NotizieInRete 430 - 11/01/2017

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Di fronte alla cattiva accoglienza

Tra vecchi opportunismi e voglia di partecipazione

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Politiche sociali: i tre maggiori fondi nella legge di Stabilità e nella legge di Bilancio 2017

Povertà: i fondi aumentano di 150 milioni giungendo a 1180 milioni; se si considera che rimangono non spesi 350 milioni dei 1030 milioni del 2016, vi è quasi un raddoppio dei fondi disponibili. Da ciò dovrà derivare una revisione dei criteri di accesso al SIA.

Fondo politiche sociali: 311 milioni, uguale al 2016

Fondo per la non autosufficienza: 450 milioni, incrementato di 50 milioni rispetto al 2016. N.b.: Condicio.it fa una diversa stima del FNA

Per un esame analitico di tutti i fondi a valenza sociale, vedi questo documento della Conferenza delle Regioni.


Terzo settore - imprenditorialità sociale

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di Roberto Baldo

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Alcuni giorni fa l'ennesimo caso di cattiva accoglienza, a Cona in Veneto. L'aspetto interessante è che però la cooperativa che se ne è resa protagonista da alcuni mesi era stata sospesa da Confcooperative, cui prima aderiva. Abbiamo chiesto a Roberto Baldo, presidente di Federsolidarietà Veneto, di spiegarci i motivi per cui, a dispetto del successo imprenditoriale, si è scelta questa strada.


Abbiamo capito fin dall'inizio che l'immigrazione era un tema delicato, che necessitava dialogo, sinergie e un complesso lavoro di rete con tutti gli attori coinvolti e con il territorio. La Commissione immigrazione (un coordinamento a livello sia regionale che provinciale a cui partecipano le cooperative che si occupano di immigrazione) e il Coordinamento operativo sull'immigrazione (un tavolo provinciale a cui partecipano sia cooperative che istituzioni) sono due strumenti che abbiamo utilizzato proprio in vista di questa necessità: per dialogare con i soggetti coinvolti, per trovare una strada e delle linee guida comuni nell'accoglienza, per creare un rete di raccordo con le istituzioni, una situazione in cui ci fossero un controllo e un monitoraggio reciproco, per fornire alle cooperative che erano alle prime armi nell'accoglienza dei migranti (tra cui Ecofficina) indicazioni tecniche specifiche basate su esperienze e indicazioni della Federazione nazionale e su quelle maturate da operatori da tempo impegnati sul campo. 

Nel maggio 2016 vedeva la luce la Carta delle Buona Accoglienza, un documento firmato da Alleanza delle Cooperative Italiane, Anci e Ministero dell'Interno che definiva le linee guida che le cooperative dovevano adottare per rientrare nel modello di accoglienza da noi proposto, quello della microaccoglienza, dell'accoglienza diffusa. [...] 

E sono tante le esperienze che sul territorio si sono fatte promotrici di questo modello. Nel Cadore la cooperativa CSC Cadore ha avviato un progetto di agricoltura sociale in cui richiedenti asilo e persone con disabilità seguono la coltura sperimentale del Carciofo del Cadore, una varietà di carciofo particolare che cresce solo in quel territorio e in periodi diversi da quella che si trova abitualmente sul mercato. A Montebelluna, nel trevigiano, "Una casa per l'uomo" gestisce piccoli nuclei, da circa 5-6 persone, lavorando molto sull'integrazione nel territorio, coinvolgendoli anche nell'organizzazione degli eventi e delle manifestazioni paesane. Santorso, piccolo comune in provincia di Vicenza, è capofila del progetto SPRAR da 16 anni; nei 13 comuni di cui Santorso è capofila, dove sono accolti 39 richiedenti asilo per ottantamila abitanti, la soluzione è stata costituire nuclei di 3-4 persone distribuite tra più comuni. Ciò ha voluto significare ripartire la responsabilità in doppia prospettiva: tra più comuni coinvolti e con più soluzioni abitative, evitando concentrazioni in un unico paese o condominio. 

Dall'altra parte, invece, c'erano i grandi numeri de la Prandina, Bagnoli di Sopra, Cona, Oderzo: Ecofficina ha sempre rispecchiato un modello di accoglienza basato sui grandi numeri, che non coincideva con il modello promosso sempre da Confcooperative. Non c'è una legge che impedisce di accogliere e gestire centinaia di profughi in una stessa struttura, ma è un sistema che non risponde a logiche di buona accoglienza. Non condividiamo questo modello, che guarda soprattutto al business e non alla qualità dell'intervento, dell'integrazione, della relazione. 

[...]  Se da una parte i grandi numeri non garantiscono condizioni di vita dignitose alle persone accolte, dall'altra non perseguono neanche una corretta integrazione, andando a fomentare tensioni già esistenti con la comunità locale. In un paese di poche centinaia di abitanti non è pensabile di accogliere oltre 1000 persone, in struttura isolate, lontane da qualsiasi idea di relazione e integrazione con il territorio. 

A luglio 2016 emerge l'irregolarità nel bando del Comune di Due Carrare, per cui Ecofficine è accusata di aver falsificato la data delle carte per risultare aderente alle richieste del bando in questione: la situazione è nettamente peggiorata, anche a livello mediatico. La condanna ha pesato sulla cooperazione tutta, senza alcuna distinzione, con l'accusa di lucrare sulle disgrazie altrui, in un clima che sulla scia di "Mafia Capitale" non era certo dei migliori. Prima di allora avevamo dato delle indicazioni chiare e precise a Ecofficina per modificare questa situazione, tra cui: rivedere la propria strategia, ridurre il numero delle persone accolte, creare un collegamento maggiore con il sistema, avviare cambiamenti a livello di gestione, lavorare per un maggiore coinvolgimento e una formazione specifica del personale. A questa richiesta di cambiamenti non è seguito nessun adeguamento, nessuna risposta, nessuna reazione. A questo punto [settembre 2016] abbiamo preso la decisione di sospendere la cooperativa [...]  non abbiamo più voluto ricevere le loro quote associative e abbiamo vietato loro di utilizzare il nostro marchio.

Quello che è accaduto a Cona è tragico, siamo profondamente addolorati e ci auguriamo di non sentire mai più notizie del genere. Ma è anche un campanello d'allarme che deve stimolare una riflessione su questo modello di accoglienza... [...] Oggi la volontà non è quella di impegnarsi da soli a gestire i progetti dei CAS che prevedono grandi accoglienze, ma di entrare in rete con altre realtà che ci permettano di svolgere il nostro ruolo, per favorire l'integrazione del migrante già dai primi mesi di ospitalità e creando i presupposti per la successiva diffusione sul territorio. [...] 

Quello che è successo, nella sua tragicità, ha aumentato la consapevolezza e la fiducia delle nostre cooperative nel proprio operato e nella necessità di collaborare sempre di più con associazioni, comuni, Croce Rossa, Diocesi, Caritas e tutti quei soggetti che consentono di fare un lavoro territoriale. In questi mesi, inoltre, abbiamo quasi completato la nostra "White List", cioè la lista delle cooperative che hanno sottoscritto la Carta della Buona Accoglienza, scegliendo ufficialmente di adottare il modello proposto. Per una maggiore garanzia di adesione non è chiesta solo la responsabilità del Presidente della cooperativa, ma di tutto il Consiglio di Amministrazione che deve firmare il verbale di approvazione della delibera. 

Fortunatamente nel panorama cooperativo i casi come quello di Cona sono isolati, per quanto più pesanti e visibili. La maggioranza delle nostre cooperative continua a rispecchiare esempi di buone prassi, di vera cooperazione, quella in cui si opera dialogando con il territorio, rispondendo anche alle esigenze della comunità che accoglie, mettendo ognuno nelle condizioni di integrare e di integrarsi, ponendo l'umanità e il rispetto al centro di tutto.

di Gianfranco Marocchi


Italia in cui si stabilizza la sfiducia e in cui ciascuno gioca per sé, in cui le regole sono strumenti da torcere a proprio vantaggio, verrebbe da dire guardando alcuni dei dati apparsi sui maggiori organi di stampa in questa settimana.

Secondo l'inchiesta Demos, la fiducia nelle istituzioni, pur avendo arrestato la caduta libera degli anni scorsi resta bassa: meno di un quinto degli italiani accordano fiducia a partiti, parlamento, sindacati, banche a allo Stato in quanto tale; la Presidenza della repubblica, dopo il calo verticale di fiducia dell'era Napolitano, resta comunque sotto il 50%. 

Svetta solitario, come unico riferimento morale largamente condiviso e in aumento fortissimo rispetto al predecessore Papa Francesco (82% di italiani che gli accordano fiducia, molti di più dei cattolici, e il 31% in più rispetto al papa precedente).

 

 

Scenario da fine impero, in cui quasi la metà dei cittadini - in forte aumento rispetto ad un anno fa - afferma "Oggi è inutile fare progetti impegnativi per sé o per la propria famiglia, perché il futuro è incerto e carico di rischi", in cui diminuisce la fiducia e aumenta la convinzione che "gli altri, se si presentasse l'occasione, approfitterebbero della mia buona fede".

 

 

E allora, se tanto tutti fanno così, perché non approfittarne?

Questo sembrano dire i dati di un'inchiesta di Repubblica sugli "imboscati", coloro che ottengono esenzioni che permettono di non svolgere le attività per le quali sono stati assunti; e così, soprattutto in alcune aree del Paese, ecco i netturbini esentati dallo spazzare, OSS e infermieri che non possono lavorare con i pazienti e poi personale che non può lavorare ai videoterminali, non può fare la notte in strutture che lavorano h24 (saranno contenti i colleghi!) o che gode di altre esenzioni.

 

 

Un successo delle lotte sindacali, verrebbe da dire, proprio nei giorni in cui il maggiore sindacato italiano mette in mostra comportamenti non proprio coerenti sulla questione voucher.

E invece di riflettere sulle proprie responsabilità l'italiano medio guarda altrove: aumentano del 43% rispetto ad un anno fa coloro che ritengono che "gli immigrati sono un pericolo per l'ordine pubblico e la sicurezza delle persone". 

Non vi è da stupirsene troppo, visto che maggioranza e opposizioni, oltre a riaffermare la normativa già esistente come fosse una grande novità ("bisogna accogliere chi ha diritto di asilo, espellere chi non ha diritto"), legano in modo implicito o esplicito le politiche migratorie alla questione terrorismo; come se, qualora un terrorista fanatico  entrasse in Italia spacciandosi per turista, si derivasse la necessità di abolire il turismo.

Un quadro un po' mortificante, nel quale però vogliamo sforzarci di vedere gli elementi positivi.

Molti italiani saranno pure inclini a cercare una scappatoia opportunistica individuale o a incolpare altri delle proprie disgrazie, ma cresce anche la quota di coloro che sentono la voglia e il bisogno di partecipare.

La stessa indagine Demos evidenzia infatti una tenuta delle forme di partecipazione sociale consolidate (far parte di associazioni di volontariato, culturali, sportive o di associazioni di categoria), una crescita delle forme di partecipazione politica (anche legate a partiti, ma soprattutto "iniziative collegate ai problemi del quartiere o della città" o "iniziative collegate ai problemi dell'ambiente o del territorio") e soprattutto la crescita delle "nuove forme di partecipazione" dalle discussioni politiche via internet al consumo consapevole, tanto nello scegliere prodotti per motivi etici o ecologici, quanto nel boicottarne altri: il "voto con il portafoglio", come direbbe Becchetti.

 

 

Insomma, pezzi d'Italia menefreghista e opportunista e pezzi (altri o gli stessi? Chissà... La realtà a volte è complessa...) di Italia che partecipa e si spende in prima persona; e che portano, questi ultimi, a guardare al futuro anche con un po' di ottimismo.