NotizieInRete 431 - 18/01/2017

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di Alessandra Grasso

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Si scrive "welfare aziendale", si legge cooperative che considerano i propri soci e i propri lavoratori come risorse preziose, come persone a cui è necessario dare molto perché siano in grado di restituire qualità e impegno ai destinatari dei servizi. Questa l'esperienza del socio genovese di Idee in Rete consorzio Agorà, raccontata da Alessandra Grasso. 


Innovare oggi può voler dire recuperare l'essenza della cooperazione per guardare al futuro, ripartendo dalle persone che compongono le organizzazioni con un guizzo in più, lavorando sul benessere organizzativo. Quest'idea sta alla base del concetto di welfare aziendale a cui il Consorzio Agorà vuole tendere per i suoi 600 operatori circa. L'impegno quotidiano nel sociale e la focalizzazione sul benessere degli altri, infatti, rischia di far perdere di vista alle organizzazioni la qualità della vita dei cooperatori: la sfida è ripartire da lì, proponendo soluzioni che possano facilitare il bilanciamento tra vita lavorativa e familiare.

Il Consorzio si adopera per sviluppare interventi che vanno dalla consulenza finanziaria da parte di una banca convenzionata, al fine di ottimizzare la situazione economica dei lavoratori, all'assicurazione sulla vita dei soci, passando per microcredito, consulenze legali e assicurative scontate.

Sulla parte di cura delle risorse umane, esiste la possibilità di accedere a uno "Sportello di Ascolto", rivolto a colleghi in difficoltà sul piano professionale per la prevenzione del burn-out, così come la possibilità di fare un Bilancio di Competenze con uno psicologo del lavoro (servizi gratuiti).

Sul fronte delle convenzioni, rispetto ai servizi erogati dal Consorzio, esistono tariffe agevolate a favore di dipendenti e soci per i nidi, per il servizio di assistenza familiare e di telesoccorso, oltre a quella per la redazione della dichiarazione dei redditi e per attività del tempo libero e trasporto pubblico, grazie all'appartenenza al circuito Social Club Genova .

La Direzione e il CdA hanno deciso di assicurare il sostegno alle lunghe malattie invalidanti ovvero quelle che superano i 6 mesi stabiliti dalla Legge, garantendo il mantenimento del posto di lavoro con la sottoscrizione del "Manifesto del malato Oncologico".

Esiste anche una forma di prestito sociale consortile, secondo la quale i soci possono prestare soldi al Consorzio, che in cambio riconosce loro l'interesse previsto dalla legge, senza particolari vincoli temporali per la richiesta della restituzione del capitale accumulato. A fronte dei circa 450 mila euro conferiti dai soci, lo scorso anno i soci che hanno fatto questa scelta di fiducia sono stati ricompensati con circa 16.000 € di interessi complessivi.

In merito alle politiche di conciliazione, da anni il Consorzio è impegnato in azioni miranti a tutelare la maternità e la paternità: ad esempio, con l'integrazione economica del 20% della retribuzione non coperta dalla maternità obbligatoria (l'80% riconosciuta dall'INPS), così da garantire la retribuzione al 100% nell'arco dei 5 mesi. L'impegno economico totale su questo fronte è di circa 35.000 €/annui. Inoltre, esiste la possibilità di una concessione facilitata del part time, la possibilità di godere di un'aspettativa non retribuita di 3 mesi una tantum (non solo per motivi familiari), una forte mobilità interna - ove possibile - e una banca ore ovvero un accantonamento del numero di ore lavorative prestate in eccedenza rispetto al normale orario di lavoro, su di un conto individuale, come forma di flessibilizzazione dell'orario. Al rientro dalla maternità, infine, le neomamme possono usufruire dello "Sportello Mamma al Lavoro", che presuppone un accompagnamento alla ripresa da parte di uno psicologo del lavoro.

In un momento di grande trasformazione del mercato, in cui, tra le altre cose, si evidenzia l'avvento delle cosiddette "razionalizzazioni" degli acquisti di servizi nella pubblica amministrazione, che sembra guardare più all'aspetto economico che al valore sociale del nostro lavoro, garantire queste possibilità ai lavoratori è un impegno gravoso da parte di una impresa sociale, ma necessario per il miglioramento delle performance complessive. Oltre agli investimenti, tale sforzo generale necessita di un'attività di comunicazione interna continua per far crescere la consapevolezza delle opportunità. Del resto, un ambiente lavorativo che "funziona" diventa più attraente all'esterno anche in termini di livello di risorse umane che attira a sé. Dal benessere generale, del resto, può con maggiore facilità nascere l'idea innovativa, che può fare da motore trainante in un comparto dove si rilevano ogni giorno nuovi bisogni e quindi, nuove possibilità per un lavoro che si evolve alla velocità della luce. La contaminazione tra mondi considerati fino ad oggi "paralleli" può consentire un'interessante svolta, anche nella cura delle persone, dentro e fuori le organizzazioni. 


Vuoi saperne di più? Contatta Alessandra Grasso del  Consorzio Agorà (agrasso@consorzioagora.it 010.2091901 - 346.8551829.

Sei interessato a questi temi? Chiedi ad Alessandra anche informazioni su Eticlab, un'associazione che unisce cooperative sociali e imprese for profit sui temi della responsabilità sociale di impresa.

di Gianfranco Marocchi

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Quattro anni fa questo strumento semplicemente non era ancora stato concepito, come evidenzia il Rapporto Labsus 2016 sull'amministrazione condivisa e sino a due anni fa non aveva nemmeno una concreta traduzione amministrativa approvata da un comune italiano; oggi coinvolge 104 comuni italiani ed ha originato oltre 420 "patti di collaborazione", accordi cioè che prevedono l'impegno comune di cittadino o organizzazioni di terzo settore e di istituzioni per perseguire una finalità di interesse generale.

Lo strumento è il "Regolamento per l'amministrazione condivisa dei beni comuni", ideato, sostenuto e diffuso da Labsus, che ha visto la sua prima adozione due anni fa da parte del Comune di Bologna, generando in questi quattro anni oltre 200 patti di collaborazione.

I "patti" possono riguardare l'animazione di uno spazio pubblico, la manutenzione di un giardino, il decoro di una via, la restituzione alla cittadinanza di un edificio dismesso e molte altre cose. 

 

 

La formula è semplice: un soggetto - cittadini, associazione, cooperativa - individua un bisogno sociale - ad esempio uno di quelli sopra elencati - e si propone di farsene carico; chiede all'ente locale un supporto, ad esempio le attrezzature necessarie e questo origina appunto un patto tra proponenti e Comune e quindi la presa in carico, da parte della società civile, del bisogno sociale individuato.

 

 

Il fatto che in un tempo breve dal punto di vista amministrativo questo strumento abbia incontrato una così grande diffusione rappresenta - forse insieme ai patti di sussidiarietà della Regione Liguria e ad alcune esperienze avanzate di alcuni comuni italiani - la principale innovazione  amministrativa di questo decennio e sicuramente quella che meglio di ogni altra, anche grazie all'incessante opera di Labsus, è riuscita a diffondersi e ramificarsi nel Paese.

Questo non significa che non vi siano nodi aperti ancora da affrontare e che sono oggetto di riflessione da parte di chi sta sperimentando questo strumento: aspetti assicurativi, limiti legati alle normative sulla sicurezza, ecc. Ma ciò non toglie che, in un'epoca pesantemente penalizzata da una "religione del mercato", che porta a ritenere la competizione e l'appalto l'unica soluzione per regolare i rapporti tra la pubblica amministrazione e ogni altro interlocutore (considerato sempre e comunque un "privato"), i regolamenti costituiscano una coraggiosa e importante contro tendenza, affermando con forza che il bene pubblico può essere perseguito, nell'interesse generale, attraverso il supporto sussidiario da parte dell'ente locale a iniziative di impegno e responsabilizzazione della società civile.

Sicuramente questi temi saranno al centro anche della Biennale della Prossimità del giugno 2017 - che non a caso si svolge a Bologna - e che si accoglierà tra le altre cose l'incontro annuale degli oltre 200 patti di collaborazione nati in quel territorio dal Regolamento approvato nel 2012.

 

Per chi volesse approfondire il tema del Regolamento per l'amministrazione condivisa e dei patti di collaborazione, oltre al Rapporto Labsus 2016, è disponibile questo articolo di Daniela Ciaffi pubblicato su Welfare Oggi 5/2016 e qui ripreso da secondowelfare.it.

 


E' forse utile rocordare che Labsus insieme ad Euricse e all'Università degli studi di Trento ha promosso nel 2016 la prima edizione di SIBEC, la Scuola Italiana Beni Comuni, un'importante iniziativa formativa, destinata a ripetersi nel 2017 (le iscrizioni sono aperte), dedicata alla gestione condivisa dei beni comuni.