NotizieInRete 434 - 8/02/2017

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Il bullismo raccontato dai bambini

Il Re, lo spot, il Papa e noi

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Terzo settore - imprenditorialità sociale

Politiche sociali e Diritti

Lavoro

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Migranti

Salute

Italia e mondo

 

 

di Elisa Furnari

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In occasione della “Prima Giornata nazionale contro il bullismo a scuola” che ricorre domani 7 febbraio la Rete Sol.Co. Rete di Imprese Sociali Siciliane ha realizzato con alcuni alunni delle scuole siciliane un video/spot per conoscere e contrastare il bullismo.

3 minuti in cui dalla voce dei bambini si racconta un fenomeno dilagante, conosciuto direttamente e vissuto anche a scuola. Bullismo è violenza, aggressione verso i più deboli…qualcosa che non si fa, dicono i bambini. Con la disarmante trasparenza e schiettezza di cui sono stati capaci i giovani intervistati emerge la voglia di “difendere il più debole”, di denunciare, ma anche di spiegare al bullo come comportarsi perché domani non sia più bullo ma amico.

È stato scelto lo strumento video perché possa essere diffuso in Rete, accessibile ai bambini che navigano ma anche alle famiglie e agli educatori, perché si comprenda che il bullismo è dieto l’angolo e può entrare nella vita di tutti.

L'idea che ha mosso gli operatori di Sol.co è stata quella di indagare la percezione del fenomeno, i "pericoli" che genera ma soprattutto il modo in cui è vissuto dai bambini, tra denuncia e volontà di accogliere / ri-accogliere; e dall'idea è nato appunto questo prodotto in cui scompare il bullo come "mostro" e appaiono, insieme alla consapevolezza del problema, anche piccole e grandi soluzioni.

Cosa si impara da questo video?

La prima cosa è che davanti all'atto di violenza c'è un'orgogliosa presa di coraggio che si trasforma in denuncia; e questo è il profilo più bello ed emozionante perché in una terra che spesso professa l'omertà mi sembra di vedere nelle nuove generazioni la voglia di non praticarla anzi di sconfessarla.

E poi che i bambini sono capaci - sempre - di un amore e di un perdono incondizionato che forse noi adulti con il passare del tempo perdiamo. Il bullo va aiutato, gli va spiegato l'errore e alla fine va accolto.

Quando i grandi temi sono affidati ai bambini, quando sono le vittime reali o potenziali a dare l'allerta e a spiegarci cos'è il pericolo, tutto assume colori brillanti e i fenomeni che viaggiano sulla carta o nella rete li tocchi e li senti con un'intensità che non avresti immaginato e con la stessa chiarezza vedi il futuro.

  • Leggi l’articolo di Elisa Furnari su Vita

  • Guarda il video su Youtube

  • Vedi il comunicato sul sito di Solco

Le ricorrenze del cambiamento

Di Carlo Andorlini

Leggi l'articolo completo su www.ideeinrete.coop


Oggi, di passaggio, guardando le cose che accadono, riusciamo a farci un'idea di quali siano alcuni elementi ricorrenti laddove riescono a partire alcuni processi che riguardano il lavoro, la realizzazione di idee imprenditoriali, di scommesse che riguardano il proprio futuro e la propria autonomia lavorativa e sociale, di sviluppo della propria impresa che è collegato con lo sviluppo del proprio contesto di vita, ecc.

Sono processi innovativi nel senso che colgono nel procedere alcune dimensioni di nuova economia, di modelli alternativi allo sviluppo fino ad oggi dominante.

Non si ritengono spesso in contrapposizione ma senz'altro in alternativa.

Sono processi decretati spesso da preoccupazioni sul proprio futuro che si trasformano però da preoccupazioni a azioni positive.

E' il mondo che mi capita di vedere in quei contesti che parlano di fabbriche culturali, rigenerazione urbana, sistemi collaborativi, nuove start up...ma anche cooperative sociali che si ripensano, cooperative di comunità che si generano in territori che si mettono in gioco e….devo dire...anche in un mondo che abbiamo sempre chiamato "economia" ma che nelle sue pieghe molteplici differenze. Perché proprio nel mondo economico tradizionale si affaccia e forse si rende sempre più consapevole un altro pezzo molto interessante che è l'economia civile. L'economia cioè che vede nella comunità e nel suo sviluppo un elemento imprescindibile, che vede nell'attenzione alle persone un elemento su cui “perdere” tempo e risorse, che vede nell'idea del lavoro uno strumento della società in cui viviamo e non un oggetto a sé.

In questo osservare a cui non segue una pretesa di catalogazione, alcune cose, come dicevo all'inizio, capitano e per meglio dire capitano spesso.

Sono “ricorrenze” che evidenzio perché ognuno si possa rivedere in esse e possa immaginare quanto queste rispondono a un modo possibile di stare e agire.

Riguardano i sistemi di contesto con cui il progetto si relaziona, la tipologia di organizzazione che nasce o che si ripensa, il sistema pubblico di riferimento, la cornice delle risorse per fare le cose, gli aspetti legati alla persona e al suo modo di porsi davanti alla fragilità del contesto.

Li schematizzo e non li commento perchè il lavoro sarebbe in continuo aggiornamento mentre ritengo assai più interessante lasciar spazio alla forza della suggestione che hanno le parole e le espressioni in sé.

 

Contesti

Le ricorrenze 

Contesti

  • Membri e non più destinatari, clienti, utenti

  • beni comuni 

  • elementi di innovazione connesse con il ritrovamento

  • la partecipazione sostituita dalla collaborazione

  • l'attenzione alla comunità e allo sviluppo 

Organiz-

zazioni

  • Piccole

  • altamente attaccate al contesto fisico di riferimento

  • con ruoli di abilitatrici

Sistema pubblico

  • Presente nei processi se in grado di fare da “ecosistema favorevole”

Cornice delle risorse

  • Pubblica, coinvolge i soggetti del territorio

  • funzionante con nuovi strumenti finanziari

  • sinergica 

La persona

  • libertà dalla burocratizzazione del lavoro

  • lavoro come formazione continua

  • il non dimensionarsi a eventuali strumenti futuri (pensione...)

  • una dimensione che prevede “cambi” di lavoro, visione positiva della frammentarietà; adattabilità e resilienza

  • uno stile “3R” - reazione, relazione, riscatto

 

E' chiaro che queste dimensioni ricorrenti danno la cifra di come deve essere diverso l'approccio, rinnovato.

C'è un percorso avviato quindi. Ci sono esperienze che raccontano. L'importante è avere grande capacità di osservazione e l'accortezza di annotare, per ogni esperienza vista, le cose che accadono e che spesso ri-accadono, anche con intensità e impronte diverse, da un'altra parte.

 

di Gianfranco Marocchi

Leggi l'articolo su www.ideeinrete.coop


Anche gli internauti occasionali probabilmente ci si sono imbattuti, in queste settimane; si tratta di due video che vengono dal nord Europa, uno è il discorso ormai celebre del Re di Norvegia risalente al settembre scorso, l'altro uno spot di una TV danese pochi giorni fa riprodotto con sottotitoli in italiano dal Corriere della Sera e ripreso da altri media.

I contenuti sono simili, semplici e di assoluto buon senso: definiscono una "comunità nazionale" - il "noi" norvegese / danese - diffondendo un messaggio di profondo rispetto e accoglienza per ogni differenza. Siamo "noi" perché le differenze non ci dividono, anzi diventano motivo di incontro e ci fanno sentire la ricchezza del nostro essere "popolo".

"I norvegesi vengono... tutte le ... parti della Norvegia. I norvegesi sono immigrati da Afghanistan, Pakistan e Polonia, dalla Svezia, Somalia e Siria. ... I norvegesi sono giovani e anziani, alti e bassi, fisicamente abili e persone su sedie a rotelle. ...  I norvegesi sono giovani ed entusiasti e persone anziane e sagge. I norvegesi sono single, divorziati, famiglie con figli, e coppie sposate di lunga data. I norvegesi sono ragazze che amano ragazze, ragazzi che amano ragazzi, e ragazzi e ragazze che si amano l’un l’altro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto e in nulla. ... La mia più grande speranza è che saremo in grado di prenderci cura l’uno dell’altro. Che noi continuiamo a costruire questo paese basandolo sui valori della fiducia, della comunità e della generosità. Che noi siamo consapevoli di essere un solo popolo, nonostante ogni differenza tra noi." (leggi il discorso completo)

 

il Discorso del Re di Norvegia

 

Resistendo alla tentazione di diventare immediatamente monarchici, proviamo a fare qualche riflessione.

La prima è quanto sia difficile pensare un messaggio di questo genere in un discorso di fine anno di un presidente della Repubblica italiano. Perché se lo facesse il giorno dopo sarebbe coperto di critiche da ogni parte. Leghisti che inorridiscono a pensare che somali o pakistani siano italiani (che è molto di più di dire che "vengono generosamente accolti se ne hanno i requisiti"), difensori delle tradizioni cristiane e soprattutto ateo-devoti (molto più bigotti di qualsiasi cattolico, che generalmente la solidarietà almeno sa cos'è) che si stracciano le vesti sulle famiglie plurime o sul fatto che orientamenti sessuali diversi siano addirittura messi sullo stesso piano (come di fatto in Norvegia avviene) o sull'equiparazione delle diverse fedi.

Il messaggio che ne risulta è molto più avanzato di una mera difesa dei diritti civili: non è un richiamo a rispettare minoranze oppresse, ma un sentimento di comunità e solidarietà capace appunto di generare un popolo - un noi - al di là delle differenze.

 

E simile è lo spot della TV danese - forse non a caso, dicono i ricercatori, il popolo più felice al mondo, insieme agli altri paesi del nord Europa.  Si richiede ad un gruppo eterogeneo di identificarsi secondo varie caratteristiche: "i nuovi danesi e quelli che sono sempre stati qui" "la gente di campagna e chi non ha mai visto una mucca" e poi, atei e religiosi, bulli e bullizzati, innamorati e soli e così via.

 

Lo Spot della TV danese

 

I gruppi si rimescolano, le linee di divisione si intrecciano con quelle di comunanza con l'effetto visibile che alla fine le persone avvertano il "noi" che supera le diversità, scoprendo la vicinanza e la comunanza di destino anche con le persone più lontane.

Si sentono popolo non per tradizioni remote, non perché devono scacciare altri, ma perché trovano le ragioni per riconoscere un profondo legame reciproco, che sa includere anche diversi e nuovi arrivati.

(Solo per evitare su questo ultimo punto luoghi comuni tipo "fanno a presto a parlare, tanto dall'Africa arrivano tutti in Italia": nel 2015 l'Italia ha ricevuto 1 domanda di asilo ogni mille abitanti; la Danimarca 3.7, la Norvegia 5.9 - Eurostat).

 

Solidarietà, generosità, empatia, comunità sono capitali preziosi, che vanno affermati con coraggio e chiarezza, sono quelli che distinguono un popolo da un'accozzaglia di persone diffidenti, opportuniste, sospettose, reciprocamente incarognite, sempre pronte a trovare ottime ragioni per avere diritto ad un pezzo della torta più grande. E' quanto troppo spesso succede in Italia e in altri paesi occidentali.

Spesso la politica e la cultura a loro volta amplificano queste spinte, cercano il consenso percorrendo disinvoltamente le linee di conflitto o cercando comunque di non scontentare nessuno dei contendenti nelle loro recriminazioni e rivendicazioni che li separano dagli "altri".

Ideologie aberranti e risentimenti ci sono ovunque - la stessa Norvegia è stato teatro del massacro di Utøya - ma il chi ha responsabilità istituzionali, culturali e di comunicazione sente l'alto compito di creare la coscienza di un Paese a partire dall'obiettivo di rendere coesa la comunità - che è diverso dal coltivare un orto elettorale.

 

Questo sul Re e sugli spot. E potremo aver finito qui. Manca il Papa. Forse una delle poche voci autorevoli che si sono spese senza compromessi per le ragioni della solidarietà. Sarà un caso che in questa settimana si siano accompagnati un attacco attraverso manifesti in gergo simil popolare (che strano, comunque, che al popolino che parla in romanesco interessi cosi tanto il destino dei Cardinali e dell'Ordine di Malta...) e altri ben più velenosi nel gergo forbito di uno scrittore sedicente osservante (chi ha occhi e stomaco capaci di digerire qualsiasi immondizia può leggerlo qui; io non sono riuscito ad arrivare in fondo). 

Non è un caso. E non è casuale la distrazione della politica, in un Paese in cui richiamarsi in modo ossequioso al Papa era una fino a poco tempo fa scontato indipendentemente da fedi e ideologie. Questi attacchi maturano in un contesto in cui, accanto all'affermazione delle ragioni della solidarietà, si diffondono spinte prepotenti di segno opposto.

 

Tutto ciò consegna un ruolo anche a noi che operiamo nel sociale: gestire servizi non basta - e non ci si sta riferendo a strategie di mercato.

Non basta perché il ruolo di chi opera nel sociale è più che mai quello di creare le legami, costruire comunità, dialogare, avvicinare, generare fiducia reciproca, propensioni alla collaborazione, ben sapendo che - se attaccano pure il Papa - queste cose non sempre attirano la simpatia di tutti.

Ma non vorremo mica che di queste cose se ne occupino solo i Re?