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Il progetto ha coinvolto otto territori in quattro Regioni del Sud Italia: - Afragola e Scafati in Campania; - Bivongi e Marina di Gioiosa Ionica in Calabria; - Lecce e Trani in Puglia; - Agrigento e Catania in Sicilia. Nei centri sono stati coinvolti oltre 600 giovani di età compresa tra i 12 ed i 30 anni. I giovani formati alla peer education e attuali animatori nei Centri sono 94 e sono stati attivati una cinquantina di laboratori con più di trecento ragazzi iscritti di età compresa tra i 12 ed i 26 anni. La rete territoriale negli otto territori coinvolge oltre alle amministrazioni locali circa duecento realtà tra le quali Scuole Secondarie, Istituti Superiori, Parrocchie, enti ed associazioni di diverso genere - culturali, sportive e ricreative. I temi trattati in questi mesi, oltre alla promozione alla legalità ed alla partecipazione attiva, sono stati la cittadinanza attiva, il riconoscimento e rispetto della legalità, il rispetto e la cura dell'ambiente, la raccolta differenziata dei rifiuti, la violenza contro le donne, la disabilità, la dispersione scolastica, il bullismo, la multiculturalità, l'interculturalità, l'immigrazione e l'integrazione, ecc…

A livello territoriale i soci di Idee in Rete hanno lavorato nei seguenti territori:

SCAFATI (Il Deltaplano): con 40 ragazzi/e di età compresa tra i 13 ed i 20 anni. Il fulcro dell'attività si è rivolta all'espressione teatrale all'organizzazione di una serie di iniziative di carattere alternativo rivolte ai giovani che hanno messo in contatto e a confronto i giovani del territorio sui temi del progetto.

BIVONGI (Class): con 50 ragazzi/e tra i 14 ed i 26 anni. Il Centro funge da luogo di aggregazione e di incontro in un territorio povero di altre opportunità. si è creata una rete tra le associazioni presenti, anche con la partecipazione attiva e propositiva della Parrocchia. I ragazzi e le famiglie stanno collaborando attivamente nella gestione del Centro e nel portare avanti le sue attività. Il laboratorio di 'giocoleria' ha creato un particolare interesse e coinvolgimento anche in una prospettiva futura di gruppo.

TRANI (Solco Napoli - Di Benedetto): con  70 ragazzi/e di età compresa tra i 14 ed i 30 anni A Trani il Centro ha dato voce alla creatività dei giovani, creando uno spazio dove i diversi individui e/o gruppi possono trovare un ascolto rispetto alle proprie esigenze e un supporto nel realizzare qualcosa di creativo insieme. Le iniziative più importanti del Centro hanno riguardato l'espressione artistica attraverso l'organizzazione di concerti con le band della zona e di mostre di pittura e fotografia.


CATANIA (Solco RISS): con 120 ragazzi/e di età compresa tra i 14 ed i 30 anni. Il Centro di Catania è una fucina di attività ed iniziative, attraverso la rete ha coinvolto gradualmente al suo interno sempre più realtà di diverso genere, condotte da gruppi di giovani. All'interno del Centro è attivo lo sportello per promuovere attività di prevenzione nel campo della tossicodipendenza e delle nuove dipendenze rivolto ai giovani.

 


L'intervento del Presidente di Idee in Rete Gianfranco Marocchi

"Le persone che abbiamo conosciuto in questi due anni evidenzianol'estrema ricchezza del mondo giovanile. Abbiamo conosciuto ragazze e ragazzi con grandi potenzialità, spesso inespresse per la mancanza di opportunità, ma pronti a spendersi su un progetto che li coinvolga e li renda partecipi in prima persona. Ragazze e ragazzi che, a dispetto di contesti sociali degradati, presentano capacità - relazionali, tecniche, artistiche - di pregio, che sarebbe un peccato perdere. Il progetto stimola una riflessione seria ed approfondita sui centri giovanili. Si tratta sicuramente di una formula utile, che si è dimostrata in grado in questi due anni di suscitare e far convergere risorse altrimenti latenti, rispetto a cui i ragazzi possono sviluppare un senso di appartenenza. Ma al tempo stesso si tratta di esperienze che, pensate in modo isolato, rivelano una certa fragilità. La riflessione su come possano stabilizzarsi nel medio periodo è necessaria per non frustrare le energie che con fatica si sono fatte emergere. Le risposte da una parte possono arrivare dal mercato, dalla vendita di servizi (es. corsi a carattere artistico, attività di doposcuola) sempre rivolte a giovani e in cui i giovani stessi siano protagonisti, magari in forma associativa o cooperativa; dall'altra nel ragionare sull'integrazione dei centri entro strutture in grado diaccogliere forme diverse di socialità e partecipazione civica, anche di altre generazioni, così da trovare economie di scala che ne garantiscano la sostenibilità (dalle ludoteche al sostegno allo startup di impresa, dalla relazioni tra giovani e anziani al sostegno alle famiglie, ecc.). Al tempo stesso è opportuno coinvolgere in questa riflessione gli enti locali, a partire da quelli dei territori che hanno ospitato queste otto esperienze per poi chiamare in causa anche altri centri. Si tratta di enti che, con difficoltà di bilancio crescenti, debbono affrontare, anche sullo specifico del welfare, urgenze sempre più pressanti e ineludibili. Come è possibile che le politiche giovanili - in quanto non percepite come ugualmente urgenti - non siano relegate a spazi residuali? Quali spazi vi possono essere per un impegno dei comuni nel collaborare al sostegno di queste strutture? E' possibile pensare, oltre alle fonti di finanziamento sopra richiamate e oltre - in primo luogo - a ciò che viene assicurato gratuitamente dai giovani stessi a titolo di protagonismo, reciprocità e partecipazione, che i comuni possano contribuire sia con piccoli stanziamenti di bilancio, sia assumendo una parte attiva con i soggetti del territorio - fondazioni, imprese - perché co-finanzino queste esperienze? Infine, una riflessione sulle politiche pubbliche, con riferimento in primo luogo al soggetto, il Dipartimento per la Gioventù - che si è intestato l'importante scommessa di sperimentare la possibilità di attivare cittadinanza e partecipazione giovanile in contesti territoriali difficili, come quelli di questo progetto. È possibile pensare a come questi due anni di lavoro diventino un patrimonio riproducibile altrove? Pensare a ruoli di diffusione di un'alleanza, come quella che in molti casi in questi due anni si è riuscita a costruire, che coinvolga terzo settore, enti locali, giovani, istituzioni grazie a cui riprodurre altrove le esperienze intraprese?"

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