiunque sarà incaricato di promuovere una rete sul ritorno - se vi sarà - dovrà ripartire quasi da zero.

A fronte di questo esempio di limitata capacità di visione della politica, va invece rimarcata, in primo luogo da parte di Idee in Rete, che nelle ultime tre annualità è stato capofila del progetto, la gratitudine verso le tante organizzazioni che compongono la rete e che, senza alcun beneficio economico, la hanno animata per la sola volontà di offrire un servizio ai migranti. Anche per questo, sia da parte di Idee in Rete che da parte delle altre organizzazioni del partenariato, si farà il possibile, pur in assenza di risorse, per tenere viva la rete, seppure con un livello di attività minimo, in attesa delle evoluzioni connesse al nuovo ciclo di programmazione. 

 

I materiali del convegno di chiusura del progetto RIRVA

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