NotizieInRete 440 - 22/03/2017

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Te lo racconto a Bologna - 

II Daniele Ferrocino

La comunità come unità di misura

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Dopo Georges Tabacchi è la volta di Daniele Ferrocino, presidente del Consorzio Emmanuel di Lecce; anche lui tra i promotori della prima ora della Biennale della Prossimità, ci racconta dell'Emporio della Solidarietà; ma... ce lo racconterà meglio a Bologna 

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Foncoop, i prossimi due corsi di Idee in Rete

Ecco i prossimi corsi che Idee in Rete propone grazie al piano formativo finanziato da Foncoop a seguito dell'avviso 25. I soci possono iscriversi scrivendo a amministrazione@ideeinrete.coop: 

 

Ci vuole un fiore: a Genova, un progetto del Consorzio Agorà

di Alessandra Grasso

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"Ci vuole un fiore" è il ritornello di una famosa canzone di Sergio Endrigo, che tanti anni fa, come antesignano dell'ambientalismo moderno, ricordava in sequenza tutto quello che discende da un fiore, concludendo :"per fare tutto ci vuole un fiore". Da lì nasce l'idea di Paola Semino, responsabile dell'area Nidi del Consorzio Agorà, di voler attrezzare un bello spazio verde per i bimbi del nido aziendale dell'Ospedale San Martino di Genova, gestito dal consorzio di cooperative genovese. Il Nido La Trottola è già una vera oasi nel mezzo dell'ospedale più grande d'Europa, dotato di un bel giardino in cui i bambini possono giocare. Paola, però, è convinta che si possa migliorare, creando un'aula verde per sviluppare il rapporto tra il singolo, che, anche se piccolo, è già autonomo e competente, e l'ambiente, inteso come un sistema di relazioni dinamiche. Il progetto vuole definire uno spazio naturale, debitamente allestito in un'ottica di accrescimento e valorizzazione delle competenze e delle conoscenze del bambino, che in tal modo può scoprire la vita, i tempi e ritmi della natura, in un percorso di consapevolezza verso una propria coscienza ecologica. Se tutto parte da un fiore sul piano concettuale, dal punto di vista pratico, ci vuole solo un click: sì, perché Agorà ha risposto alla call di Aviva Community Fund che in omaggio alla CSR e all'impegno sul territorio premierà in questa categoria con 7.500 € chi raggiungerà più voti fino al 30 marzo 2017. Sono tante le organizzazioni del Terzo Settore che in tutta Italia hanno presentato progetti, attivando forme creative di pubblicizzazione e di coinvolgimento. Qui è possibile trovare il progetto di Agorà. Votare è semplice: si registra nome, cognome e mail e poi si possono attribuire da 1 a 10 punti al progetto prescelto. Un microvideo realizzato pochi giorni fa con un semplice racconto dell'idea da parte di Paola ha già totalizzato migliaia di visualizzazioni e ci ha consentito di farci conoscere (e condividere su Facebook e Twitter) da persone che probabilmente ignoravano la nostra esistenza. E' chiaramente anche un'operazione di marketing per l'azienda erogatrice del finanziamento, ma apprezzabile per la modalità che spinge le nostre organizzazioni a "fare e dire ciò che si fa", senza vergogna, in modo creativo, mettendoci la faccia! Un fiore e un click per il divertimento dei bambini, quindi, unito all'affinamento di tecniche comunicative, che per il nostro settore, costituiscono una piccola rivoluzione!

di Carlo Andorlini

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In questi giorni Sharitaly rende gratuitamente scaricabili a questo indirizzo due rapporti realizzati da Ivana Pais e Marta Mainieri.

Uno costituisce una mappatura delle piattaforme di economia collaborativa italiane, in crescita costante dal 2012 ad oggi, l'altro il fenomeno del crowfunding.

"...  anche nel 2016 il numero delle piattaforme collaborative attive è aumentato ..., tutti i settori registrano un numero pari o superiore di piattaforme attive; i trasporti, lo scambio/affitto/vendita di oggetti e il turismo continuano a rappresentare gli ambiti dove si concentra il maggior numero di aziende collaborative. ...." Questo ci dà lo spunto per pubblicare un articolo di Carlo Andorlini, tra le persone della nostra rete che maggiormente sta diffondendo il temi della sharing economy.


C'è una spinta collaborativa che in Italia sta generando rinnovate comunità. E questo grazie anche a indicatori ricorrenti.

Le social street crescono (siamo a 460 circa contro le 170 del 2014 e solo per accennare all'impatto sono 23.000 gli iscritti nelle 71 presenti a Milano, i co-working aprono a ritmo continuo (solo la rete cowo ne ha 123 in 72 città), con l'ultima legge di stabilità si sono aperte le possibilità di diventare b-corporation (30 già attive, 160 in attesa di certificazione e 60 le benefit. Da considerare che a inizio 2016 le b-corp erano solo 9, il crowdfunding vale in Italia oggi 90 milioni di euro.

Parto con questi dati perchè ci sono letture di tendenze che a volte ti sembrano aghi in un pagliaio. Dati e eventi troppo deboli per poter sembrare significativi. Ci sono però altre situazioni dove la progressione di cose che accadono in maniera continua e progressiva, permettono di guardare positivamente avvenimenti che si palesano in forma più o meno evidente.

Oggi per esempio se guardiamo i dati con cui inizia questo contributo e cosa sta succedendo in termini di creazione di comunità (comunità costruite sulle relazioni, non chiuse, permeabili, fondate sulla collaborazione fra le persone, non contrapposte ma semmai alternative, che nascono per motivi economici, sociali, culturali) possiamo senz'altro dire che intorno a questa ritrovata esigenza, prima culturale e poi operativa, si stanno muovendo giovani, contesti, amministrazioni, società organizzata e soprattutto società informale.

Le Regioni si interrogano (vedi opencollabora in Toscana), le Amministrazioni si muovono (vedi la crescita dei Regolamenti sui beni comuni e dei  patti territoriali monitorati sul sito labsus.it), le comunità reagiscono (vedi le cooperative di comunità), i cittadini si organizzano (vedi realtà varie da “genuino clandestino” a “Rena”), gli imprenditori promuovono (vedi le ultime esperienze di welfare aziendale i co-working crescono (in numero e soprattutto in “vocazione”), gli “ibridi” si presentano (vedi socialfare centro per la nascita di startup a Torino dove il Presidente è un sacerdote).

E in tutto questo il punto di partenza e di arrivo è la comunità, un'unità di misura che dà la cifra per comprendere se questo o quel  contesto si sviluppa o si sta rimettendo in piedi.

E' un significato particolare che diamo oggi a termine Comunità. Particolare perché paradossalmente rappresenta il punto di riferimento  iniziale ma anche l'obiettivo ultimo.

E' chiaro che  questa  trama comunitaria è fondamentale per consolidare lo sfondo e i riferimenti su cui lavorare o proporre idee e progetti ma altrettanto importante è osservare attentamente le cose che accadono ritrovando poi gli elementi ricorrenti che su questa trama hanno deciso di poggiare.

In questa osservazione da me realizzata negli ultimi due anni su molte esperienze di innovazione e mutazione in giro per l'Italia risultano alcuni “ingredienti vincenti” che si ripetono e che meritano attenzione:

  • il nuovo deve essere piccolo, aperto e non condizionato; le nuove organizzazioni di persone sono fondate su una relazione forte fra chi vi partecipa, fra chi vi partecipa e il contesto, fra chi vi partecipa e le Istituzioni.

  • la logica imprenditoriale, sociale, culturale deve essere dentro stessi sistemi di collaborazione; non si pensa più frazionando i settori ma si progetta in una logica di sistema.

  • gli innovatori non sostituiscono ma contaminano il tradizionale; le cose che hanno valore riescono a mettere insieme (per esempio) una piattaforma sharing e un servizio tradizionale socio-sanitario.

  • il Pubblico ha il ruolo di favorire ecosistemi favorevoli; è l'apertura alle possibilità a scapito della burocratizzazione la chiave di volta delle nuove Amministrazioni lungimiranti e accoglienti.

  • l’approccio al lavoro deve essere squisitamente formativo; le persone che crescono dentro questi nuovi sistemi vivono l'esperienza lavorativa come una scuola permanente.

  • nel sistema devono essere presenti attivatori di processi; i sistemi fecondi di costruzione di risposte sono stimolati e accompagnati da attivatori che contribuiscono all'abilitazione del territorio e dei partecipanti al processo.

Questi non sono 6 indicatori rigidi, sarebbe un errore valutarli tali. Ma sono punti di riferimento a cui aggiungerne altri sempre con un approccio attento più che a catalogare a osservare le cose che accadono. E... fondamentale...sempre utilizzando la comunità come riferimento primo e ultimo.