NotizieInRete 438 - 08/03/2017

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Ti segnaliamo

Mani-man, un portiere di comunità a Genova

Welfare, il meglio e il peggio in poche ore

8 marzo - Giornata internazionale della donna

 

 


 

Terzo settore - imprenditorialità sociale

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Italia e mondo

 


 

 

Il Censis fotografa la condizione femminile oggi in Italia.

Donne costrette al part time involontario, che non riescono ad accedere al mercato del lavoro, con mansioni meno qualificate e stipendi più bassi. Ma soprattutto donne acrobate tra lavoro e famiglia:

 

"Se si somma il tempo dedicato al lavoro a quello preso dalle attività familiari, le donne sono impegnate per una media di 7 ore e 36 minuti al giorno: ben più delle 6 ore e 29 minuti degli uomini. Le più impegnate? Le donne con più di 50 anni, quelle che alla cura dei figli ancora piccoli aggiungono la necessità di accudire genitori anziani sempre meno autosufficienti."

 

Il percorso di emancipazione c'è e si vede, ricorda Censis, ma vi è ancora molto da fare.

 

di Alessandra Grasso

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Il Portiere di Comunità è il nuovo servizio che il Consorzio Agorà sta lanciando a Genova. Dalla descrizione sembra essere un incrocio tra un educatore, un custode sociale e…un supereroe! Sì, perché ha un mansionario vasto e una pazienza incredibile. Già dal nome, si capisce che non è un essere "comune": ecco a voi il "MANI-man"! Chi conosce i genovesi, sa che "maniman" è un intercalare diffuso nel parlare comune che significa "non sia mai", quasi una sorta di "Insciallah" nostrano. 

Agorà con una bella rete di partner ha voluto scherzare su questa tipicità del "vivere sotto la Lanterna" - qualcuno la chiama filosofia di vita - per darle un nuovo significato, che fa pensare - con la desinenza "MAN" in evidenza -a un supereroe dal piglio pragmatico, in grado di risolvere i piccoli "grandi" problemi del vivere quotidiano. Sostituire una lampadina bruciata a casa della signora anziana, portarle la spesa pesante su per le scale, dare informazioni sulla raccolta differenziata ai condomini, spiegare le bollette di difficile comprensione, riattivare connessioni e relazioni territoriali tra i negozianti di prossimità e le persone del quartiere sono solo alcune delle attività che MANI-man inizierà a fare nel giro di pochi giorni. Mission impossible? Be', prima di Genova, in alcune città come Modena e più recentemente Parigi si è riusciti nell'impresa con progetti analoghi. L'idea di fondo è il prendersi cura di un territorio, con i suoi cittadini e le sue fragilità, per ovviare alla mancanza sempre più comune di relazioni parentali o amicali e di "buoni rapporti" di vicinato, un tempo scontate, oggi spesso inesistenti. 

Il quartiere da cui si è pensato di lanciare la prima sperimentazione ligure è la Foce, nel levante cittadino, in virtù di una sua caratteristica importante: pare sia la zona più vecchia d'Europa a livello di popolazione residente. Visto il primato, si è dato vita a una rete di partner pubblici e privati che hanno deciso di impegnarsi per far crescere attività di welfare territoriale da implementare nel tempo. Gli attori di questa iniziativa sono, dunque, oltre al Consorzio Agorà (Paolo Putti da anni si spende per la realizzazione del progetto): il Municipio Medio Levante del Comune di Genova, ANACI (Associazione Nazionale degli Amministratori Condominiali), AMIU (la partecipata comunale dei rifiuti) e, non ultima, la Compagnia di San Paolo, che ha garantito il sostegno economico dell'operazione fino a fine anno. 

Mani-man avrà un suo ufficietto all'interno di un'edicola riadattata, posta al centro dei giardini di una piazza molto nota a Genova (ospita il più grande mercato rionale), Piazza Palermo, che fungerà da punto di riferimento per la cittadinanza locale; l'edicola sarà utile per Mani-man nel disbrigo di alcune attività, quando non sarà impegnato per svolgere le sue attività a servizio di persone, condomini e quartiere.


 

Eurostat, i numeri del welfare italiano

 

Poche sorprese dal rilascio, da parte di Eurostat, dei dati comparati sui sistemi di Welfare europei nel 2015. Complessivamente la quota di Pil destinato al Welfare da parte dell'Italia è simile a quella del resto d'Europa (considerando le voci sotto riportate è di qualche decimale superiore); questo esito è originato da una spesa per pensioni e reversibilità maggiore di oltre 4 punti rispetto alla medie europea (ogni punto di PIL equivale a circa 16 miliardi di euro) cui fa riscontro una minore spesa negli altri settori, in particolare nella voce "Altro" che riassume interventi su povertà, disagio, emarginazione e rispetto a cui per pareggiare la media europea ci vorrebbero altri 18 miliardi circa.

Vi è da auspicare che un progressivo finanziamento del fondo nazionale per il contrasto alla povertà (2 miliardi nel 2017) possa nel corso del tempo mitigare questa distanza.

 

 

Area Euro

Italia

Salute

7,2

7,1

Istruzione

4,7

4

Disabilità

2,7

1,9

Pensioni e reversibilità

12,6

16,6

Famiglia

1,7

1,7

Disoccupazione

1,7

1,2

Altro (povertà, disagio)

1,4

0,3

 

di Gianfranco Marocchi

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E' una giornata particolare questa, con il meglio e il peggio del welfare italiano concentrati tutti in poche ore.

Questo numero di NotizieInRete esce infatti nei giorni in cui il DDL delega sul contrasto alla povertà si avvia ad una definitiva approvazione, che si spera possa avvenire nella giornata di domani 9 marzo; e questo, pur con tutti i limiti e con le incognite soprattutto circa l'adeguatezza dei futuri finanziamenti, rappresenta un evento di portata storica per il nostro welfare. 

Si tratta infatti della prima misura organica e specifica di contrasto alla povertà nel nostro Paese, che colma così un'assenza unica nel continente europeo, dopo che, dall'inizio del 2017, anche la Grecia si è dotata di una legge in materia.

La legge è frutto, oltre che di un'aumentata sensibilità delle forze politiche a fronte degli impressionanti numeri della povertà in Italia (sono oltre 4.5 milioni i poveri nel 2015),  anche di un'azione inedita e di grande portata politica del terzo settore, che ha trovato nell'Alleanza contro la Povertà un'aggregazione capace di porre la questione all'attenzione della politica e di sostenerla con proposte concrete e curate sia dal punto di vista politico che della sua effettiva implementazione.

[...]

Quindi, un giorno glorioso per il welfare italiano, si potrebbe pensare. Ma - parafrasando una nota pubblicità - al nostro Governo non piace vincere facile; e così in quella che doveva essere una giornata in cui incassare complimenti e attestati di soddisfazione, i media di settore sono occupati dalle reazioni preoccupate al taglio - ora confermato anche da fonti istituzionali - di 250 milioni complessivi ai due maggiori fondi sociali italiani, il Fondo politiche sociali e il Fondo non Autosufficienze (vedi sezione "Ti segnaliamo")

Al di là di ogni scontata considerazione su questa decisione, emerge la confusione politica delle nostre istituzioni, che mentre - opportunamente - scelgono di strutturare una specifica misura di welfare (povertà) in modo uniforme sul territorio nazionale dando adempimento al dettato dell'art. 117 della Costituzione sui livelli essenziali delle prestazioni da assicurare a tutti i cittadini, negli stessi giorni ricollocano un'altra parte del welfare sul terreno delle autonome scelte locali, lasciando che siano Regioni e comuni a decidere se e quanto possono dedicare al welfare. 

E l'Italia è lunga, fatta da Regioni che si responsabilizzeranno e colmeranno le risorse tagliate dallo Stato e da Regioni che, a loro volta appaiono in completa confusione.

Un esempio lampante, sempre di queste ore, è dato dal Presidente della Regione Sicilia Crocetta, che non ha certo brillato in questi anni per capacità di far funzionare la macchina regionale. Ebbene, il Nostro prima fa sfoggio di un complottismo da far impallidire i sostenitori delle scie chimiche affermando che l'aumento dei disabili certificati sarebbe conseguenza di un accordo scellerato tra Comuni e cooperative per drenare soldi pubblici; poi immagina di far assistere le persone con disabilità con ex LSU e forestali. Un modo per tentare di recuperare un po' di bacino elettorale a spese di chi ha necessità di servizi di ben altro genere. (Leggi anche questo articolo di Elisa Furnari e Dino Barbarossa)

Ecco, è a questo variopinto mondo che, con il ritiro dello Stato e in mancanza di livelli essenziali delle prestazioni, vengono affidate le scelte sul welfare locale.


 

Consorzio Coesa: Giovani orientati al lavoro

di Veronica Finocchio

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Da sempre attento ai cambiamenti del territorio e ai bisogni emergenti, il Consorzio Coesa sta avviando un progetto finanziato dalla Compagnia di San Paolo volto a favorire l'occupazione giovanile.

Il progetto vede coinvolto un ampio partenariato di cooperative sociali e associazioni del territorio, enti formativi, agenzie per il lavoro, e interessa il territorio pinerolese, canavese e parte della città di Torino.

Entrando nello specifico, G.O.A.L. GIOVANI ORIENTATI AL LAVORO, prevede che, dopo un primo periodo di "aggancio" dei giovani in età compresa tra i 15 e i 29 anni, vengano attivate una serie di attività per giungere all'obiettivo finale di inserimento al lavoro di 40 giovani. Le attività previste riguardano laboratori, percorsi formativi, eventi, accompagnamento al lavoro, ecc… Le agenzie per il lavoro cureranno il rapporto con le aziende disponibili ad accogliere giovani per un'esperienza lavorativa (a breve-medio o lungo termine). La realizzazione del progetto dovrà avvenire in un periodo di 12 mesi. La novità di questo modo di procedere sta nel fatto che si intendono sperimentare nuove azioni di coinvolgimento dei giovani maggiormente fragili e inattivi, proporre percorsi di formazione progettati sulla base delle richieste espresse dalle imprese, sostenere la messa a sistema di politiche del lavoro innovative, efficaci e capaci di proporre percorsi credibili anche per i giovani meno occupabili. Sicuramente la Compagnia di San Paolo pone una forte attenzione al territorio, ai bisogni emergenti, al cambiamento dello stato sociale. In questa ottica non si limita ad erogare contributi, ma interviene in un monitoraggio dei progetti molto specifico coinvolgente, per poter fare alcune analisi e riflessioni da porre all'attenzione dei soggetti istituzionali; e questo si incontra con l'idea che il consorzio Coesa ha rispetto al ruolo della cooperazione nelle politiche sociali: non limitarsi a svolgere un servizio, ma contribuire ad una analisi dei nuovi bisogni, creando uno spazio di riflessione e confronto con le istituzioni in una prospettiva di cambiamento sociale.