NotizieInRete 435 - 15/02/2017

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Terzo settore - imprenditorialità sociale

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Si svolgerà lunedì 20 febbraio a Verona il seminario “Salute mentale e cooperazione sociale: realtà e prospettive” organizzato da Federsolidarietà.

Nel seminario saranno affrontate le proposte di riforma con la presenza dell’On. Ezio Casati primo firmatario del disegno di legge per valorizzare, in continuità con la Legge 180/1978, la partecipazione attiva di utenti, familiari, operatori e cittadini nei servizi di salute mentale e per promuovere equità di cure nel territorio nazionale.

Inoltre, saranno affrontati gli aspetti legati alle sinergie tra i diversi attori del territorio che operano nel sistema integrato di servizi. Sarà anche focalizzato il tema del disagio psichico negli adolescenti e nei giovani. Infine, saranno presentate esperienze di modelli d’intervento della cooperazione sociale.

Nel pomeriggio, è previsto  un gruppo di lavoro aperto ai partecipanti che vorranno portare un contributo di riflessione ed esperienza sia sui temi emersi nei lavori del seminario.

Per richiedere la partecipazione contattare la Segreteria Organizzativa di Federsolidarietà (0668000476 federsolidarieta@confcooperative.it).

Leggi il programma


Un dono geneticamente diverso

di Francesca Benvenuto

Leggi l'articolo su www.ideeinrete.coop


Nasce www.geneticamentediverso.it, il primo portale italiano dei regali 100% solidali. Detto in altre parole, un marchio che garantisce la piena eticità dell'oggetto-regalo acquistato e il suo carattere solidale. Alla base c'è l'idea che il dono è un atto libero di gioia e di speranza e che può raccogliere in sé valori e principi di solidarietà che vanno oltre la dimensione personale. Il concetto è che un dono vero è per chi lo riceve, per chi lo fa e per tutta la comunità che vi gira attorno.

Il progetto è stato ideato dalla cooperativa sociale Futura di San Vito al Tagliamento (PN) che ha già sperimentato per un periodo le potenzialità del commercio elettronico. L'obiettivo, questa volta, è più alto: creare uno shop on-line con le migliori produzioni solidali di tutta Italia. I prodotti selezionati, infatti, sono interamente realizzati da realtà sociali italiane in cui sono coinvolte persone disabili o con svantaggio sociale, come i carcerati, ex-tossicodipendenti, ecc. Oppure imprese presenti in aree depresse e che hanno un obiettivo solidale: spiccano, in questo momento storico, le tante realtà artigiane colpite dal terremoto dei mesi scorsi nel centro Italia. Per molti, sarà l'occasione di avere una vera e propria vetrina online e di uscire dai circuiti sociali senza dover mettere in piedi una rete commerciale che solitamente è troppo onerosa per aziende di questo tipo. Ogni prodotto porterà il marchio "Geneticamente Diverso", ma sarà sempre valorizzata l'indicazione del produttore e sarà accompagnato da materiale informativo della realtà sociale e lavorativa di appartenenza. 

Acquistando i regali solidali dal portale, si creano concrete opportunità di lavoro e si dà supporto a produttori economicamente svantaggiati che faticano a entrare nel mercato e raggiungere acquirenti interessati.

Per non perdere tempo e poter già avere un primo feedback di gradimento, i primi prodotti caricati sul sito sono quelli della cooperativa sociale Futura che ha messo in piedi il progetto. L'idea era anche di testare su di sé i risultati durante il periodo natalizio e poter dare un riscontro alle nuove realtà. Già nelle prossime settimane, però, inizieranno a essere presenti anche prodotti provenienti da altre realtà: in particolare dalle carceri e dalle aree del terremoto in centro Italia. "I primi feedback che abbiamo ricevuto - spiega ancora Gianluca Pavan - ci entusiasmano e ci spingono ad andare oltre. Alcuni clienti, infatti, ci hanno scritto e ci hanno trasmesso lo stupore provato alla ricezione del prodotto e la soddisfazione provata al momento del regalo. Il piacere non stava solo in chi, ricevendo il dono, ha scoperto la natura solidale dell'oggetto unita alla bellezza artigianale, ma anche la soddisfazione di chi ha voluto fare quel regalo, di aver effettuato una scelta etica che ha incrementato ulteriormente il valore dello stesso. Questo è quello che cerchiamo e che vogliamo continuare a fare: produrre soddisfazione". È vero, infatti, che all'interno del portale non si trovano oggetti solo solidali: al valore intrinseco, infatti, si unisce una ricerca qualitativa. Gli oggetti di www.geneticamentediverso.it non devono ispirare tristezza o malinconia, bensì tutta la gioia di chi ha la voglia di trasformare la propria vita in qualcosa di meraviglioso.

Il nome Geneticamente Diverso non è scelto a caso e indica un modo diverso di intendere la produzione dove la difficoltà è trasformata in un punto di forza. È ormai nel DNA di questi produttori, infatti, l'aver imparato più di altri a superare i limiti con soluzioni creative efficaci. E tutti i regali solidali del portale ne sono la prova. L'originalità data da limiti fisici, mentali o sociali diventa un valore e uno strumento per offrire al mercato prodotti nuovi e veramente solidali ed etici. "Geneticamente Diverso - spiega Gianluca Pavan, responsabile marketing di www.geneticamentediverso.it - nasce in un periodo storico in cui molte aziende nei loro proclami pubblicitari esibivano la loro necessità di vantare una diversità, intesa come originalità nel modo di realizzare o erogare i loro prodotti e servizi. Vivendo Futura ho pensato: chi più di noi può vantare questa diversità? Ho visto negli anni persone di tutti i tipi e di tutte le provenienze collaborare per un risultato comune ed il concetto di normalità assumere sembianze sostanzialmente sfocate. Sul portale si trovano oggetti realizzati con il mestiere, la cultura, la tradizione dell'artigianato locale italiano a cui si aggiunge il valore di persone che proprio perché deprivate a causa di disparate circostanze, sono desiderose di rivalsa, di esprimere tutta la loro voglia di bene e sublimarla nel prodotto".

 

Per maggiori info: Francesca Benvenuto Responsabile comunicazione Geneticamente Diverso cell. 392 23 54 130 / press@geneticamentediverso.it / www.geneticamentediverso.it

c/o Futura Società Cooperativa Sociale Onlus via Pescopagano 6, Z.I. Ponte Rosso, 33078 San Vito al Tagliamento (PN) tel. 0434 875940 / info@futuracoopsociale.it / www.futuracoopsociale.it

 

di Gianfranco Marocchi

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Partiamo da un paradosso: da una parte mai come ora vi è un'enfasi culturale e politica sulle valenze positive della comunità e della prossimità, enfasi che trova anche alcuni tentativi di traduzione amministrativi in strumenti come i Regolamenti per l'amministrazione condivisa di cui si è parlato più volte su NotizieInRete; dall'altra l'universo normativo è pervaso da fenomeni di iper regolazione che tendono a fagocitare, come mostro mai sazio, anche ambiti di azione che sino a pochi anni fa erano riconosciuti come estranei a fenomeni di regolazione formale e quindi a assediare restringere il campo agibile per le iniziative di comunità e prossimità, erodendo quegli spazi di tolleranza in cui fino a pochi decenni fa essa poteva svilupparsi. 

Il genitore che supporta attività presso la scuola dei figli, il recupero da parte di una comunità di un immobile degradato, la presa in carico di uno spazio verde pubblico da parte di cittadini sono da una parte azioni che suscitano in misura sempre maggiore l'interesse sia dei cittadini che delle amministrazioni locali più avanzate, dall'altra pongono una varietà di problemi che appaiono solo in parte affrontati. 

Si tratta di un attacco concentrico che segue diverse linee di offensiva; per fare solo alcuni - non esaustivi - esempi: 

- Le normative fiscali che guardano con sospetto il passaggio di denaro per iniziative di comunità - pensiamo ad una cena di piazza in cui ciascuno porta qualcosa, una cucina parrocchiale produce pastasciutta per tutti e un gruppo di anziani in un centro di incontro sforna torte e altri dolciumi, e il tutto viene consumato da chi passa di lì che - se vuole - lascia un'offerta. 

- Le normative lavoristiche prevedono livelli di regolamentazione adeguati (o forse, si pensi alla polemica sui voucher, troppo lassi) se ci si riferisce al mondo produttivo formale, ma scoraggianti laddove ci si riferisca all'impegno in azioni di comunità dove l'impegno è spesso simile a quello del volontario. 

- Gli aspetti di responsabilità verso terzi risultano deprimenti anche per iniziative molto semplici, per effetto di sistemi normativi che hanno ampliato a dismisura i casi in cui si rimanda, anche in casi di prossimità, ad una catena di responsabilità di tipo formale [...] 

- Le normative sulla sicurezza rendono sconsigliabile che un cittadino che voglia impegnarsi nella cura di un bene comune svolga azioni del tutto analoghe a quelle che svolge abitualmente a casa propria, come salire su una scala per imbiancare un soffitto.

- … 

Questi temi rimandano quindi ad una questione più generale e più ampia, che è quella su cui varrebbe la pena - soprattutto da parte di chi ha strumenti adeguati - di ragionare a fondo: manca un diritto relativo alle azioni di prossimità. Sappiamo come normare l'ambito privato / informale (io cucino per i miei familiari e amici), sappiamo come normare l'ambito economico formale (io apro un ristorante e cucino per i clienti), ma mancano le fondamenta stessa del diritto di prossimità, come nel caso già fatto di una cena di piazza organizzata con i cittadini. Cosa che non significa che sia impossibile fare iniziative del genere: si fanno, sperando che vada tutto bene e consapevoli che il proprio spendersi a favore della comunità comporta una sequenza infinita di azioni border line tali che - semmai per qualche motivo qualcosa dovesse andare storto - il benemerito promotore di un'iniziativa di comunità d'un colpo si troverebbe additato come evasore, promotore di lavoro nero e trasgressore di una sequela infinita di leggi d'ogni tipo. 

[...] Le mamme che portano le torte a scuola non cucinano solo per i propri figli, ma non sono esercizi di pasticceria con hccp, i cittadini che danno il bianco in un edificio recuperato al disuso per realizzarvi futuri progetti non operano a casa loro, ma non sono imbianchini e quelli rimettono a posto un giardino per troppi anni dimenticato non lavorano sulle piante di casa propria ma non sono giardinieri. [...] Sono, invece, cittadini che scelgono di prendersi cura collettivamente - magari occasionalmente - di un pezzo del bene comune che nelle loro vicende di vita si trovano ad intercettare. 

In assenza di un diritto di prossimità le soluzioni tampone consistono nel porre limitazioni non possono che suscitare ilarità: dare il bianco ma senza usare le scale (che invece a casa propria si usano), ripulire il giardino ma senza usare il attrezzature specifiche o simili; con la conseguenza di confinare in molte occasioni l'azione di prossimità ad un ruolo marginale. [...] certo è necessario evitare che sotto questa etichetta si rifugino fenomeni esecrabili - da tutti i punti di vista: della mancanza di sicurezza, del lavoro nero, evasione fiscale, ecc. - ma avendo presente che: 1) il tipo di fenomeno che si va a normare richiede una considerazione a sé, irriducibile sia a quello che vige nell'ambito privato informale, sia a quello del sistema formale e che 2) l'esistenza di tale ambito di prossimità non è una risulta incerta di un passato da superare, ma una delle più grandi opportunità per le società future e che deve essere quindi promosso e sostenuto. Si potrebbe legittimamente domandarsi quale sia il limite, quando cioè l'azione di prossimità diventa impropria copertura di attività di impresa; certamente ciò richiederebbe ragionamenti più articolati ma in prima approssimazione sarebbe utile chiedersi se le azioni che vengono svolte siano alla fine diverse da quelle che ciascuno - non specificamente professionalizzato - svolge a casa propria e richiedano quindi una specifica azione di impresa, con ciò aprendo il campo ad un'altra famiglia di ragionamenti per noi centrale, quello del rapporto tra azione di prossimità e imprenditorialità sociale.

Da tale relazione potrebbero nascere sviluppi esponenziali delle azioni di comunità, ma anche in questo caso, oltre a evoluzioni culturali, è necessario giungere alla soluzione del problema giuridico di cui sopra; pensiamo infatti ad un presidente di cooperativa sociale che cooperi alla manutenzione di un giardino, facendosi carico della parte di lavoro professionale e organizzando per altre funzioni il ruolo di volontari o cittadini attivi: è scontato che entro poco tempo finisca accusato di una sequenza di crimini da fare invidia alla banda della Magliana. Quindi il "diritto delle azioni di comunità" dovrebbe riuscire a contemplare e promuovere l'attivazione dei cittadini anche nel caso in cui la presa in carico del bene comune si attui in uno spazio fisico o organizzativo della pubblica amministrazione come un giardino, una scuola, ecc. o di una impresa sociale.

Ci si rende conto, con ciò, che uno sviluppo della prossimità nello spazio pubblico implica risposte che ai fan dell'iper regolazione non possono che sembrare barbare. Insomma, premesso che fare un'assicurazione è scontato e doveroso, una volta che ciò è stato adempiuto, dovrebbe essere legittimo (culturalmente e giuridicamente) rispondere alla solita domanda "E se qualcuno si fa male?" con un "La prossima volta starà più attento". Che però, per quanto orribile possa sembrare, altro non è ciò che ciò che si dice a chi si martelli un dito piantando un chiodo a casa propria.